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domenica 22 novembre 2009

Ha ragione Tremonti


Ho partecipato a un bando di finanziamento pubblico con un mio progetto di ricerca.
Ho impiegato 2 giorni a tempo pieno per compilare la domande, la documentazione e corredarlo da una adeguata bibliografia.
Dopo non so quanti mesi (6, 8 ?) ricevo questa risposta

Egr. Signori,
con riferimento all’invito a presentare progetti in materia di cultura del diritto d’autore in ambito universitario del 4 maggio 2009, al quale avete partecipato con una proposta progettuale, il Comitato Paritetico CRUI, SIAE, Autori ed Editori ha completato le procedure di selezione dei progetti stessi e, dopo ampia valutazione e tenendo conto dell’ammontare di risorse disponibili, ha all’unanimità scelto i progetti da ammettere a finanziamento, tra i quali ci dispiace comunicare non è presente quello da voi presentato.
Con i nostri migliori saluti
Il Comitato Paritetico CRUI, SIAE, Autori ed Editori

Alla faccia.
Da chi sono stato giudicato ?
Quando ?
Cosa c'era di sbagliato nel mio progetto ?
Quali parti dovevo scrivere meglio ?
Chi ha vinto il finanziamento ?

Molti oggi, studenti e docenti, si lamentano per i tagli alla ricerca.
Hanno spesso ragione.
Ma fino a quando quel poco che c'è è assegnato, nella migliore delle ipotesi, con criteri occulti (absit iniuria verbis) allora è meglio un trattamento d'urto.
Se per ogni 100 euro che lo stato oggi pompa nella ricerca, solo 5 o 6 vanno a segno, ci possiamo ancora permettere di andare avanti così ?
Se lo stato decide di tagliare 50 euro alla ricerca di modo che solo 2 o 3 restino a disposizione della ricerca vera, dobbiamo essere contenti o scontenti ?
E per favore, niente riflessioni o scritte del cavolo tipo "Sì ma bisognerebbe ripensare profondamente anche i criteri meritocratici e di qualità per far sì che ..." oppure "Bisongna cambiare le regole e ...".
Il succo è: tagliamo prima, e cambiamo le regole poi, cambiamo le regole prima e tagliamo poi ?
No perché a cambiare le regole secondo le regole non bastano 50 anni, a tagliare ne basta uno.
Lasciamo i distintivi a quelli di guardia. Almeno una volta.
Io la vedo così: vale ancora la pena di morire per Danzica ?
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