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mercoledì 10 settembre 2008

La lezione irlandese


Sono di ritorno dall'irnalda, dove ho speso qualche gionro ospite di una mia collega, Emer Mulligan, che lavora all'UNiversità statale di Galway.
Prima volta che andavo in Iralna, mi aspettavo un paese sospeso fra tradizione e innovazione, fra meoria celtica e corporate tax al 12,5%.
Un po' terra di mezzo, un po' paradiso fiscale.
L'ho trovato, e ho trovato anche qualcosa di più.
Innanzitutto non è una piccola Inghilterra, nonostante la lingua (pregiudizi miei).
E' una nazione giovane, e con un tasso di natalità inspiegabilmente (???) alto. Non ho mai visto tante carrozzine come a Galway, Kilkenny e in altri piccoli paesi, Cong incluso.
Insomma un'età media da scuola superiore, se mi permettete la forzatura.
L'università di Galway è bellissima, per come dovrebbe essere una università. Un bel luogo per stare e per studiare. Tanto verde, anche per gli standard ferraresi, campus sportivo, passeggiate, prati, prati ovunque.
E danaro per la ricerca. Tanto, a sentire il loro preside, che ha parlato poco prima di uno dei responsabili fiscali della Intel, che ha proprio in Irlanda uno stabilimento produttivo e che pompa risorse nella ricerca (in ogni tipo di ricerca, anche quella umanistica) in modo inverecondo.
Eppoi le strade. Non ci sono cassonetti. A quanto ho capito io, fanno la raccolta differenziata casa per casa. Da noi pazzesco, se non in certi comuni virtuosi.
Questo mi ha colpito dell'Irlanda.
Non ho visto elfi (ci ho sperato fino all'ultimo), ma ho quasi vissuto in una favola.
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