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mercoledì 17 settembre 2008

L'Alabama dichiara guerra agli obesi

Riporto quest'articolo da corriere.it (tutti i diritti riservati)

WASHINGTON – Stangata in Alabama agli statali fumatori e obesi. I fumatori pagano già 24 dollari al mese per l’assistenza sanitaria, che per gli statali dell’Alabama, quasi 40 mila persone, è gratuita. Gli obesi ne pagheranno 25 dall’anno venturo. Lo ha deciso il locale Parlamento, su richiesta di Robert Wagstaff, ministro della sanità. Per gli statali fumatori e obesi al tempo stesso, sarà una tassa o multa di 588 dollari annui, 400 euro circa. «Roba da grande fratello» ha protestato Tim Coley, che è entrambe le cose. «No, una normativa intelligente» ha ribattuto Wagstaff. «L’obesità e il fumo causano troppe malattie, a volte mortali, che tra l’altro gravano sul nostro bilancio. Non è una penalizzazione, è un modo di liberare la gente da un vizio nocivo e spingerla a un’alimentazione sana, un tentativo di prevenire il peggio».

«LE CAMPAGNE EDUCATIVE NON HANNO DATO FRUTTI» - L’Alabama, che l’anno scorso aveva preso a bersaglio i fumatori, ha ora attaccato anche gli obesi perché ne ha la percentuale più alta dopo il Mississipi, quasi il 30 per cento della popolazione. «Qui si rischia una epidemia» ha spiegato William Ashmore, il direttore delle Assicurazioni di stato. «Ogni anno la percentuale degli obesi cresce. Abbiamo deciso di colpirli nelle tasche perché le campagne educative da noi condotte in precedenza non hanno dato frutti». Chi, nei mesi a venire, dimostrerà di stare perdendo peso, ha aggiunto Ashmore, non dovrà pagare i 25 dollari: «L’Alabama ha messo a disposizione degli statali anche solo sovrappeso dietologi e insegnanti di ginnastica affinché incomincino a mangiare meno e a fare esercizi. Ne segneremo mensilmente i progressi o i regressi».

POLEMICHE - Nonostante le polemiche – l’America si è divisa in due su questi provvedimenti - l’esempio dell’Alabama verrà probabilmente seguito dal Mississipi e da altri stati, dove è stata già introdotta una sovrattassa sui "fast food”" sui dolci e sulle bibite per le scuole, proprio per combattere l’obesità giovanile, che in America è del 16 per cento circa. Ma secondo Elisa Daufin, una insegnante liceale, non basterà: «È una questione culturale» ha affermato la Daufin. «Lo stato con la minore percentuale di obesi è il Colorado, nel cuore delle Montagne rocciose, perché la popolazione fa più sport, consuma meno grassi, cucina di più in casa. Tocca alle famiglie recuperare le buone abitudini di un tempo».

Ennio Caretto

4 commenti:

Francesco ha detto...

Da quando frequentavo la facoltà di giurisprudenza a Ferrara (cioè fino all'anno scorso) ho l'abitudine di leggere i post di questo blog. Quello pubblicato ieri sugli obesi in Alabama, però, suscita in me l'intenzione di lasciare un commento, oltre che di limitarmi alla lettura. Trovo semplicemente sconcertante questa ulteriore limitazione della libertà personale nel Paese che, più di tutti al mondo, fa della tutela della libertà la propria bandiera. Concordo con chi ha affermato che trattasi di un'iniziativa degna del Grande Fratello di orwelliana memoria. Come può lo Stato permettersi di sindacare sull'alimentazione, che ritengo essere un fatto squisitamente privato, dei propri cittadini e subordinare, in relazione a tale dato, l'esercizio di uno dei diritti fondamentali, quale è il diritto alla salute, al pagamento di una somma in denaro, fosse anche di minima entità? Di questa china, sarà facile introdurre limitazioni similari per chi vota democratico piuttosto che repubblicano, per chi è più scuro piuttosto che chiaro, per chi parla una lingua diversa dall'inglese o ha un accento non gradito ai più. Lo Stato deve fare lo Stato: mi si scusi il gioco di parole. Soggetto pubblico, non può ingerirsi nella vita privata se non per tutelare l'ordine tra i consociati: in estrema sintesi, questo mi sembra il presupposto necessario affinché possa erigersi una società ordinata; o, meglio, quella società democratica della quale gli Stati Uniti aspirano a essere il modello. Mi si scusi la lunga digressione, ma penso sia giusto dire la propria a gran voce di fronte di episodi del genere che, pur apparendo insignificanti, tali non sono. Questo blog me ne fornisce ora l'occasione.
Francesco Trapella (Facoltà di giurisprudenza - collaboratore della prof.ssa Valentini)

Giuseppe Cruciani ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Giuseppe Cruciani, tra l'altro, ha detto:

Mi auguro che questo commento non verrà censurato, del resto se è stato ammesso quello a cui rispondo, allora mi sia concesso il diritto di replica (anche se, apparentemente, molto acido e tendente al flame).


Caro Trapella,
certe condotte che passano per "libertà personali" generano costi sociali.
Punto.
Visione cinica? No, realistica.
E non è un fatto "squisitamente privato"! Non lo è quando il fatto squisitamente privato degenera in patologie delle quali si fa carico economicamente la collettività.
Non c'è compassione quando ad esempio i giornali mostrano le foto del simpatico messicano Uribe, 500 e passa strati di morbidezza, che neanche si sposta più e comunque continua a nutrirsi voracemente di robaccia per sua stessa ammissione e preparatagli con "amore" da chi gli sta accanto.
E pensi che a questo "poveraccio" voleva provvedere con tanto amore proprio il nostro democraticissimo stato italiano, andando a prenderlo con un aereo cargo per operarlo qua... per cosa poi? Un mega bypass gastrico ed essere messo uguale dopo poco tempo per la sua condotta di vita smodata? Se la cosa fosse andata in porto, avremmo pagato io. Lei. Tutti. Per quello che viene definito "attention whore". Al quale serve solo una bella dieta ad acqua ed aria.
Dispiace, eh, per il caso umano, ma questa è la realtà.

Mangi hamburger e patate fino ad esplodere? Sai che vai incontro ad un aumento delle probabilità di incorrere in malattie cardiovascolari di una certa percentuale, di diabete di un'altra, e così via. Ti sta bene questo? Benissimo, ma non sversare sulla collettività i costi della tua irresponsabilità.
E questo vale anche se ti fumi 5 pacchetti di paglie al giorno, se ti bevi 5 litri di vino al giorno, e così via. Sei maggiorenne, sulla carta sei capace di intendere e volere, hai capacità di giudizio, sai quello che comporta ciò che fai, valuti se è maggiore il costo o il beneficio. Bisogna essere consapevoli e responsabili. Se la tua condotta genera costi, devono essere a tuo carico. Non mio e degli altri.

E credimi, la quota proposta è fin troppo bassa, per uno stato che si basa sul sistema assicurazioni sanitarie come gli stati uniti.

Insomma, basta XXX, basta con questo terrore XXX come se si vivesse in uno stato di polizia, perchè con il tollerare tutto il discorso diventa scivoloso e molto ampio... le minoranze che schiacciano le maggioranze e fanno quello che vogliono perchè c'è qualcuno che XXX si mette XXX difendere l'indifendibile. La minoranza che condiziona la maggioranza non è democrazia. XXX dovrebbe saperlo.

100.000 persone non ne possono condizionare 60 milioni. Saprà a che caso di cronaca mi riferisco, e capirà che, paradossalmente, il problema alla base è lo stesso.

Discorso che come vede, caro Trapella, diventa moooolto scivoloso XXX se c'è da indignarsi, ci sono mille altre cose che meritano maggior indignazione, energia e fervore. XXX Non so, contro la centrale turbogas, il mega inceneritore, i controlli farlocchi dell'arpa, etc. etc..
Ci sono tante cose che non funzionano dietro casa, che non sono proprio democratiche e limpide per niente.

Buona fortuna.

Dott. Marco Greggi ha detto...

Mi scuserà il Sig. Cruciani se, nonostante il suo auspicio, ho limato alcune parti della sua risposta.
Come ben sa l'amico (non per modi di dire, ma davvero) Rumeniggah questo è un blog censurato, e non lo nascondo.
Perché?
Perché è parte integrante del mio sito, che a sua volta è linkato a UNIFE.
Ho doveri istituzionali, che interpreto in questo modo.
Ho violato la sua libertà di espressione, lo so, me ne rammarico, davvero, e le chiedo scusa.
Nella sua risposta ho percepito profili di "personalità" rivolti al Dott. Trapella che non dovrebbero aver sede qui.
Dopo tutto, è un blog dedicato alla fiscalità, e frequentato da appassionati della materia. Ogni tanto ci piace divagare, ma tutto qui, senza pretese.