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domenica 3 agosto 2008

ON COMPANY PORTABILITY

Noncurante di vari tasks aperti, ho finito appena adesso di correggere un articolo sulla mobilità societaria in europa a cura di una laureata a Ferrara. Si tratta di un ottimo lavoro su un tema a me caro da quando, anni fa, ne ho discusso nel corso di un seminario ravennate insieme agli amici Andrea Carinci, carla De Pietro e ai professori Enriques e Schon (lo so, manca la dieresi, ma non ho voglia di cercare il carattere speciale, ecco !!!).
Credevo che fosse un punto di arrivo nella nostra indagine, mentre invece c'è ancora tanto da fare. Il filone mi sembra buono, anche soprattutto in ragione del fatto che, dopo una attesa di anni, il mio contributo per la rivista europea del Professore sta finalmente per vedere la luce (quando mi deciderò a fare la bibliografia ????).
L'obiettivo è quello di sostenere e realizzare la piena portabilità societaria all'interno dell'UNIONE EUROPEA. Come sarebbe ?
NOn una società europea, tanto la fanno in pochissimi, e solo gruppi medio grandi di gente corazzata, ma regole semplici che permettano di far girare le società a basso costo. Intendendo come basso costo quello di compliance.
Vi racconto il mio caso.
Tempo fa avevo pensato di costituire una piccola società editrice.
Piccolissima. Anche tralasciando il fattore fiscale, mantenere una società dal solo punto di vista dei compliance costs (commercialista and friends) costa svariate migliaia di euro annui (gli interessati mi diranno che non è così, io non lo so perché non faccio la professione, tant'è ..): ergo, niente di fatto.
Ci scommetto che gli stessi costi su supportano, a livello aggregato, in europa. Ergo, penso che la semplificazione a invarianza di gettito sia risparmio neto non costoso per lo stato (banale, ma vabbè, sono al mare e fa caldo).
Detto da uno che forma consulenti, ci sarebbe quasi da ridere ...
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