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domenica 28 settembre 2008

Contro il mercato della fame e della sete


Pubblico questo articolo trovato oggi su corriere.it a firma G. Tremonti.
Tutti i diritti riservati dall'autore e dall'Editore

Alla base degli aumenti dei prezzi del cibo ci sono non solo i fondamentali dell'offerta ma anche una forte speculazione



Caro direttore,


1) Eravamo nel mondo circa 1 miliardo di persone, all'inizio del '900. Eravamo circa 2,5 miliardi, a metà del '900. Siamo circa 6,5 miliardi, all'inizio di questo secolo. Saremo in previsione più di 9 miliardi, prima della fine di questo secolo. Contrariamente a un'impressione che si sta ormai diffondendo, le previsioni economiche sono ancora affidabili, ma solo se basate sui grandi numeri e proiettate sulla dimensione temporale della lunga durata, da un decennio all'altro. Dati questi dati: cosa dire sull'oggi? Cosa prevedere per domani? Cosa fare?

Quindici, ancora dieci anni fa, poco più di 1 miliardo di persone aveva più dell'80% della ricchezza prodotta nel mondo. Oggi, tra quel poco più di 1 miliardo ed i restanti più di 5 miliardi, la ricchezza che si produce nel mondo è divisa a metà: 50%; 50%. Non è solo un differenziale demografico, economico, quantitativo. E' un differenziale politico. Un differenziale ad alta intensità politica. Quindici, ancora dieci anni fa, la parte ricca del mondo era unificata da un proprio e dominante codice di potere: un unico codice economico e monetario, linguistico e politico, fatto dall'ideologia del mercato e del dollaro, dalla lingua inglese e dal G7. Questo ordine si è rotto, nel corso dell'ultimo decennio. Il vecchio codice di dominio è entrato in crisi, tanto al suo interno quanto al suo esterno, a fronte del nuovo mondo che è emerso un po' dappertutto fuori dal vecchio perimetro del G7. Un mondo caotico e anarchico nella sua espressione d'insieme, fatta da sistemi e sottosistemi sociali ed economici, ideologici e politici, tra di loro fortemente differenziati: democrazie emergenti, che replicano alternativamente gli elementi migliori o peggiori dell'Occidente; Stati che ibridano insieme comunismo e mercato; Stati che esprimono e proiettano insieme neo-imperialismo e paleo-mercantilismo; Stati che sono ancora più feudali che sovrani. L'effetto di insieme, l'effetto complessivo è quello di una forte instabilità. Instabilità già in atto; e soprattutto instabilità in potenza. L'arte di «prevedere il futuro», l'arte di fare la «storia del futuro» è un'arte ricorrente. L'offerta di catastrofismo è una costante storica, ma nella sua intensità conosce cicli alterni di alto, medio, basso. Un'arte che in specie si intensifica nelle fasi di crisi, fino agli scenari catastrofici dell'iperconflitto, del nomadismo, del cannibalismo. Qui cerchiamo di essere più costruttivi. L'accaduto non può essere evitato. E' l'inevitabile che può essere evitato. In questa prospettiva, cibo e acqua sono elementi essenziali e strategici. Rappresentiamoli in negativo, per capire più a fondo quanto contano: non cibo, uguale fame; non acqua, uguale sete.

2 Non cibo alias fame. Entro il 2030 la domanda alimentare crescerà del 50%. In particolare, negli ultimi tre anni, i prezzi alimentari sono globalmente cresciuti dell'83%. Solo nel 2007 il prezzo del pane è aumentato del 77%, quello del riso del 16%. Nel 2008 la tendenza non si è invertita. E' solo un po' rallentata. Alla base di questi movimenti e dei loro scarti improvvisi ci sono solo i fondamentali della domanda e dell'offerta o c'è anche la speculazione, la peste del XXI secolo? Per me (non solo per me) c'è anche e forte la speculazione. Ma comunque, anche ragionando solo in termini convenzionali di domanda e di offerta, c'è qualcosa di più. E' questione di equilibri e di velocità sostenibile. La globalizzazione, fatta di colpo e a debito, è stata come aprire un vaso di Pandora, liberando forze che ora non sono facili da controllare. In ogni caso, sul cibo si è creata un'enorme asimmetria, tra l'Occidente e il resto del mondo. Un'asimmetria che è insieme culturale ed esistenziale. A) In Occidente, sul cibo si ragiona in termini lievi, postmoderni. Corriere della Sera del 24 settembre 2008: «Industria del benessere: è record!». Sole 24 Ore del 21 settembre 2008: «Magrezza di Stato» (su: Beker e Posner, Should the State regulate the fast food industry?).

In Occidente la questione del cibo viene in specie vissuta e presentata come un misto tra buone pratiche di igiene sanitaria (è così un po' il verificarsi della profezia di G.B. Shaw: l'igiene diventerà la religione del mondo contemporaneo), pose radical-chic, idee psudoscientifiche, furbizie commerciali, prospettive di risparmi pubblici nella spesa per il welfare. Ancora ieri si auspicava in Europa un aumento dei prezzi per incentivare gli agricoltori a produrre minori quantità, ma di migliore qualità, etc... E via via con scemenze simili. Soprattutto c'è il dilemma, l'enigma tragico dei biocarburanti: sono un target europeo positivo e progressivo o sono un crimine contro l'umanità? B) Nel resto del mondo non è esattamente così. La fame ha fenomenologia e geografia nuove, diverse da quelle tradizionali. La fame non riguarda più solo le aree da sempre povere, o le aree colpite periodicamente da siccità o da eventi bellici. La fame è insieme più estesa e più discontinua di prima. Ed essa stessa può essere, si avvia a essere, non solo l'effetto ma anche la causa di guerre. E' anche questo un lato oscuro della globalizzazione. Per fare un bilancio consolidato della globalizzazione è ancora troppo presto. Nella parte del mondo non «beneficata» dalla globalizzazione non tutti vivono comunque meglio, molti vivono ancora peggio di prima; perché, con i nuovi prezzi, non basta più neanche quel mezzo dollaro che prima «bastava».

3) Non acqua, alias sete. La domanda globale di acqua è triplicata negli ultimi 50 anni e si prevede che crescerà di un ulteriore 25% nel 2030. Almeno 500 milioni di persone vivono in aree che strutturalmente e permanentemente mancano di acqua. Per il 2050 è previsto che salgano a 4 miliardi. Da sempre acqua significa vita e salute. Lo sapevano bene gli antichi romani, con il loro motto Salus per acquas, con i loro acquedotti e le loro terme. Prima dei romani, vi era la Bibbia. L'acqua nella Bibbia non è solo una presenza fisica, sospirata e preziosa, ma è soprattutto e non per caso un simbolo spirituale. Sono almeno 1.500 i passi biblici «bagnati» dalle acque. Passi nei quali ci si imbatte in sorgenti, fiumi, mari, laghi, ma anche in piogge, nevi, rugiade, pozzi, cisterne, acquedotti, piscine, bagni, torrenti, imbarcazioni, pesci, pescatori. L'acqua racchiude valori simbolici fondamentali al punto da trasformarsi in un segno stesso di Dio e della sua parola. L'acqua rivela anche un profilo terribile, di giudizio e di distruzione: pensiamo solo al diluvio o, più semplicemente, al mare che nella Bibbia è visto come un simbolo del nulla, del caos, della morte. E' scritto nell'Apocalisse: «Il mare non c'era più [...]. Un fiume d'acqua viva, limpida come cristallo, scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello [...]. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita» (21,1.6; 22,1). Quel Dio, che aveva dissetato il suo popolo nel deserto, offrirà allora una «sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Giovanni 4,14).

Da sempre la civiltà dipende dalla disponibilità di acqua. E' stato detto, correttamente, che l'acqua è più importante del petrolio. In un prossimo futuro sarà possibile sostituire il petrolio con altre fonti di energia, come quella nucleare o quella solare. Ma non sarà mai possibile sostituire l'acqua. La disponibilità di acqua, va da sé, è essenziale per aumentare la produzione agricola in modo da corrispondere all'incremento della popolazione mondiale. A differenza del cibo, l'acqua sta diventando una risorsa scarsa, anche nei Paesi sviluppati. Vi sono innumerevoli segnali. Ad esempio, quest'anno per la prima volta 18 milioni di californiani hanno dovuto subire un forte razionamento delle forniture idriche. Stiamo parlando della parte del mondo più ricca e più innovativa dal punto di vista tecnologico. Ma tutto ciò evidentemente non è bastato. Il progresso tecnologico potrà indubbiamente aiutare nel trovare nuove risorse idriche e, soprattutto, nell'usare più efficientemente quelle esistenti. Ma il problema non è soltanto tecnologico o risolvibile solo con la scienza. E' un problema anche politico, ed anche morale.

4) Cibo e acqua non sono una merce qualsiasi, una commodity qualsiasi da lasciare al mercato secondo la logica del profitto. La logica del profitto può senz'altro favorire un'allocazione efficiente delle risorse. Ma l'efficienza economica ha poco o nulla a che fare con il soddisfacimento dei bisogni primari di chi — regione geografica o classi di cittadini — non dispone delle risorse economiche necessarie per pagare prezzi di mercato.
La logica del mercato va correttamente applicata per rendere cibo e acqua più disponibile per tutti, in modo efficiente e senza sprechi. Ma non deve essere applicata per rendere il cibo e l'acqua un nuovo e formidabile strumento per conseguire profitti privati di monopolio o rendite di posizione. Come per il cibo, anche per l'acqua sta finendo l'illusione pluridecennale di una crescente disponibilità a prezzi sempre più bassi. I governi hanno il dovere di adottare le misure necessarie affinché l'acqua non diventi una ragione di separazione sociale tra ricchi e poveri, che si tratti collettivamente di interi Paesi o individualmente di cittadini, all'interno dei vari Paesi. Serve per questo il principio di una nuova governance del mondo. E' per questo che, nel suo grande respiro, si condivide pienamente il discorso fatto il 23 settembre 2008 per l'Europa, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite dal presidente della Repubblica francese: «La comunità internazionale ha una responsabilità politica e morale che noi dobbiamo assumere... non possiamo governare il mondo di oggi, quello del XXI secolo, con le istituzioni del XX secolo... Abbiamo un secolo di ritardo... Non possiamo più aspettare... a trasformare il G8 in G14, per farvi entrare la Cina, per farvi entrare l'India, per farvi entrare l'Africa del Sud, il Messico, il Brasile. L'Italia propone un grande passo in questa direzione fin dal prossimo vertice che ospiterà. L'Italia ha ragione!». Nel 2008 il suo anno di Presidenza del G8, l'Italia intende proprio andare avanti invitando tutti gli altri Paesi a compiere insieme un passo avanti verso il futuro. Un futuro che può e deve essere migliore del presente.

Job Advertisement for a Research Assistant

Institute for Austrian and International Tax Law
Althanstraße 39-45, 1090 Vienna
Phone: +43/1/313 36/4890
Fax: +43/1/313 36/730
Website: http://www.wu-wien.ac.at/taxlaw


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at the Institute for Austrian and International Tax Law
at the Vienna University of Economics and Business (WU)

The Institute for Austrian and International Tax Law at the Vienna University of Economics and Business (WU) is among the largest academic institutions in the world that does research and teaching in tax law with a focus on corporate, European and international tax law. Head of the Institute is Prof. M. Lang; the other professors are Claus Staringer, Josef Schuch and Pasquale Pistone. The Institute is seeking to appoint two research assistants to work on the Special Research Program on International Tax Coordination (SFB ITC). The aim of the SFB International Tax Coordination is to provide structured answers to issues on international tax coordination where countries are striving for economic integration. The SFB has put a regional focus on the enlarged European Union with Austria being a gateway between the “old” EU Member States and the “new” EU Member States.
The start of the job is preferably on 15 November 2009 or can be individually agreed between November 2008 and January 2009.

Qualifications:
- applicants should have a masters degree in law or business or an equivalent qualification,
preference will be given those who have specialized in taxation
- strong research skills, excellent written and oral communication skills, proven attention to detail, ability to meet deadlines and a systematic approach to work, excellent command of written and spoken English. (Proficiency in written and spoken Germen would be an advantage.)
- international experience and work experience preferably in the field of taxation are most welcome
Tasks:
- doing research in a specialized field in international tax coordination
- giving or assisting in lectures for undergraduates in selected fields of international taxation
- option of writing of a Master or Doctoral or Post-Doctoral-Thesis in your field of specialization
- participating in the organization and management of research projects
For further information on the Institute for Austrian and International Tax Law and on the Special Research Program on International Tax Coordination see http://www.wu- wien.ac.at/taxlaw and http://www.sfb-itc.at. Please submit your complete application via e-mail to maria.sitkovich@wu-wien.ac.at including CV, certificates and degrees of your University, an abstract of your master thesis (or equivalent) and a letter of recommendation.

Closing date for application will be 22 October 2008.

giovedì 25 settembre 2008

Un federalismo senza compromessi

Riporto qui di seguito l'articolo pubblicato oggi dal Prof. E. De Mita sul Sole 24 Ore e sul ilsole24ore.com.

Tutti i diritti riservati dall'autore e dall'editore

L'approvazione «preliminare» e frettolosa del progetto di legge delega in materia di federalismo fiscale ha confermato i limiti politici e istituzionali della proposta. Politicamente ci troviamo di fronte a un compromesso fra le forze interne alla maggioranza di governo che sembra prendere atto del silenzio dell'opposizione, eliminando così la premessa di fondo di una riforma concordata della Costituzione, specie di quella parte di essa che attiene all'ordinamento degli enti locali.

Ma questa connessione necessaria fra federalismo fiscale e riforma della Costituzione, che vede come logicamente prioritaria la riforma della seconda, non sembra interessare più di tanto il Governo. Anzi, questo profilo della priorità della riforma della Costituzione sembra fornire l'alibi perfetto per rinviare la soppressione delle Province: rinviata, si dice, a quando saranno istituite le aree metropolitane, con la strana idea che saranno eliminate solo le Province che si sovrapporranno alle aree. Si tratta di un'idea poco credibile, perché la vera ragione del silenzio su questo argomento si fonda sulla valutazione, da parte del Governo, della forza politica della istituenda Provincia brianzola (quella di Monza) che fa comodo al partito di Bossi.

Manca in generale al federalismo fiscale un orizzonte costituzionale, perché ciò che maggiormente preme al Governo e ai suoi ministri è il «rumore mediatico», e manca una prospettiva strategica che riguardi l'intero sistema politico. Ma l'approvazione frettolosa di un testo prolisso e a un tempo indeterminato ha avuto l'effetto di mutare l'orientamento non solo dei mass-media, ma anche degli enti locali, come i Comuni e le forze sociali, come la presidenza della Confindustria. Finalmente è ricomparsa nell'opinione pubblica più interessata alla questione la valutazione critica del provvedimento.
Il fronte finora compatto degli enti locali si è sgretolato. Il Pd balbetta, perché non sa se la sua strategia serva di più a essere coinvolto nella maggioranza sul tema delle riforme o a essere assorbito nelle critiche isolate dei propri parlamentari.

Fra questi c'è stato un interessante articolo di Vincenzo Visco sul Sole 24 Ore del 9 settembre, che contiene alcune affermazioni interessanti dirette a mettere in evidenza i limiti dell'operazione federalista inquadrandola più correttamente nella legislazione già esistente in tema di autonomia finanziaria degli enti locali, anziché proporla come anticipazione di un federalismo futuro senza nome e cognome. Tale intervento non ha trovato echi nel Partito democratico. Ma questa distinzione fra autonomia finanziaria e federalismo fiscale vede come grande assente il mondo scientifico, che ora sembra arrivare tardi, a cose fatte, per sostenere un'impostazione confusa.
Purtroppo in Italia una parte di noi professori universitari arriva sempre "in soccorso dei vincitori", mentre ci vorrebbe una presenza critica interpartitica (come fu al momento dell'istituzione delle Regioni), che metta i partiti di fronte all'individuazione delle priorità (prima la riforma della Costituzione o prima il federalismo fiscale?) e delle compatibilità (stanno bene insieme dal punto di vista della razionalità amministrativa aree metropolitane e Province, e che ne sarà di una città come Milano, con quattro enti locali che si sovrappongono e si ostacolano a vicenda?).
Quanto al testo programmato (riservandoci un'analisi più precisa dopo la sua approvazione formale), oggi esso si presenta come un elenco caotico di principi astrattamente condivisibili, ma senza una chiara distinzione della loro funzione. Una legge delega è fatta di norme deleganti e di limiti criteriati di essa. Invece nel progetto, sia pure informale, c'è una specie di parte generale introduttiva, dove non si capisce quale funzione debba avere la formulazione dei principi, che sul piano della tecnica giuridica non sempre hanno a che fare con le vere norme deleganti, e la precisazione dei tributi e delle risorse che si vorrebbero individuare.

La precisazione tecnica delle leggi non è fine a se stessa, ma è preordinata alle loro finalità operative. Ma il testo sovrabbondante nei principi e carente nella determinazione delle cose delegate (quanto di soldi avranno i Comuni, dopo la soppressione parziale dell'Ici) è soltanto un vago compromesso politico che volutamente viene considerato aperto, in un tempo non breve, a ogni integrazione da parte dell'opposizione (dando per scontata la coesione della maggioranza per ragioni di politica generale, altrimenti Bossi minaccia di far saltare tutto).
I nodi che dovranno essere sciolti sono non pochi. Il primo è l'atteggiamento dell'opposizione. Qui il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto (Il Foglio, 12 settembre) ha detto delle cose molto vere, arrivando però a conclusioni ardite. Come sappiamo, gli enti locali con le loro associazioni sono un vero e proprio partito politico, finora egemonizzato dalla sinistra. Su questo elemento storico si fonda Fitto, e sulle varie cabine di regia, per inglobare gli enti locali nella maggioranza.
È una grande sfida al Pd che attiene al sistema politico in generale: «Sul coinvolgimento dell'opposizione assistiamo a un paradosso. Quando le bozze, come quella sul federalismo, vanno in giro e ci si confronta con l'opinione delle autonomie locali, è automatico che il Governo si stia confrontando con il Pd...

Si tratta di capire se il confronto sia vissuto come un mero e cortese incontro istituzionale il cui esito può essere modificato per esigenze politiche e ordini di scuderia, oppure si tratta di un dibattito vero che alla fine permetterà al federalismo fiscale di arrivare in Parlamento con un accordo di fatto tra maggioranza e opposizioni. Non penso che il Pd possa chiamarsi fuori da questo confronto». Caro vecchio doroteismo che vuol farsi scienza politica! Veltroni ha risposto per ora che gli accordi si fanno in Parlamento.

La valutazione di Fitto è molto scaltra, ma essa non può svuotare il Parlamento e i gruppi parlamentari sostituendo questi con le associazioni degli enti locali e con le cabine di regia, variamente denominate. Senza dimenticare che oggi le "opinioni degli enti locali" sono più variegate che in passato: Formigoni e Galan insegnano.

Se si pensa che anche l'Anci è critica verso il progetto, allora questo potrà sì essere approvato dal Consiglio dei ministri, ma la sua approvazione definitiva, se ci sarà, conoscerà tempi lunghi e tormentati, e dovrà passare attraverso il riequilibrio del sistema politico. Per ragioni tecniche: salva la sostanza, Fitto farebbe bene a far riscrivere il testo, dosando meglio la formulazione dei principi e precisando le cose concrete che toccano le risorse, specie dei Comuni. Per ragioni politiche: la vanificazione del Parlamento non è solo costituzionalmente impropria, ma rischiosa. E qui il tema diventa di carattere generale.
25 SETTEMBRE 2008

mercoledì 17 settembre 2008

L'Alabama dichiara guerra agli obesi

Riporto quest'articolo da corriere.it (tutti i diritti riservati)

WASHINGTON – Stangata in Alabama agli statali fumatori e obesi. I fumatori pagano già 24 dollari al mese per l’assistenza sanitaria, che per gli statali dell’Alabama, quasi 40 mila persone, è gratuita. Gli obesi ne pagheranno 25 dall’anno venturo. Lo ha deciso il locale Parlamento, su richiesta di Robert Wagstaff, ministro della sanità. Per gli statali fumatori e obesi al tempo stesso, sarà una tassa o multa di 588 dollari annui, 400 euro circa. «Roba da grande fratello» ha protestato Tim Coley, che è entrambe le cose. «No, una normativa intelligente» ha ribattuto Wagstaff. «L’obesità e il fumo causano troppe malattie, a volte mortali, che tra l’altro gravano sul nostro bilancio. Non è una penalizzazione, è un modo di liberare la gente da un vizio nocivo e spingerla a un’alimentazione sana, un tentativo di prevenire il peggio».

«LE CAMPAGNE EDUCATIVE NON HANNO DATO FRUTTI» - L’Alabama, che l’anno scorso aveva preso a bersaglio i fumatori, ha ora attaccato anche gli obesi perché ne ha la percentuale più alta dopo il Mississipi, quasi il 30 per cento della popolazione. «Qui si rischia una epidemia» ha spiegato William Ashmore, il direttore delle Assicurazioni di stato. «Ogni anno la percentuale degli obesi cresce. Abbiamo deciso di colpirli nelle tasche perché le campagne educative da noi condotte in precedenza non hanno dato frutti». Chi, nei mesi a venire, dimostrerà di stare perdendo peso, ha aggiunto Ashmore, non dovrà pagare i 25 dollari: «L’Alabama ha messo a disposizione degli statali anche solo sovrappeso dietologi e insegnanti di ginnastica affinché incomincino a mangiare meno e a fare esercizi. Ne segneremo mensilmente i progressi o i regressi».

POLEMICHE - Nonostante le polemiche – l’America si è divisa in due su questi provvedimenti - l’esempio dell’Alabama verrà probabilmente seguito dal Mississipi e da altri stati, dove è stata già introdotta una sovrattassa sui "fast food”" sui dolci e sulle bibite per le scuole, proprio per combattere l’obesità giovanile, che in America è del 16 per cento circa. Ma secondo Elisa Daufin, una insegnante liceale, non basterà: «È una questione culturale» ha affermato la Daufin. «Lo stato con la minore percentuale di obesi è il Colorado, nel cuore delle Montagne rocciose, perché la popolazione fa più sport, consuma meno grassi, cucina di più in casa. Tocca alle famiglie recuperare le buone abitudini di un tempo».

Ennio Caretto

mercoledì 10 settembre 2008

La lezione irlandese


Sono di ritorno dall'irnalda, dove ho speso qualche gionro ospite di una mia collega, Emer Mulligan, che lavora all'UNiversità statale di Galway.
Prima volta che andavo in Iralna, mi aspettavo un paese sospeso fra tradizione e innovazione, fra meoria celtica e corporate tax al 12,5%.
Un po' terra di mezzo, un po' paradiso fiscale.
L'ho trovato, e ho trovato anche qualcosa di più.
Innanzitutto non è una piccola Inghilterra, nonostante la lingua (pregiudizi miei).
E' una nazione giovane, e con un tasso di natalità inspiegabilmente (???) alto. Non ho mai visto tante carrozzine come a Galway, Kilkenny e in altri piccoli paesi, Cong incluso.
Insomma un'età media da scuola superiore, se mi permettete la forzatura.
L'università di Galway è bellissima, per come dovrebbe essere una università. Un bel luogo per stare e per studiare. Tanto verde, anche per gli standard ferraresi, campus sportivo, passeggiate, prati, prati ovunque.
E danaro per la ricerca. Tanto, a sentire il loro preside, che ha parlato poco prima di uno dei responsabili fiscali della Intel, che ha proprio in Irlanda uno stabilimento produttivo e che pompa risorse nella ricerca (in ogni tipo di ricerca, anche quella umanistica) in modo inverecondo.
Eppoi le strade. Non ci sono cassonetti. A quanto ho capito io, fanno la raccolta differenziata casa per casa. Da noi pazzesco, se non in certi comuni virtuosi.
Questo mi ha colpito dell'Irlanda.
Non ho visto elfi (ci ho sperato fino all'ultimo), ma ho quasi vissuto in una favola.

venerdì 5 settembre 2008

Segnalazione ritardo prova scritta

Gentili studenti, a causa di un problema personale i risultati della prove scritte saranno disponibili solo nel pomeriggio del 10 settembre, mi scuso per il ritardo.

Appello del 15 settembre replicato al 16

Gentitli studenti, a causa di un impegno accademico sopravvenuto, il Prof. Di Pietro non potrà essere a Ferrara il 15 settembre per esami.
1) Ha chiesto di spostare la sessione di esami al giorno successivo, 16 settembre.
2) Mi ha autorizzato a esaminare i suoi studenti che non possano essere presenti il giorno successivo.
Cosa succede in pratica, ecco le FAQ:
1) Sono uno studente di servizi giuridici o di diritto tributario internazionale o un erasmus, per me cambia qualcosa?
NO, l'esame è confermato al 15 settembre.

2) Sono uno studente di scienze giuridiche / laurea specialistica / laurea magistrale, per me cosa cambia ?
Cambia che l'esame è posticipato al giorno successivo, 16 settembre, alla stessa ora

3)Sono uno studente di scienze giuridiche / laurea specialistica / laurea magistrale, io "il giorno dopo ho un altro esame" oppure "ho problemi di famiglia" oppure "problemi personali" oppure "altro impegno improrogabile" oppure "sono studente lavoratore": come posso fare, perdo l'esame?
Assolutamente no, in questo caso venga pure il 15 settembre, nel pomeriggio, come da programma. Ci sarò solo io, non il Prof. Di Pietro, e l'esame comunque sarà garantito tempestivamente e come stabilito.

martedì 2 settembre 2008

Finalmente i risultati !


Si è concluso felicemente il sondaggio sul nuovo manifesto che avevo proposto qualche tempo fa.
La stragrande maggioranza degli intervenuti ha giudicato l'opera molto bella, o comunque bella.
Uno solo non l'ha trovata di suo gradimento, mentre solo il 16% degli intervenuti non sapeva chi fosse A. Mondini (qui nella foto), l'art director del progetto che recentemente è (questo NON è uno scherzo) stato chiamato a New York, per prestare lì le sue capacità grafiche.
Mi piacerebbe commissionargli qualcosa anche per Ferrara, ma temo che i miei fondi non me lo permettano ... per ora.

lunedì 1 settembre 2008

Sito recuperato

Quanti di voi si sono accorti del black out del sito di oggi pomeriggio ?
Spero non molti.
Ho rimediato adesso al disservizio tecnico, e ho ricarciato il sistema. A breve (fra 7 giorni circa) anche l'aggiornamento della pagine web per gli studenti.
Ci aspetta un grande autunno (... e no, non siamo su sky).