Google+ dirittotributario.eu: Il paradiso può attendere (ancora ...)

giovedì 22 ottobre 2009

Il paradiso può attendere (ancora ...)

Riporto un altro interessante articolo scritto da Claudio Antonelli per "LIbero Mercato" (tutti i diritti riservati, e già pubblicato in rete ...

L'Austria incita il Lussemburgo e assieme spaccano il fronte della lotta al segreto bancario. Nella riunione dell'Ecofin di ieri Vienna, dove la segretezza nei conti sta scritta direttamente nella Costituzione, non ha sottoscritto un progetto di cooperazione fiscale fra Unione Europea e Liechtenstein. L'intesa con il principato sarebbe dovuta servire da modello per gli accordi da raggiungere con altri Paesi extra Ue, come la Svizzera, San Marino, Monaco e Andorra.
L'intesa volta ad aprire un'era di cooperazione fiscale tra il Liechtenstein e i 27 Paesi Ue prevederebbe l'assistenza amministrativa e giudiziaria sulle imposte dirette e indirette. Sarebbe stata la prima del genere a essere raggiunta dall'inizio dell'offensiva contro il segreto bancario e contro i Paesi fiscalmente non cooperativi lanciata dalla UE sulla scia degli impegni presi in sede di G20.
Prima di questa mossa sarebbe dovuta -questo ieri -essere applicata in toto la direttiva del 2005 sulla fiscalità del risparmio e sullo scambio automatico di informazioni sui redditi dei depositi dei non residenti. Austria, Lussemburgo continuano però a rifiutare lo scambio automatico autorizzando così implicitamente la oasi fiscali extra Ue semplicemente a tassare alla fonte gli interessi frutto dei risparmi degli stranieri.
La direttiva prevederebbe che anche i tre paesi europei abbandonino il segreto bancario una volta conclusi accordi con i paradisi fiscali extracomunitari e raggiunto un livello di cooperazione soddisfacente con gli Stati Uniti. E su questo nodo è saltato il tavolo. Risultato?
Austria e Lussemburgo non accettano di abbandonare il segreto bancario, non autorizzano le trattative con il Liechtenstein e gli accordi cooperazione antifrode fiscale con il paradisi fiscali nostrani saltano. O secondo i più ottimisti slitteranno di altri mesi. «Non abbiamo dato il nostro accordo», ha dichiarato il ministro delle finanze del Granducato, Luc Frieden, al termine delle discussioni con gli omologhi.
Frieden e il collega austriaco Josef Pröll «non vedono alcun valore aggiunto» nell'accordo con il Liechtenstein rispetto alle intese bilaterali già raggiunte. «Non possiamo accettare un mandato nel quale è già stabilito cosa negoziare, quando noi ancora non sappiamo cosa metteremo nelle nuove linee direttive della fiscalità del risparmio», ha precisato il ministro lussemburghese.
La Commissione Europea dovrà quindi ancora attendere prima di ricevere il mandato negoziale per un accordo di cooperazione antifrode con la Svizzera. Alias si continua con lo scambio di informazioni solo sull'Iva e sui reati doganali. Niente trasparenza sulle imposte dirette, ossia quelle sul reddito.
Ulteriore conseguenza del niet di Austria e Lussemburgo potrebbe coinvolgere l'Italia. Non tanto per quanto riguarda lo scudo fiscale, dal momento che il rimpatrio del denaro dalla Svizzera e da San Marino sono già obbligatoriamente fisici, soprattutto per il futuro impegno dell'Erario e delle Fiamme Gialle. Lo stesso Giulio Tremonti c'è andato giù pesante. Dell'evasione sistematica dell'euroritenuta sarebbero responsabili tutti gli stati che godono della possibilità di non scambiare automaticamente le informazioni fiscali tassando direttamente alla fonte, ha fatto capire Tremonti.
L'anno prossimo l'aliquota scatterà al 35%, un livello «in teoria abbastanza alto», ha sostenuto il ministro dopo l'Ecofin, «Ma tutti i Paesi, interessati lamentano una sfasatura nella quantità del gettito». Come dire troppo poco il denaro versato alle casse dell'Europa rispetto alle stime di conti occulti.
Ma continuerà a essere difficile lottare contro la segretezza e i conti offshore finchè l'Europa continuerà a essere divisa. E prima di puntare il dito sulla Svizzera bisognerà capire se veramente la Ue una volta per tutte vorrà risolvere le tremende disparità fiscali che la contraddistinguono.
Posta un commento