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domenica 22 febbraio 2009

Di frode e di evasione

Torno a riprendere per i miei studenti alcuni articoli di interesse.
Questo è uno recente, molto interessante, che ho tratto dal Sole 24 ore e che riguarda lo scambio di informazioni nei rapporti internazionali.
Personalmente, non credo che stai finendo un mito, quanto piuttosto che ci sia redistribuzione di carte, per un gioco che dura da sempre, che durerà sempre, e che altri pagheranno.

L'autore è Lino terlizzi, per il Sole 24 ore, e tutti i diritti sono riservati a questa testata

La vicenda che oppone le autorità Usa alla maggior banca elvetica, Ubs, non è chiusa. Il fisco americano, con una denuncia depositata ieri a Miami attraverso il ministero di Giustizia, intende ottenere 52mila nomi di clienti americani di Ubs, sospettati di evasione o frode fiscale. Si tratterebbe di titolari di conti in Svizzera o all'estero, che rappresenterebbero attivi stimati per 14,8 miliardi di dollari.
Ubs, che solo 24 ore prima aveva accettato un accordo più ristretto con gli Usa, non vuole procedere a questo ulteriore passo. La banca ha affermato che si opporrà con forza, in sede giudiziaria, a questa nuova richiesta, basandosi appunto anche sull'accordo già sottoscritto. La situazione si è quindi improvvisamente riaperta.
L'intesa sottoscritta da una parte da Ubs, con la luce verde del Governo di Berna e dell'autorità di vigilanza elvetica Finma, dall'altra dall'autorità di sorveglianza Usa, la Sec, e dal dipartimento americano di Giustizia, prevede il versamento di 780 milioni di dollari (400 milioni come imposte e penalità, 380 milioni come restituzione dei profitti) da parte della banca elvetica;
Un periodo di 18 mesi durante il quale Ubs dovrà dar prova di buona volontà e cessare come già annunciato le attività di gestione di patrimoni off shore negli Usa; la trasmissione alle autorità Usa di 200-300 nomi di clienti americani accusati di frode fiscale.
Nonostante il numero limitato di nomi - la stampa americana nei mesi scorsi aveva parlato di 19mila e ora il fisco Usa ne chiede 52mila - questa intesa ha suscitato timori e polemiche in Svizzera. Esponenti politici ed economici hanno ventilato la possibilità che il segreto bancario elvetico venga ora ancor più duramente attaccato, dagli Usa e dalle Ue.
Quest'ultima in effetti ha già chiesto di avere, in eventuali casi analoghi, eguale trattamento degli Usa. Secondo l'Associazione svizzera dei banchieri e secondo Economiesuisse, che raggruppa le imprese elvetiche, non è il fatto di aver accordato assistenza sulla frode fiscale l'errore, ma il fatto di aver ceduto all'attacco Usa e di aver resi noti i nomi senza attendere, come avviene di solito, il parere delle autorità amministrative o giudiziarie svizzere.
L'accordo di Ubs con gli Usa non abbatte di per sé, nella sostanza, il segreto bancario, ma certo fissa una procedura diversa, sin qui non vista. «Il segreto bancario non sta crollando - ha affermato Hans Rudolf Merz, ministro elvetico delle Finanze - perché protegge la sfera privata, non la frode. L'accordo era necessario. Ubs rischiava incriminazioni, la sua licenza bancaria negli Usa era in pericolo, potevano esserci conseguenze devastanti per la banca e per la nostra economia».
Peter Kurer, presidente di Ubs, ha poi ammesso errori: «Alcuni meccanismi di controllo non hanno funzionato. Purtroppo alcuni nostri collaboratori hanno aiutato cittadini Usa a imbrogliare il loro Governo. Stiamo parlando di frode fiscale, in questi casi il segreto bancario non vale». La distinzione tra frode, perseguibile giudiziariamente, ed evasione fiscale, cioè infrazione amministrativa, è da sempre la frontiera giuridico-bancaria elvetica.
Una distinzione che in Svizzera vale sia per i cittadini elvetici sia per i depositanti esteri, ma che in questa fase appare molto sottile agli occhi sia delle autorità Usa, sia della stessa Ue, che ha sottoscritto con Berna un accordo sulla tassazione del risparmio che di fatto riconosce il segreto bancario in cambio di un'imposta anonima sui redditi finanziari dei cittadini Ue che hanno conti in Svizzera, ma che si accinge a ridiscutere almeno alcuni aspetti proprio di questa intesa.
La crisi economica porta molti Stati a cercare con ancor maggior vigore di assicurarsi le entrate e quindi a lottare contro l'evasione fiscale. La Svizzera, che è la maggior piazza di gestione di patrimoni internazionali, con una quota di mercato mondiale del 25-30%, è nel mirino come e più di altre piazze finanziarie.
Il contrasto con gli Usa era nato nei mesi scorsi dopo le rivelazioni di un ex manager americano di Ubs, Bradley Birkenfeld, che aveva parlato alla Corte federale della Florida dei meccanismi di frode fiscale messi in atto. L'accordo tra Washington e Ubs sulla multa e sui 200-300 nomi sembrava la conclusione dell'affaire, ma così non è. Martedi il Senato Usa terrà una nuova riunione speciale sulla vicenda.
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