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domenica 2 dicembre 2007

TUTTI I GIUDIZI SUI RIASSUNTI DI LEZIONE

Gentili studenti, per un errore commesso come amministratore del blog ho cancellato tutti i vostri riassunti che avevate inviato per rilevare la vostra presenza in differita al corso.
Prima di perderli, però, sono riuscito a salvarne il contenuto, che ripropongo in questo post.
Pertanto non li troverete in calce ai miei post, con i commenti, ma tutti qui, con i miei commenti scritti in maiuscolo alla fine di ciascuno di essi,
Marco Greggi

Gentili Studenti,
a causa di un inconveniente nella gestione del blog dal lato amministratore, i posts che mi avevate inviato sono andati persi ... o quasi.
Nel senso che non riesco ad inserirli per ogni argomento, come voi li avevate caricati, ma solo in una sintesi finale.
Per questo motivo, h pensato di inserire in questo solo post i reply a tutte le osservazioni che avevate fatto.
Con un poco di pazienza in più sarà possible per ciascuno di voi leggere gli eventuali commenti che ho aggiunto e l'altrettanto eventuale giudizio negativo che impone una revisione del commento.

Marco Greggi

ULTIMI POSTS INVIATI AL 2 DICEMBRE 2007

DIRITTO TRIBUTARIO ULTIME LEZIONI
La rivalsa è un obbligo giuridico, in quanto gli operatori economici sono obbligati a applicare l’imposta ai beni da questi ceduti, mentre la detrazione è un diritto, in quanto si può detrarre dall’imposta che si deve all’erario l’imposta già versata, questo non è un obbligo in quanto nessuno potrà sanzionare l’operatore che non ritiene opportuno detrarre l’iva già versata. Qualora un operatore non riesce a trasferire ad un altro operatore o ad un consumatore l’imposta già versata all’erario, può chiedere il rimborso. Questo è possibile, a differenza delle altre imposte, in quanto l’operatore fa da tramite fra il consumatore e l’erario, l’I.V.A. infatti è un’imposta sul consumo. Per questi motivi l’I.V.A. è ritenuta sia a livello nazionale sia a livello europeo un’imposta pericolosissima, in quanto si presta a molte frodi fiscali per esempio le “FRODI CAROSELLO”.
Se un soggetto ( cedente ) titolare della società “A”, estera di uno stato non assoggettato all’imposizione dell’I.V.A., vuole trasferire un bene ad una società italiana“C”( cessionaria ), si serve di una società “B” appartenente ad un soggetto nullatenente e nullafacente, la quale acquista in modo fittizio il bene dalla società “A” e lo trasferisce poi alla società “C” emettendo regolare fattura con l’I.V.A., la quale società avrà incassato il bene ed inoltre potrà detrarre l’imposta e ancora peggio chiedere il rimborso allo Stato per l’imposta a credito e via dicendo. Terminate le operazioni la società “B” sparirà per sempre, senza versare nulla nelle casse dello Stato. Per evitare questo problema sono state introdotte nuove norme (Decreto Legislativo 74/2000) che introducono nuove sanzioni. Altro problema è l’evasione dell’I.V.A. per contrastare questo fenomeno, a partire dal 1 Gennaio 2005, la Legge Finanziaria 2005 ha introdotto l’articolo 60 bis del DPR 633 del 1972 che prevede la responsabilità solidale del cessionario nel pagamento dell’I.V.A., qualora vi siano corrispettivi anomali e irragionevoli o il debitore sia insolvente, infatti l’Agenzia delle Entrate si rivale sulla società che ha beneficiato. Ai sensi dell’art. 22 del DPR 633/72 l’operatore economico ha l’obbligo di emettere fatture e di conservarle.
L’I.V.A. è un’imposta proporzionale e le aliquote sono al 20 % per la maggior parte dei beni e servizi ma ci sono anche delle aliquote diverse 4/10 % per particolari beni e servizi. L’imposizione è una delicata questione politica sia a livello nazionale che europeo perché ritoccando le aliquote si può creare inflazione e visto che l’imposizione a livello europeo non è uniforme, si può modificare la concorrenza in quanto l’investitore straniero può trattare affari con gli stati economicamente più favorevoli, l’imposta è versata allo stato dove erogo il servizio, ed immettere i propri beni nel mercato comune attraverso lo stato con meno imposizione fiscale (aliquota più bassa). Nel campo I.V.A. vi sono operazioni incluse,non incluse, imponibili,non imponibili ed esenti. Incluse quando rispettano i requisiti previsti dalla legge, soggettivo = operatore economico,oggettivo = cessione di beni o prestazione di servizi,territoriale = effettuata nel territorio dello stato infatti la compensazione è possibile solo se tutte le operazioni avvengono nello stesso stato. Dal 1993 la normativa riguardante l’I.V.A. nelle cessioni comunitarie stabilisce che l’imposta nei contratti di compravendita stipulati da due operatori economici, appartenenti a stati diversi, all’interno della comunità è inclusa e non imponibile. Inclusa ed imponibile obbliga l’operatore a tenere traccia dell’operazione, versare all’erario l’imposta e effettuare operazioni di rivalsa, non imponibile invece non si versa l’imposta e non si effettuano operazioni di rivalsa questo succede per preservare la neutralità dell’imposta. Non imponibili sono anche le cessioni alle esportazioni,nelle importazioni invece non soltanto l’operatore economico ma anche il privato cittadino è tenuto a versare l’imposta della merce che importa. Le operazioni incluse esenti come le non imponibili non prevedono l’applicazione dell’imposta ma vi sono gli obblighi contabili, l’operazione esente per evitare manovre elusive mi impedisce la detrazione dell’imposta a monte.
FERRARI FABIO 074893

GIUDIZI POSITIVO, PRESENZA REGISTRATA

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 39
Anche se l’I.V.A. è l’imposta sul consumo e cioè grava sul consumatore, giuridicamente il soggetto passivo, il debitore nei confronti dell’erario è il soggetto che cede il bene o che presta il servizio (operatore economico). L’I.V.A. è l’imposta sul consumo quindi è il consumatore finale che sopporta l’incidenza del tributo, cioè colui che acquista il bene non per l’esercizio dell’impresa ma all’interno della sfera personale. Infatti possono detrarre l’I.V.A. gli operatori economici, questi versano all’erario la differenza fra l’imposta percepita e l’imposta pagata. Se un’ imprenditore commerciale acquista uno strumento per l’esercizio dell’impresa pagherà un costo per il bene maggiorato dell’I.V.A. il costo del bene verrà dedotto dal reddito imponibile, mentre l’I.V.A. verrà detratta. Economicamente parlando questa è un’imposta neutrale perché si paga l’imposta sul valore aggiunto. Se l’imprenditore commerciale acquista un vaso per una somma di cento e lo rivende alla somma di cento nulla dovrà versare all’erario. Se al vaso vengono apportate delle modifiche (per esempio un pittore lo dipinge) e questo acquista valore, si pagherà l’imposta sul valore aggiunto. Neutralità significa che tranne per il consumatore finale l’I.V.A., che ci sia o non ci sia nulla cambia, perché gli operatori commerciali dovranno sempre versare la differenza fra l’imposta incassata e l’imposta già pagata. L’imposta di valore aggiunto riguarda sia i bene che i servizi perciò un libero professionista che vende un suo progetto ad una società dovrà fatturare a questa la sua opera maggiorata dell’I.V.A. e dovrà versare all’erario la differenza fra l’imposta riscossa dalla fattura del suo compenso meno l’imposta delle fatture dei beni strumentali e delle spese sostenute. Anche in questo caso l’imposta grava sul consumatore finale anche se la fatturazione avviene fra un libero professionista ed una società.
FERRARI FABIO 074893

GIUDIZIO POSITIVO, PRESENZA REGISTRATA, ME TENGA CONTO CHE NEL CASO DI IMPORTAZIONI LA SOGGETTIVITA' PASSIVA, ANCHE IN SENSO GIURIDICO E' PIU' ESTESA.
UN PO' TROPPO DIDASCALICA



DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 38
L’I.V.A.(imposta di valore aggiunto) è un’imposta di consumo, perché viene pagata dal consumatore di beni o servizi. Questa comporta un incremento del costo del bene, generalmente del venti percento, anche se vi sono beni esenti e beni assoggettati ad aliquote diverse. Questa imposta non è versata dai consumatori ma vi è una strutturale dissociazione fra soggetto passivo in senso economico e soggetto passivo in senso giuridico (sostituzione tributaria). Questa imposta è stata introdotta nell’ordinamento italiano con d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 ed ha origine comunitaria, in quanto è stata istituita in ottemperanza delle Direttive Comunitarie e costituisce un’imposta generale sui consumi, all’interno dell’Unione Europea, con la finalità di favorire la libera circolazione delle merci e dei servizi e a non ostacolare la libera concorrenza. Ogni qualvolta che il legislatore italiano effettua una modifica nell’ambito dell’I.V.A. deve tener conto delle norme comunitarie ed italiane. In difetto lo stato inadempiente verrà sanzionato dalla Corte di Giustizia Europea. In ambito europeo l’I.V.A. è l’imposta più pericolosa, infatti se questa viene applicata in modo eterogeneo dagli Stati all’interno dell’Unione, viene modificata la concorrenza e la libera circolazione delle merci e dei servizi. Questa è un’imposta che si applica per la cessione di beni o servizi (abbonamenti, biglietti del cinema ecc.), consumati in territorio italiano, i beni quindi possono essere ceduti anche ad operatori di altri paesi della U.E. ed i servizi possono essere acquistati o ceduti anche ad imprese residenti in altri stati U.E. (imposta europea). Presupposto di questa imposta è il consumo, più consumiamo più paghiamo I.V.A. in quanto più siamo consumatori più siamo abbienti e più abbiamo capacità contributiva. L’I.V.A. è un’imposta indiretta, reale perché non tiene conto dei requisiti soggettivi del contribuente ed istantanea in quanto si paga al momento dell’acquisto del bene o del servizio, anche se il soggetto passivo in senso giuridico versa l’I.V.A. periodicamente e la dichiarazione è annuale.
FABIO FERRARI 074893

PRESENZA REGISTRATA, UN PO' TROPPO SEMPLICISTICHE LE OSSERVAZIONI ...



LEZIONE 30 COMMENTO DI ELISA IMPERATORE
Per indicare una plusvalenza si fa ormai spesso riferimento al termine inglese CAPITAL GAINS. Si ha una plusvalenza o un guadagno in conto capitale in occasione della vendita di un’attività finanziaria. Secondo la legislazione italiana i capital gains sono soggetti a tassazione, o alla fonte con aliquota del 12,5% o si paragona il capital gains a un reddito diverso dove si applicano le regole della tassazione Irpef.
Finchè si tratta di redditi d’impresa il problema non si pone, ma quando le plusvalenze appartengono ai redditi di tipo di verso bisogna far riferimento all’art. 67 Tuir dove vengono indicate come tassabili ad esempio le plusvalenze per la vendita di lottizzazione di terreni, le plusvalenze per la vendita di immobili acquistati o costruiti da non più di 5 anni, le plusvalenze per la cessione di partecipazioni qualificate… Per quanto riguarda i redditi da impresa commerciale o lavoro autonomo, le plusvalenze quando riguardano la vendita dei beni strumentali sono sempre tassate in quanto comunque il costo di questi determinati beni è stato dedotto. La tassazione delle plusvalenze ha una sua logica, nel senso che si possono tassare le plusvalenze ottenute solo quando è possibile dimostrarlo. Ovviamente nel caso di reddito d’impresa o da lavoro autonomo è facile, in quanto esistono le scritture contabili, nel caso di privati invece è possibile accertarlo solo quando ci sono atti registrati per la vendita di immobili, anche se il legislatore tiene conto che non valga questa tassazione di plusvalenza quando riguarda la prima casa, o un immobile che deriva da una successione ereditaria: questi casi sono volutamente esclusi in quanto non c’è un intervento speculativo.

IN CHE SENSO IL PROBLEMA DEI CAPITAL GAINS NON SI PONE NELL'AMBITO DEI REDDITI DI IMPRESA ?




COMMENTO ALLA LEZIONE 37 (studente di Rovigo) COMMENTO DI CINZIA ZAMBON
Il 3° punto dell’ art. 110 TU impone di valutare le operazioni di finanziamento all’ estero in base al valore normale. L’art. 110, 10° comma impedisce ad un operatore economico italiano di dedurre dalla base imponibile i costi sostenuti a vantaggio di un’ impresa residente in un paradiso fiscale. Affinchè tale norma venga applicata, tra le due società deve intercorrere un rapporto di controllo, condizione necessaria ad una società controllante per obbligare la società controllata a stipulare un finanziamento a tasso elevato. Negli artt. 167 e 168 è presente la disciplina, introdotta nel 2000, dei meccanismi di contrasto a certe forme di elusione dette di contrasto alle controller foreign companies (c.d. CFC). Tali meccanismi sono stati attuati per le prime volte negli USA dove, già dagli anni ’60, si rilevò il problema relativo a grandi holding aventi società controllate in paradisi fiscali, controllate che fungevano da “ricettacolo” di ricavi per ridurre la tassazione nel paese della controllante. Ma ovviamente tali guadagni sarebbero prima o poi ritornati alla società controllante (del resto gli azionisti di questa avevano prima o poi diritto alla divisione dei dividendi), il problema era che tali profitti non sarebbero stati tassati in riferimento al periodo in cui sono maturati (c.d. tax defer o differimento tributario). Gli USA allora hanno posto in essere una norma che prevedeva che quando una società estera controllata era residente in un paradiso fiscale, questa società non veniva considerata da un punto di vista fiscale e si presumeva che i profitti fossero percepiti direttamente dalla società controllante. Tale disciplina fu via via applicata anche dagli altri paesi OCSE, inclusa l’Italia. Si deve far attenzione a non confondere i paesi ritenuti paradisi fiscali con quelli indicati dall’ art. 2 TU, né con quelli degli artt. 167 e 168. anche per gli enti non commerciali può essere applicata l’ IRES e l’ imponibile è dato dalla somma algebrica delle diverse voci di reddito. Non sono attività commerciali le prestazioni di servizi estranee a quelle dell’ art. 2195 C.C. e che hanno finalità istituzionali. Ed i corrispettivi che non comportano costi di diretta imputazione. Ma allora quando c’è attività commerciale? Quando gli enti, inclusi quelli associativi, erogano delle specifiche controprestazioni con corrispettivi che eccedono il costo del bene o del servizio. Un’associazione può anche condurre un’attività economica, ma questa deve essere residuale (ad es. sporadica) rispetto all’ attività principale. Ma il legislatore ha previsto delle eccezioni: le associazioni con ispirazione politica, sindacale o religiosa non conducono attività commerciale anche se erogano beni o servizi contro specifici corrispettivi. Altro caso analogo è dato dalle ONLUS (istituite nel ’97 col c.d. Dlgs Zamagni) le quali l’ art. 150 TU specifica che le loro attività non sono mai commerciali, prevedendo quindi che il loro reddito sia escluso da tassazione


VA BENE LA SINTESI, MA IL CO.3 NON RIGUARDA SOLO IL FINANZIAMENTO, LO RILEGGA ...




LEZIONE NUMERO 29 COMMENTO DI ELISA IMPERATORE
Una valida alternativa utilizzata dai contribuenti per cercare di eludere i vincoli derivanti dal diritto tributario in merito all’ammortamento, è quello di rivolgersi alle società di leasing. Da un punto di vista generale, il contratto di leasing è un accordo tra due parti in cui una (concedente) acquista un bene e l'attribuisce in godimento all'altra parte (utilizzatrice) dietro pagamento di un corrispettivo periodico; al termine del contratto l'utilizzatore potrà decidere se acquistare a titolo definitivo la proprietà del bene oppure restituirlo al concedente. Il concedente dei beni in leasing potrà effettuare gli ammortamenti del bene, fino a quando la parte utilizzatrice riscatti il bene, nella misura risultante dal piano di ammortamento finanziario desumibile dal contratto. La rata che viene pagata dall’utilizzatore è un corrispettivo a effetti obbligatori, e dunque è come aver acquistato un servizio. Il legislatore è intervenuto per disciplinare tutti gli acquisti di beni in leasing, dunque i canoni seguono le stesse regole dell’acquisto. Questo fattore elusivo ha determinato il successo dei leasing negli anni passati. Si parlava solo di beni materiali, ma il legislatore per risolvere il problema in materia di marchi/brevetti/licenze… è ricorso all’analogia, specificando che anche per questi beni “intellettuali” valgono le stesse regole applicate ai beni materiali.
L’unica libertà lasciata al contribuente risulta dunque quella di poter dedurre subito la spesa per i beni strumentali di valore inferiore ai € 516.


VA BENE MA ATTENZIONE: L'INTERVENTO NON E' STATO DEL LEGISLATORE, QUANTO PIUTTOSTO DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE CHE HA APPLICATO ANALOGICAMENTE LA DISCIPLINA SUL LEASING




COMMENTO ALLA LEZIONE 36 (studente di Rovigo) COMMENTO DI CINZIA ZAMBON
Tra i costi deducibili per l’impresa vi rientrano anche le imposte e a tal proposito rileva l’art. 99 TU che afferma che sono indeducibili le imposte sul reddito e quelle per cui è prevista rivalsa (intesa come meccanismo di rivalsa qualificato) anche facoltativa. Un esempio è dato dall’ IVA che può essere detratta dall’ operatore economico dal suo debito d’ imposta e di conseguenza non può essere dedotta dalla base imponibile per il calcolo del reddito. A tale criterio fanno eccezione certe categorie di operatori economici che, per il tipo di attività che svolgono, non possono “scaricare” l’Iva sul consumatore finale e quindi per loro l’ IVA è un costo detraibile (ad es. imprese che getiscono ostelli della gioventù). Per quel che riguarda le erogazioni liberali, esse di regola non hanno rilevanza fiscale, eccetto quelle previste dall’ art. 100 TU ed entro i limiti quantitativi previsti da tale articolo.
Per quel che riguarda gli interessi passivi, dal 1980 il legislatore ha introdotto una normativa che prevede un riferimento agli interessi rispettandone il valore normale, per contrastare prassi elusive come quella di concedere, da parte dei soci di una società, finanziamenti ad una società con sede in uno di quegli stati definiti “paradisi fiscali”con tasso d’interesse elevato per poter dedurre più costi in Italia e spostare parte del ricavo nel paese estero. Tale operazione ha il nome di transfer . Nel 2003 il legislatore ha introdotto anche una norma per contrastare la concessione di mutui con un valore nominale elevato in modo anomalo (c.d. fin-capitalization), prevedendo una deducibilità per tali finanziamenti solo entro la soglia di 4 volte il rapporto contabile e prevedendo una non deducibilità per la parte eccedente.
Altre voci che fanno parte dei componenti negativi del reddito d’impresa sono le sopravvenienze passive, le minusvalenze patrimoniali e le perdite su crediti, quest’ultime ammissibili solo se sono certe ed effettive. Con riguardo agli accantonamenti, essi sono deducibili solo in ipotesi tassative e per esigenze certe e determinabili oggettivamente. Questo perché l’accantonamento riduce il guadagno di cassa e quindi per il periodo in questione le imposte saranno inferiori. Potremmo dire che si rispetta la stessa logica valida per il TFR lasciato in azienda, dove anno dopo anno si deduce un costo futuro, oppure la logica, ma in senso inverso, dell’ ammortamento dove anno dopo anno si deduce un costo già sostenuto in un’unica soluzione.

BUONA LA SINTESI



COMMENTO ALLA LEZIONE 35 (studente di Rovigo) COMMENTO DI CINZIA ZAMBON
COMPONENTI ATTIVI DEL REDDITO D’IMPRESA
Alla disciplina dedicata alle sopravvenienze attive il legislatore ha posto delle deroghe relative ad es. ai versamenti in conto capitale ed ai versamenti a fondo perduto. I proventi finanziari (che sono redditi da capitale, ad es. gli utili provenienti dal azioni o l’interesse di obbligazioni), quelli immobiliari (redditi da fabbricato come il canone d’affitto per un bene immobile della società) e altri redditi diversi, una volta che vengono percepiti da un’ impresa, diventano redditi d’impresa commerciale. A tale norma generale sono previste delle eccezioni, ad esempio per i proventi di natura finanziaria per i quali non si applica il meccanismo di credito d’ imposta e vengono esclusi dalla base imponibile per il 95 %. Tale “ridotta” imponibilità vale per gli enti commerciali e per le società ma non per tutti i soggetti passivi IRES. Per evitare una doppia tassazione, i dividendi maturati da una società sono tassati per il 5% o 60 % del loro ammontare, ma saranno sottoposti ad un’ulteriore tassazione al momento in cui verranno percepiti dal socio o azionista persona fisica (applicazione del criterio di cassa). Tale logica sembrerebbe contraria al criterio di competenza che invece è principio cardine dell’attività d’impresa. Altro meccanismo è invece previsto per i “pronti contro termine” che invece vengono tassati al momento della maturazione. L’art. 90 TU parla dei proventi immobiliari, norma inserita allo scopo di evitare una definizione “elusiva” dello stesso provento (in passato furono create diverse società immobiliari allo scopo di applicare, da un punto di vista fiscale, il criterio analitico al posto di quello presuntivo). L’art. 90 afferma che, se l’immobile appartiene alla società ma non è né immobile – merce, né immobile strumentale all’ attività d’impresa, allora concorrerà a formare reddito d’ impresa sulla base del reddito fondiario attribuito.
COMPONENTI NEGATIVI DEL REDDITO D’IMPRESA
Entro i componenti negativi del reddito d’impresa non vi rientrano solo i costi(ad es. costo per le materie prime, per un macchinario…) ma anche minusvalenze (ad es. riduzione del valore di un bene perché danneggiato durante la produzione), sopravvenienze passive (ad es. un costo non previsto) ed altre voci che possono anche non avere una voce corrispondente nelle attività. Per avere un esempio basta pensare al regime di deducibilità degli interessi passivi, il quale viene sempre valutato con attenzione perché può prevedere un c.d. “salto d’ imposta” o “doppia non imposizione” anche in situazioni del tutto lecite, originate solo da una scelta discrezionale del legislatore. Nei costi che sono deducibili vi rientrano i beni speciali e le spese pluriennali, i costi per accantonamenti e riserve, gli oneri di diretta imputazione rispetto agli accantonamenti e alle riserve ed i compensi agli amministratori (la società deduce il costo e l’amministratore sarà tassato solo all’ effettivo percepimento delle somme.

BUONA LA SINTESI





COMMENTO ALLA LEZIONE 33 (studente di Rovigo) COMMENTO DI CINZIA ZAMBON
Il calcolo del reddito da lavoro autonomo si basa su una formula logica: guadagni di un dato periodo meno i costi di quel dato periodo. Tale logica viene anche trasferita nell’ ambito dell’ impresa commerciale, ma in tale campo vengono anche in rilievi alcuni fattori:1. nell’ attività d’impresa, rispetto all’ attività del libero professionista, i flussi d’arricchimento possono essere vari (basta pensare alle partecipazioni che vengono stipulate non tanto per il guadagno che comportano ma principalmente per avere rapporti strumentali funzionali all’ attività d’impresa). 2. nel reddito d’impresa ai componenti positivi (ricavi, plusvalenze, proventi di natura mobiliare, proventi di natura immobiliare, sopravvenienze attive, variazioni) si sottraggono quelli negativi. Un ricavo viene definito come tale quando è il corrispettivo per un bene o un servizio alla cui produzione è diretta l’attività d’impresa. Nel bilancio le singole voci sono tenute separate perché sono diversi i criteri di calcolo e come qualificare una voce in un modo rispetto ad un altro comporta notevoli differenze. Per avere un esempio basta pensare alle partecipazioni che possono essere viste sia come immobilizzazioni finanziarie che come attivo circolante, in ragione delle intenzioni per cui sono state acquistate dal contribuente. Altre voci assimilabili ai ricavi sono le indennità per la perdita di beni che avrebbero prodotto ricavi, contributi in conto esercizio, valore normale dei beni. L’art. 86 TU afferma che i beni che producono plusvalenze vengono individuati in modo residuale rispetto a quelli della categoria precedente. Tali plusvalenze non sono le stesse previste dall’ art. 67 TU (individuazione dell’ arricchimento prodotto dalla vendita solo di certi beni). Le plusvalenze dell’ art. 86 sono quelle relative ad ogni bene diverso dai beni prodotti o scambiati rientranti nell’ attività d’impresa. Perché dare centralità al fatto che un bene rientri o meno nell’ attività d’impresa? Perché se il bene è rientrante nell’ attività d’ impresa significa che quest’ultima ha sostenuto un costo per quel bene e di conseguenza (basta pensare ad es. all’ ammortamento per un bene immobile, un mezzo o un macchinario) ha avuto una riduzione di tassazione. il legislatore ha precisato solo alcuni casi di tassazione: cessazione a titolo oneroso inclusi atti assimilati a scambi a titolo oneroso, perdite di beni che vengono risarcite, beni assegnati ad attività diverse rispetto all’ attività d’impresa. Per calcolare la plusvalenza il calcolo di riferimento dato dal costo torico del bene a cui vengono sottratti ammortamenti e spese per la contrattazione. Qualora non si riesca a quantificare il valore del bene, si puà sempre far riferimento all’ art. 9 TU( valore normale del bene).

BUONA LA SINTESI



LEZIONE NUMERO 28 COMMENTO DI ELISA IMPERATORE
Per quanto riguarda la deducibilità delle spese inerenti alla propria attività (ad esempio un macchinario, un pc…), viene dato un vantaggio al contribuente, e cioè poter dedurre i costi di determinati beni dalla base imponibile, ma la norma disciplina solo in maniera generale il criterio di deducibilità. Dunque, essendo che viene data al contribuente la facoltà di decidere in merito ai beni da dedurre, è lo stesso contribuente che deve poi dimostrare all’erario l’attinenza del bene dedotto rispetto alla sua professione/attività. E l’erario si riserva di censurare queste scelte tramite la commissione tributaria (ad esempio una casa farmaceutica che organizza un congresso alle Maldive, e vuole dedurre i costi relativi al viaggio dei suoi ricercatori…). In base all’art. 54 Tuir ci sono per determinati beni delle quote forfetarie di deducibilità, in quanto questi beni vista la loro natura possono essere usati anche per scopi diversi (pensiamo alle spese telefoniche:la finanziaria 2007 ha ridisegnato la deducibilità dei costi relativi ai servizi telefonici: a partire dal 01/01/07 i costi telefonici di qualsiasi genere saranno deducibili per un importo pari all’80% del costo sostenuto. Tale nuova percentuale riguarda: tutti i tipi di trasmissione voce e dati (fissa e mobile, internet, fibre ottiche, ecc.); tutti i costi connessi i mezzi elettronici di comunicazione (costi di utilizzo, ammortamenti, canoni di leasing, costi di manutenzione, ecc.); sia le imprese (individuali o società) che i professionisti (individuali o in forma associata).
Altra problematica è che i beni strumentali di solito non si consumano subito ma vengono usati per l’attività per più periodi di imposta, per cui non viene dedotto l’intero costo del bene in un unico anno, ma esso è ripartito in più anni, in base alla perdita di valore del bene stesso.
Il meccanismo di ammortamento tributario diverge da quello civilistico, in quanto il secondo tiene conto di una logica prudenziale, cioè sarei portato a dedurre molto di più e dunque si riduce la base imponibile. Così nel diritto tributario si stabilisce per ogni tipo di bene la percentuale che è deducibile. L’esempio classico è quello dell’acquisto di un computer, sicuramente il valore di mercato scende rapidamente, per cui dal punto di vista civilistico sarei portato a dedurre tutto il costo subito, ma in realtà, salvo imprevisti (tipo un allagamento o un furto) il computer lo userò per più anni. Pertanto il legislatore, predeterminando le percentuali deducibili, vuole salvaguardare e massimizzare le entrate fiscali.

SI' IL CRITERIO CIVILISTICO E' SIA EFFETTIVO CHE PRUDENZIALE, NEL SENSO CHE RISPETTA L'EFFETTIVO USO DEL BENE, E NEL DUBBIO ADOTTA UN APPROCCIO ISPIRATO ALLA PRUDENZA. BENE IL RESTO.




COMMENTO ALLA LEZIONE 24 (studente di Rovigo) COMMENTO DI CINZIA ZAMBON
Nei redditi da capitale vi rientrano interessi e proventi di natura partecipativa come dividendi ma anche quote di una società. rispetto a tale categoria ci sono però 2 eccezioni: utili distribuiti ai dipendenti (che sono quindi redditi da lavoro dipendente) ed utili realizzati da associazioni in partecipazione( ad es. un corrispettivi ricevuto per aver effettuato una prestazione d’opera intellettuale in uno studio professionale). Rientrano nei redditi da capitale anche i proventi da fondi d’investimento mobiliare (fondi comuni gestiti da una società allo scopo di incrementarne il valore). In tale ipotesi la quota del fondo non corrisponde ad un titolo preciso, bensì la redditività è collegata a più titoli. Con riferimento a tali fondi emergono 2 profili problematici. 1. Il regime fiscale dei fondi d’investimento mobiliare è complesso e la redditività dei fondi stessi viene tassata in base al profitto maturato (quindi a scadenza prevalentemente periodica) e non in base al profitto realizzato effettivamente dall’ investitore (alla vendita della quota del fondo). 2. per le forme d’investimento di durata ultra quinquennale è prevista una forma di tassazione separata, nel senso che questi proventi formano una base imponibile separata dagli altri redditi, limitando così l’applicazione dell’ aliquota progressiva, applicando invece per tali proventi un’aliquota marginale più bassa. A tal fine il docente ha precisato la distinzione tra tassazione sostitutiva (in cui si applica una tassazione diversa da quella che invece dovrebbe essere applicata, come ad es. una tassazione alla fonte) e tassazione separata. Un altro esempio di tassazione separata è data dal TFR che viene erogato in un’unica soluzione alla risoluzione del rapporto di lavoro dipendente, ma che in realtà è stato accantonato periodo dopo periodo. La logica giustificatrice per quel che riguarda la tassazione del TFR è che in tal modo su esso non incide la progressività d’imposta, in quanto se fosse tassato insieme con gli altri redditi si applicherebbe, per il periodo di percezione, un’aliquota progressiva elevata costituendo una violazione del principio di proporzionalità con la capacità contributiva. L’aliquota applicabile al TFR viene calcolata su una redditività media tra più periodi e questo, in un certo senso, permette divedere tale forma di tassazione anche come sostitutiva. Per quel che riguarda i proventi derivanti da contratti c.d. di natura derivata (ad es. SWOT, detti anche permute finanziarie), questi possono essere visti come redditi da capitale quando comunque non portano ad avere una perdita, oppure possono rientrare nei redditi di tipo diverso quando possono portare sia ad utili che a perdite. La lezione prosegue parlando dell’ art. 46 TU che prevede un’ipotesi di presunzione semplice: da un punto di vista fiscale, le somme messe a disposizione dai soci alla propria società , se non è precisato a che titolo sono versate, si presume siano versate in base ad un contratto di mutuo, che è un contratto di tipo oneroso e per il quale si percepisce un interesse. Con tale presunzione l’Agenzia delle Entrate presume in capo al socio che effettua il conferimento un interesse, anche se di fatto questo non viene percepito. Tale meccanismo è simile ad una sanzione impropria (il soggetto che non ha precisato a che titolo avviene la transazione, pagherà imposte su un reddito che può anche non aver percepito realmente).

BENE LA SINTESI, UN PO' PIU' DI PRECISIONE CONCETTUALE SAREBBE AUSPICABILE, MA FREQUENZA REGISTRATA.




LEZIONE NUMERO 27 DI ELISA IMPERATORE
I redditi da lavoro autonomo sono disciplinati dall’art. 53 del Tuir, e cioè sono tutti quelli derivanti dalle attività professionali e artistiche.
Dunque la categoria ricompresa nel lavoro autonomo è molto vasta, non solo i classici esempi come medico, avvocato o notaio ma anche tutti coloro che esercitano un’attività professionale in maniera continua e prevalente, che sono iscritti in appositi albi e hanno una istruzione adeguata. Chi svolge questo tipo di attività, anche se svolge poche prestazioni all’anno, rimane comunque nella fattispecie dei redditi da lavoro autonomo, non rientra mai nella categoria dei redditi diversi (come redditi diversi consideriamo ad esempio una persona che fa il manovale in cantiere che magari va a fare un paio di consulenze in via saltuaria per altri cantieri, e come redditi da lavoro autonomo invece consideriamo le consulenze di un geometra o architetto che invece sono iscritti in appositi albi in quanto hanno delle qualifiche professionali e delle competenze specifiche).
Attività professionale significa attività svolta attraverso una particolare diligenza, un modus operandi che si è ottenuto con la pratica o con la formazione, un soggetto che è altamente specializzato. Il professionista/artista ha degli obblighi strumentali, come presentare e pagare la dichiarazione dei redditi e di conseguenza tenere le scritture contabili. Anche i professionisti, come gli imprenditori, calcolano il reddito in maniera analitica (La contabilità analitica rileva fatti di interna gestione, ossia i fatti e le operazioni che si riferiscono ai processi produttivi e distributivi), e cioè i proventi percepiti al netto dalle spese sostenute.
Vengono inoltre considerati redditi da lavoro autonomo anche quelli derivanti dall’utilizzazione economica delle opere dell’ingegno, dalla partecipazione degli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione quando l’apporto è dato dalla prestazione di lavoro, da brevetti o formule…

FREQUENZA REGISTRATA, BENE




LEZIONE NUMERO 26 DI ELISA IMPERATORE
I redditi da lavoro dipendente si dividono in due gruppi: quelli da lavoro subordinato (cioè rapporti alle dipendenze e sotto il controllo di altri), e quelli chiamati “assimilati”. Ad esempio per redditi assimilati sono quelli percepiti dai lavoratori soci delle cooperative. Il lavoratore subordinato se effettua delle prestazioni occasionali percepisce reddito da lavoro subordinato se rimane nel campo della propria attività lavorativa, se invece si tratta di un altro tipo di attività percepirà un reddito inquadrato nei “redditi diversi” in quanto attività occasionale. Ad esempio una guardia che lavora per la CIVIS e fa servizio di vigilanza notturna per i supermercati e centri commerciali, per cui è lavoratore subordinato, una sera va a fare il servizio di “buttafuori” per l’apertura di una discoteca. Mentre se durante il giorno va saltuariamente a fare le dimostrazioni per una palestra, quello che percepirà è un reddito diverso.
Poi un’altra categoria è quando manca un rapporto di lavoro, ma c’è un compenso dato al lavoratore per una prestazione determinata, come ad esempio il gettone di presenza.
L’ultima categoria comprende invece tutti i casi in cui non c’è alcuna connessione con l’attività lavorativa, ma ad esempio gli assegni coniugali, delle rendite vitalizie…
La base imponibile per il lavoratore dipendente è data dalla somma dei beni in denaro ed in natura al lordo delle spese. Fanno eccezione i contributi assistenziali e previdenziali obbligatori, in quanto la pensione che si percepirà alla fine del rapporto di lavoro e maturati gli anni contributivi, verrà tassata come reddito da lavoro subordinato. Altro esempio sono i buoni pasto, che vengono dati dal datore di lavoro ai dipendenti, e costituiscono dei titoli di credito, che non costituiscono però reddito imponibile.

BENE LA SINTESI (UN PO' TROPPO CIRCOSCRITTA, MA VA BENE)


LEZIONE 25 DI ELISA IMPERATORE
In questa lezione si analizza ciò che non è reddito da capitale, per cui ad esempio non viene prodotto reddito e dunque non c’è imposizione fiscale quando vi è solo un movimento di capitale tra il socio e la sua società (ad esempio un capitale sociale da € 50mila completamente versato, che viene portato a € 100mila). Per cui non produce reddito da capitale una somma in conto capitale per aumento di capitale, se il socio eroga un finanziamento alla società o da somme a fondo perduto, o se vengono ripartite le riserve… di solito tutto quel che il socio investe nella società, poi gli ritorna indietro.
Per cui anche se dal punto di vista fiscale queste operazioni non costituiscono reddito in quanto non viene prodotta nuova ricchezza, dal punto di vista economico rappresentano sempre e comunque un movimento di denaro. I redditi da capitale, i dividendi e i redditi di impresa commerciale (art. 48 Tuir) se percepiti nel quadro di un’attività di impresa commerciale, vengono sommati insieme agli altri redditi percepiti. Per quanto riguarda invece l’art. 45 Tuir riguardo alle somme di denaro date a mutuo, se non è determinato quale sia il tasso di interesse applicato, si applica il saggio legale, che è una presunzione relativa in quanto viene sempre ammessa la prova contraria. Nelle operazioni bancarie, che generano sia interessi passivi che attivi, questi ultimi si considerano percepiti indipendentemente da una possibile compensazione di partite.
Secondo l’art. 47 Tuir sono considerati non imponibili gli utili da partecipazione distribuiti in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione dalle società e da altri soggetti IRES, per una percentuale del 60% se si tratta di persona fisica, e per il 95% se si tratta di società di capitale. Questa scelta, apparentemente discriminante, è perché prima o poi la società di capitali distribuirà l’utile a persone fisiche, così si evita una doppia imposizione che non invoglierebbe nessuno a investire i propri capitali in società.
Infine si è accennato ai redditi da lavoro, la differenza tra i redditi da lavoro autonomo rispetto a quelli percepiti da lavoro dipendente e la deducibilità o meno delle spese sostenute.

BENE LA SINTESI, A VOLTE IL LINGUAGGIO PECCA DI SCARSA PRECISIONE, MA LA FREQUENZA E' REGISTRATA


LEZIONE NUMERO 24 DI ELISA IMPERATORE
Riprendendo i concetti sui redditi da capitale, viene ricordato che gli utili distribuiti ai dipendenti non sono considerati redditi da capitale, ma lo diventano se frutto di investimenti. Poi si è passati all’analisi dei contratti di associazione in partecipazione.
Il contratto di associazione in partecipazione è disciplinato dal C.C. dagli artt. 2459 e seguenti, l’art 2459 individua il contratto di associazione in partecipazione come quel contratto con il quale “l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso corrispettivo di un determinato apporto”. Questo tipo di contratto può essere inquadrato tra i contratti consensuali con due elementi essenziali: l’apporto dell’associato e la sua partecipazione agli utili dell’impresa. Si utilizzano questi tipi di contratti ad esempio in uno studio associato per inquadrare un praticante, e sono considerati redditi da lavoro autonomo. Mente per gli interessi, i dividendi delle Spa o le quote Srl, i proventi di natura partecipativa, i fondi comuni di investimento… sono redditi da capitale. Per i fondi mobiliari, che sono un insieme di risorse economiche utilizzate per acquistare fondi/azioni e simili, ci sono due problemi di natura operativa: il regime fiscale del fondo mobiliare e la durata dell’investimento. Caratteristica di questi fondi è che sono tassati sulla base del profitto maturato e non realizzato. Per quanto riguarda la durata le forme di investimento ultra quinquennale, hanno una forma di tassazione separata, i proventi vengono tassati separatamente dagli altri redditi, si applica una tassazione sostitutiva per abbattere la progressività, e cioè evitare l’aliquota progressiva più elevata. Esempio: il trattamento di fine rapporto che si accumula di busta paga in busta paga e incasso alla fine del rapporto di lavoro, perciò in questo periodo d’imposta pagherei l’imposta calcolata in base ad un’aliquota altissima, e ciò sarebbe contrario al principio della capacita contributiva previsto dall’art. 53 Cost. Per quanto riguarda invece i proventi di contratti di strumenti finanziari derivati, questi possono produrre reddito da capitale o redditi diversi a seconda della loro natura, e a seconda del fatto che possano produrre utili o perdite. Invece i finanziamenti che un socio fa alla società o le somme messe a disposizione delle società dai soci, si presume che siano date a mutuo.


BENE LA SINTESI





DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 37
Per C.F.C. intendiamo Società estere controllate. E’ un tipo di elusione fiscale rilevata negli Stati Uniti negli anni sessanta (prima disciplina che contrasta ciò). Queste Società statunitensi avevano Società controllate in paradisi fiscali, alle quali facevano transitare,depositavano i profitti. Molti profitti venivano confluiti ad una Società estera posizionata in paradisi fiscali (facendo si che i contratti stipulati da soggetti appartenenti ad uno stato dove non vi è la sede dell’impresa in questione direttamente con la sede filiale ubicata nel paradiso fiscale). Il problema rimanda, non elimina la tassazione, perché prima o poi i profitti tornano negli Stati Uniti, l’unica cosa certa è che non tornano subito. Lo Stato Americano non accetta economicamente questo ritardato legittimo pagamento. Allora fu introdotta una norma giuridica che prevede che quando una società estera controllata, si trova in un paradiso fiscale, è riconosciuta a tutti gli effetti come società statunitense, annulla la personalità giuridica ed obbliga la società statunitense a pagare i tributi qualora vengano prodotti dalla Società del paradiso fiscale (imperialismo tributario).Le norme tributarie degli stati europei si sino allineati al criterio degli States, infatti nella legge tributaria italiana, gli articoli 167-168 del T.U. sono finalizzati a scongiurare questa elusione fiscale (differimento tributario). Il regime C.F.C. serve proprio a questo ( da non confondere con la residenza in paradisi fiscali delle persone fisiche). Enti non commerciali sono quei soggetti che non sono persone fisiche, quindi assoggettati all’IRES che non sono imprese commerciali. La base imponibile IRES si calcola in base alla sommatoria algebrica dei vari redditi come avviene per le persone fisiche.In base all’attività dell’ente abbiamo una prestazione specifica che determina il reddito d’impresa e la prestazione occasionale che mi da il reddito diverso.
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ATTENZIONE! L'ELUSIONE ST ANEL DIFFERIMENTO D'IMPOSTA. LA DISTINZIONE CON IL REGIME DELLE PERSONE FISICHE, OVVIAMENTE, RIGUARDA SOLO LA BLACK LIST !!!
SINTESI APPENA SUFFICIENTE PER REGISTRARE LA FREQUENZA





DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 36
Fin dagli anni ottanta, particolarmente attento l’erario è stato nei confronti della componente negativa degli interessi perché è sempre stata al centro di manovre elusive, viene abbattuto il reddito tramite la componente degli interessi. Se una società o una persona fisica finanzia un’altra società e chiede una percentuale di interessi altissima, l’utile di questa società scenderà a dismisura e quindi le imposte calcolate sul reddito imponibile subiranno una sensibile diminuzione. Per evitare questo problema il legislatore ha introdotto una norma (articolo 110 T.U.), la quale prevede che gli interessi pagati da una società ad una persona fisica o da una società ad un’altra società non potrà mai superare il valore normale, che non è altro che il valore degli interessi che gli istituti di credito percepiscono per i propri finanziamenti (supponiamo sia il nove percento). In base alla legge possono essere fatte operazioni di finanziamento ma l’interessi devono essere interessi che rispettano il valore normale, se viene superato questo ammontare la quota deducibile sarà comunque calcolata rispetto al valore normale, nove percento dell’ammontare del finanziamento. Questo fenomeno si chiama Transfer Pricing. Tamponato questo tipo di elusione si è espanso un altro fenomeno legato alla componente degli interessi. Visto che la percentuale non può essere superiore al valore normale per aumentare la componente negativa veniva lievitata la somma richiesta, così facendo al voce degli interessi subiva comunque un aumento. Allora sin dal 2003 è stata introdotta una norma giuridica che cerca di bloccare questo fenomeno, infatti l’articolo 98 del T.U. prevede che l’ammontare del finanziamento, possa essere al massimo in rapporto di 4 a 1, se la società avrà un capitale complessivo di 500, potrà richiedere un finanziamento al massimo di 2000. Questo principio si chiama thin cap che significa capitalizzazione leggera. Questa deroga è valevole solamente per gli interessi e serve per contrastare l’illegittimo sgravio d’imposta.
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BENE LA SINTESI



DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 35
Nelle componenti negative del reddito d’impresa troviamo in primis i costi, questi fronteggiano i ricavi e sono determinanti per la produzione del bene, per esempio l’energia elettrica ecc. Le minusvalenze che fronteggiano le plusvalenze, per esempio se acquistiamo una quota azionaria di una determinata azienda, fiutando un affare che porterà nelle nostre casse un enorme guadagno vendendo poi la quota in un periodo futuro, ma non disponiamo capitale sufficiente, gli interessi passivi che dovremo versare a che ci concede il prestito, saranno costi dedotti dal contribuente. In questo caso non avviene un’evasione fiscale, nemmeno un’elusione, bensì un salto d’imposta. Sopravvenienze passive che fronteggiano sopravvenienze attive. Alcune specifiche componenti di costo sono guardate con particolare attenzione dal legislatore (pericolo di elusione fiscale). Beni strumentali che comprendono canoni di affitto noleggio ecc. come nel caso del bagnino che affitta la spiaggia del Demanio oppure della radio che paga il canone per la frequenza radiofonica allo Stato. Accantonamenti per rischi futuri. Questa è una quota di riserva dove una parte delle risorse prodotte viene accantonata per costi futuri, prelievo di una componente dall’imponibile che figura come costo, civilmente parlando è in linea con una logica prudenziale ma l’erario ha stabilito con gli articoli 105,106,107 la tassatività della fattispecie infatti l’accantonamento può essere fatto soltanto per specifici casi stabiliti dalla norma giuridica, mentre gli altri casi sono indeducibili, fiscalmente irrilevanti. Secondo l’articolo 109 del testo unico tutte queste voci rientrano nei costi.
Imputazione per competenza del costo così come rilevato, il costo assunto al lordo delle quote di ammortamento già dedotte, un costo materiale che è l’opposto del reddito proveniente da un bene materiale, compenso per gli amministratori in questo caso posso dedurre gli stipendi di questi,ma per evitare manovre elusive stabilire una determinata cifra che poi non verrà mai riscossa dai soci amministratori, in deroga al principio generale vengono calcolati secondo il principio di cassa.
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LO STESSO RAGIONAMENTO DEI COSTI VALE, OVVIAMENTE, ANCHE PER I SERVIZI. MA BENE PER IL RESTO

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 33
Nell’ambito dell’impresa commerciale per calcolare il reddito, dai ricavi sottraiamo i costi. In questo caso però è molto più complesso il ragionamento, rispetto al reddito da lavoro autonomo (avvocato parcelle meno spese), per l’impresa il flusso di arricchimento proviene da più fonti. Diversamente da tutti gli altri redditi, i redditi d’impresa sono la somma di tutte le componenti positive, ricavi, plusvalenze, sopravvenienze attive ecc. Sono divisi gli uni dagli altri perché diverso è il sistema di calcolo. Ricavo è tale quando è un corrispettivo per un bene o per un servizio alla cui prestazione è diretta l’attività di impresa. La cessione di un bene determina ricavo, se la nostra attività è statutariamente orientata verso al costruzione di quel determinato bene. Se io produco sedie vendendo sedie avrò un ricavo, se vendo altri prodotti avrò una plusvalenza. Nel bilancio di una società si riporta sia l’andamento di gestione sia lo stato patrimoniale. Immobilizzazione finanziaria: quando acquisto una partecipazione azionaria di una società, non per scopi di guadagno, ma per controllare l’impresa (scelta strategica), non avrò una plusvalenza, invece se acquisto per fare un investimento allora sarà una plusvalenza, questa diversa qualificazione è diversa dal punto di vista fiscale ed è demandata alla libera scelta del contribuente. Sono assimilate ai ricavi le indennità perpetue di beni che avrebbero prodotto ricavi (risarcimento per la distruzione di un bene), i contributi comunitari erogati ad imprenditori commerciali, i contributi in conto capitale (minor costo del bene), valore normale del bene che è il ricavo che viene imputato anche in assenza di questo (esempio il salumiere che si mangia un salame), perché ho comunque dedotto le spese per la sua produzione.
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L'INCIPIT E' UN PO' TROPPO SEMPLICISTICO: COME SI DETERMINANO I REDDITI D'IMPRESA ??? LE COMPONENTI IN REALTA' SONO PIU' ARTICOLATE DA QUANTO LEI TRATTEGGIA ALL'INIZIO, RIVEDA GLI APPUNTI ...


DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 32
Reddito di impresa commerciale viene calcolato sulla base dell’utile civilistico, del risultato del bilancio, delle scritture contabili (conto profitti e perdite).L’utile civilistico, il risultato del bilancio, non sono punti di arrivo ma punto di partenza del diritto tributario. Questa è un’altra delle macrocaratteristiche del diritto tributario che in linea generale sono: la forza di attrazione dei redditi, tassazione in base all’esercizio sociale, riporto delle perdite, utilizzare le risultanze civilistiche per i suoi interessi, limiti di deduzione dei costi, incentivazione fiscale, variazione rispetto al diritto civile. Per il reddito d’impresa commerciale abbiamo inoltre due principi di determinazione del reddito, sono il principio di competenza ed il principio d’inerenza.
PRINCIPIO DI COMPETENZA Quando una componente positiva e quando una componente negativa concorrono alla formazione del reddito d’impresa commerciale, l’art 109 del T.U. impone certezza e determinabilità dell’ammontare. Fino a quando non si hanno certezza e determinabilità questa componente non concorre a formare reddito imponibile (regola fondamentale). Costi e ricavi sono percepiti e sostenuti dal momento in cui hanno luogo i fatti o gli atti giuridici che li determinano (beni materiali consegna, beni immobili specie grandi opere stato di avanzamento dei lavori).
PRINCIPIO D’INERENZA Secondo l’art 109 comma 5 del T.U. si ha deducibilità di ogni costo astrattamente idoneo ad apportare benefici all’impresa. Astrattamente significa che non sempre il costo porta all’aumento di reddito, l’importante è che vi sia un collegamento fra il costo e l’attività. Per esempio vi può essere una casa farmaceutica che sostiene spese per la ricerca di un farmaco che non entrerà mai in commercio o una discoteca che spende per preparare una festa che per motivi amministrativi non verrà effettuata ecc.. Utilita, costo, attività non sono scontate ma ci deve essere una valutazione da dimostrare, infatti il contribuente cercherà sempre di sostenere che la spesa è sempre inerente alla sua attività. Per l’erario è sempre facile, anche se costoso, controllare i beni mobili, più difficile è il caso dei servizi ( spese di rappresentanza, vacanza offerta ai primari da una famosa casa farmaceutica ha incrementato le vendite ecc.). Spese di rappresentanza controllo difficile, spese di pubblicità controllo facile, l’erario corre ai ripari creando una norma che prevede che soltanto un terzo delle spese di rappresentanza sono deducibili. Ogni norma scritta fa delle vittime eccellenti infatti vi erano delle imprese che realmente spendevano in rappresentanza ed ora sono svantaggiate. Dal punto di vista operativo, il nostro imprenditore corre ai ripari trasportando il costo della rappresentanza al costo della pubblicità.
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BENE LA SINTESI, FREQUENZA REGISTRATA.

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 31
Tutti i soggetti che producono reddito d’impresa commerciale sono soggetti passivi IRES. Sono soggetti passivi dell’IRES tutti i produttori di reddito che non siano persone fisiche, nei cui confronti il presupposto dell’imposta si verifichi in modo unitario ed autonomo. Sono comprese le persone giuridiche in senso stretto ma anche altre entità prive della personalità giuridica. Per le persone giuridiche non ci sono problemi per gli altri soggetti occorre verificare di volta in volta l’esistenza dell’autonomia e dell’unitarietà del presupposto, in fatti è il modo di atteggiarsi del presupposto che individua il soggetto. Secondo l’articolo 81 del T.U. per gli enti commerciali tutto il reddito complessivo è considerato reddito d’impresa commerciale. Per reddito complessivo si intendono gli utili e le perdite nel periodo d’imposta. L’articolo 84 infatti permette la ricontabilità delle perdite, permette il riporto delle perdite in più periodi d’imposta. Un imprenditore se finisce il periodo d’imposta con degli utili dovrà pagare le imposte sul reddito prodotto, se chiude il periodo in perdita logicamente nulla dovrà all’erario ma nulla potrà richiedere a questo come risarcimento ma potrà utilizzare le perdite nel periodo d’imposta successivo per ridurre i profitti anche dal punto di vista fiscale.
E’ una norma logica in quanto la capacità contributiva deve riguardare il medio periodo d’imposta. Può succedere anche che l’impresa non riesca più a recuperare le passività in quanto queste aumentano anno dopo anno, in questo caso l’impresa non potrà più recuperare le proprie passività, succede allora che un’impresa che ha avuto molti profitti sia intenzionata ad assorbire l’impresa in deficit non per rilanciare quest’ultima bensì per recuperare le passività e versare mento imposte all’erario(compensazione dei redditi, roll over). L’impresa commerciale che assorbe un’impresa in perdita dovrà nel periodo d’imposta successivo dedurre tutte le perdite dal proprio imponibile.
FERRARI FABIO 074893


LA PRIMA FRASE E' ASSOLUTAMENTE SBAGLIATA. NE PRECISI MEGLIO I CONTORNI!
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