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martedì 18 dicembre 2007

La valenza delgli studi di settore

A cura di Antico Gianfranco
Azienda & Fisco N. 2/2005, Pag. 53, tuti i diritti riservati dall'autore e dall'editore.


Premessa
L'articolo 62-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331 (convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427) ha previsto
l'elaborazione e l'approvazione di appositi studi di settore, in relazione alle varie branche economiche di esercizio delle attività
imprenditoriali e professionali che, ai sensi dell'art. 3, comma 124, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, si applicano, ai fini dell'attività di
accertamento, a decorrere dal periodo d'imposta 1998.
Lo studio di settore individua, per ciascuna attività commerciale e di servizi, una serie di caratteristiche su cui costruire, su basi
matematico-statistiche, una stima dei ricavi presumibilmente attribuibili all'attività e, di fatto, formalizza i passaggi logici che svolgono gli
uffici fiscali nello stimare l'ordine di grandezza dei ricavi a fronte delle caratteristiche dell'attività, consentendo di determinare i ricavi e/o i
compensi attribuibili al contribuente, individuando la capacità di produrli, sulla base anche di fattori relativi all'attività, sia interni che
esterni.
Attraverso Ge.ri.co. - lo strumento informatico messo a disposizione dall'Amministrazione finanziaria per il corretto calcolo dei
ricavi/compensi - è possibile verificare la posizione del contribuente in ordine alla sua normalità statistica, cioè rispetto ai ricavi dichiarati
( congruità) e ai principali indicatori economici ( coerenza).

La congruità
Il ricavo si ritiene congruo quando è pari almeno al ricavo puntuale di riferimento. Diversamente, Ge.ri.co. indica il ricavo puntuale atteso e
il ricavo minimo ammissibile che segna la soglia inferiore di quel margine di oscillazione chiamato "intervallo di confidenza" entro il quale lo
scostamento è ritenuto possibile. Nel caso in cui il contribuente si adegui al ricavo puntuale, la rettificaè possibile solo se l'ufficio fiscale
sarà in grado di rettificare i dati presi a base per l'applicazione degli studi di settore. In caso, invece, di adeguamento all'interno
dell'intervallo tra il ricavo minimo e il ricavo congruo, fermo restando che si tratta comunque, di un ricavo possibile, l'Amministrazione
finanziaria potrà chiedere al contribuente di giustificare i motivi per i quali non abbia ritenuto di adeguarsi al cd. ricavo puntuale.

La coerenza
In ordine alla coerenza, invece, Ge.ri.co. verifica la regolarità dei principali indicatori economici caratterizzanti l'attività svolta dal
contribuente, valutata rispetto ai valori minimi e massimi assumibili con riferimento a comportamenti normali degli operatori del settore,
che svolgono l'attività con analoghe caratteristiche.
Le eventuali anomalie riscontrate negli indici di coerenza potranno essere utilizzate per la selezione delle posizioni da sottoporre a
controllo, pur in presenza di ricavi congrui (in questo caso, i verificatori utilizzeranno metodi di controllo e accertamento diversi da quelli
basati sugli studi di settore). In pratica, il contribuentepotrà risultare congruo, naturalmente o per adeguamento, ma non coerente, poiché
presenta degli indicatori economici non coerenti con la normalità dei casi.

Il caso di specie
Fatta questa necessaria premessa, nello specifico del parere richiesto, si può affermare che gli accertamenti basati sugli studi di settore
non possono essere effettuati nei confronti dei contribuenti che hanno rilevato in dichiarazione ricavi di ammontare non inferiore a quello
derivante dall'applicazione degli studi stessi - i ricavi di cui all'art. 85 del nuovo Testo Unico delle imposte sui redditi, esclusi quelli previsti
dal comma 1, lettere c) e d), sono determinati presuntivamente sulla base degli studi di settore, ai sensi del relativo decreto di
approvazione. Per la determinazione del reddito d'impresa, l'ammontare dei predetti ricavi derivanti dagli studi di settore, aumentato degli
eventuali altri componenti positivi - compresi i ricavi di cui all'art. 85, comma 1, lettere c) e d) - è ridotto dei componenti negativi
deducibili.
Qualora, per effetto di componenti negativi deducibili, l'impresa risulti in perdita, l'accertamento non può essere effettuato, sempreché -
beninteso- siano stati indicati in dichiarazione ricavi non inferiori a quelli derivanti dall'applicazione dello specifico studio di settore.
Naturalmente, nel caso in cui i ricavi dichiarati siano inferiori a quelli stimati da Ge.ri.co., gli uffici possono procedere all'accertamento,
anche se l'impresa risulti in perdita.
In ordine agli aspetti penali, si fa presente che, per effetto di quanto previsto dall'art. 10, comma 6, della legge 8 maggio 1998, n. 146 -
norma che si occupa delle modalità di utilizzazione degli studi di settore in sede di accertamento - così come sostituito dall'art. 1, comma
409, della Finanziaria 2005, la determinazione dei maggiori ricavi, corrispettivi e compensi, conseguenti all'applicazione degli accertamenti
effettuati dagli uffici mediante l'applicazione degli studi di settore, ovvero dichiarati per effetto di adeguamento, non è rilevante ai fini della
comunicazione di reato, essendo stato escluso l'obbligo della trasmissione all'autorità giudiziaria competente della notizia di reato d'ufficio,
ai sensi dell'art. 331 del Codice di procedura penale.

Riferimenti normativi
D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 62-bis
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