Google+ dirittotributario.eu: Lezione 9

mercoledì 10 ottobre 2007

Lezione 9

Nella lezione della prima ora di oggi abbiamo distinto fra di loro tre diversi tipi di illecito che hanno determinato conseguenze rilevanti sull'imponibilità o meno del reddito e soprattutto sulla possibilità di qualificare una forma di arricchimento come tale. Si chiede quindi agli studenti di ripercorrere insieme le tappe della distinzione valorizzando non tanto i profili sanzionatori, quanto quelli più "asetticamente" vicini alla materia chi si tratta in questo corso.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

ALESSANDRA GHEZZO (Rovigo) matr.063641
Lez. 9:
Premesso che per tributi si intendono i prelievi pecuniari che vanno ad incidere su fatti sintomatici di capacità contributiva, si è definito il reddito come il primo di tali fatti, o quantomeno il più importante ed evidente per il contribuente.
Si può individuare una pluralità di definizioni di reddito configgenti tra di loro.
Dal punto di vista economico esso è un arricchimento, un flusso di ricchezza di cui il soggetto è destinatario, derivato da qualsiasi fonte di guadagno.
Per il diritto tributario è reddito solamente ciò che viene considerato tale dalla legge tributaria, per cui il legislatore nell’art 6 TUIR nel definire le attività che concorrono a formare reddito imponibile fa proprio il criterio di tassatività.
Bisogna considerare ulteriori elementi di complessità per cui alla definizione di reddito concorrono anche l’attività svolta dal soggetto, il cespite impiegato ed in particolare il contesto giuridico.
Proprio da diversi contesti giuridici si possono individuare tre tipi di illecito che influiscono(in positivo o in negativo) sull’imponibilità del reddito.
La prima questione derivante da illecito amministrativo si pone sulla deducibilità dal reddito, per la determinazione della base imponibile, di sanzioni comminate al soggetto durante lo svolgimento della propria attività (si è fatto l’esempio del rappresentante di commercio a cui vengono comminate sanzioni per infrazioni al codice della strada commesse per raggiungere il maggior numero di clienti)ma dalla nozione di reddito data dal legislatore si comprende che solo i costi per beni e servizi riguardanti l’attività sono deducibili, in tal caso i comportamenti antigiuridici tenuti nulla hanno a che fare con l’attività svolta.
Il secondo problema si pone di fronte ai proventi derivanti da attività illecite penalmente rilevanti (si fa il caso del commercio di droga), ci si pone l’interrogativo se questi rientrino nella nozione di reddito propria del diritto tributario.La risposta al quesito è che essi non possono essere considerarti tali in quanto manca il presupposto del possesso del reddito dal momento che i proventi dell’attività illecita vengono sequestrati assieme alla merce dall’autorità giudiziaria.
Il terzo caso che ci si presenta ci pone il problema della qualificazione come reddito di guadagni derivanti da attività contrarie al buon costume.
La risposta a tale quesito ci viene offerta da una sentenza della commissione tributaria regionale della Lombardia secondo la quale le somme percepite in tale modalità non possono considerarsi reddito ma sono somme a valenza risarcitoria per la perdita di integrità morale dovuta allo svolgimento di siffatta attività.

Anonimo ha detto...

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 9
Nella parte finale di questa lezione, dopo aver illustrato il significato della parola reddito, abbiamo distinto fra di loro i tre tipi di illecito possibili e come la materia tributaria tratta questi diversi comportamenti: nel primo caso il nostro soggetto esercita un’attività illecita, per esempio commercia sostanze stupefacenti, comportamento vietato dalla legge italiana, secondo il diritto tributario non è previsto nessun tipo di pagamento delle imposte, in quanto il provente dell’attività illecita arricchisce il soggetto, come nel caso del reddito per le attività lecite, ma al tempo stesso non può essere considerato un reddito. In questo caso il nostro “commerciante” avrà conseguenze di tipo penale ( sequestro della merce, dei mezzi e degli averi eventualmente posseduti ) ma nulla dovrà versare all’erario per quanto riguarda la materia tributaria. Nel secondo caso (signora professionista),il nostro soggetto esercita un’attività, seppur permessa in quanto la prostituzione non è reato, non riconosciuta come tale dal diritto tributario, perciò nulla dovrà all’erario in quanto la forma di arricchimento della professionista non viene considerato un reddito ma una sorta di compenso per la prestazione effettuata. Diverso invece il caso dell’imprenditore che svolge un’attività lecita ma tiene un comportamento illecito, per esempio un ristoratore che si serve di camerieri e personale non in regola, senza contratto di lavoro, in questo caso il soggetto commetterà un illecito amministrativo e/o penale, dovrà pagare una sanzione pecuniaria molto elevata ma comunque il suo comportamento maldestro non influisce sulla determinazione del reddito, infatti il pagamento della sanzione non è rilevante ai fini dell’imposizione fiscale. Il nostro imprenditore pagherà un imposta calcolata in base al proprio reddito non tenendo conto delle pesanti sanzioni dovute.


FERRARI FABIO 074893

Marilena ha detto...

LEZIONE 9
Esistono trre diversi tipi di illeciti chehanno determinato conseguenze rilevanti sull'imponibilità o meno del reddito e soprattutto sulla possibilità di qualificare una forma di arricchimento come tale. Si distinguono a sconda del disvalore della condotta.
Sanzione impropria: magiorazione di una imposta a prescindere da una effettiva capacità contributiva; omessa contabilizzazione di costi, fatturazioni per operazioni inesistenti; effetti parasanzionatori.
Marilena Lo Carmine

Marco ha detto...

Molto bene Sig.na Ghezzo, nulla da rilevare sostanzialmente.

Marco ha detto...

Bene anche lei Sig. Ferrari.
Controlli giusto un poco l'uso dei concetti, ma per il resto va bene.

Elisa Imperatore ha detto...

LEZIONE 9: Con la parola TRIBUTO indichiamo sostanzialmente i prelievi pecuniari che vanno ad incidere sulla capacità contributiva di ogni soggetto. Abbiamo visto che la capacità contributiva dei soggetti viene “misurata” attraverso il reddito. Ci sono varie definizioni corrispondenti alla parola REDDITO: dal punto di vista economico il reddito rappresenta un arricchimento, un flusso di denaro derivante da qualsiasi fonte di guadagno (lavoro, essere possessori di beni immobili…). Mentre viene definito reddito dal punto di vista del diritto tributario solamente quello che è previsto dalla legge tributaria, e che è definito nel TUIR.
Il legislatore nel definire le attività che concorrono a formare reddito imponibile, impone di considerare ulteriori elementi di complessità che concorrono alla definizione di reddito, e cioè l’attività svolta dal soggetto, il cespite impiegato e il contesto giuridico che ci permette eventualmente di rilevare gli illeciti commessi. E cioè per quanto riguarda il reddito imponibile possiamo avere tre fattispecie di illecito che possono influire.
ILLECITO AMMINISTRATIVO Se durante l’attività di un soggetto, a costui vengono comminate delle sanzioni, questo non significa che, perchè ricevute durante lo svolgimento dell’attività lavorativa/produttiva, siano deducibili, in quanto non vengono compresi come costi dell’attività i comportamenti che violano la legge e che dunque comportano dei costi (sanzioni).
ILLECITO PENALE Per quanto riguarda redditi derivanti da attività illecite, come il commercio di droga, ci si chiede se rientrino nella nozione di reddito prevista dal diritto tributario, ma essi non possono esser considerati tali in quanto manca il requisito del possesso del reddito nel momento in cui deve essere preso in considerazione ai fini impositivi. Il reddito derivante da queste attività illecite è calcolabile solo nel momento in cui tali proventi vengano sequestrati dalle forze dell’ordine.
REDDITI DERIVATI DA ATTIVITA’ CONTRARIE AL BUON COSTUME In questa fattispecie ci basiamo su una sentenza della regione Lombardia, in cui si dice che le somme percepite da tali attività non possono essere considerate reddito, ma sono in realtà somme “risarcitorie” per la perdita di integrità e immagine dovuta al fatto di aver svolto una attività contraria al buon costume.

Marco ha detto...

Per IMPERATORE:

VALIDA la sintesi: frequenza registrata.

Marco ha detto...

Per LO CARMINE:

la sintesi non è sufficiente per accertare la frequenza alla lezione.

Marilena ha detto...

Lezione 9
Per TRIBUTO si intende sostanzialmente il prelievo pecuniario che va ad incidere sulla capacità contributiva di ogni soggetto, posto che la capacità contributiva dei soggetti viene “misurata” attraverso il reddito. Ci sono varie definizioni corrispondenti alla parola REDDITO: dal punto di vista economico il reddito rappresenta un arricchimento, un flusso di denaro derivante da qualsiasi fonte di guadagno (lavoro, essere possessori di beni immobili…). Invece viene definito reddito dal punto di vista del diritto tributario solamente quello che è previsto dalla legge tributaria, e che è definito nel TUIR.
Il legislatore nel definire le attività che concorrono a formare reddito imponibile, impone di considerare ulteriori elementi di complessità che concorrono alla definizione di reddito, e cioè l’attività svolta dal soggetto, il cespite impiegato e il contesto giuridico che ci permette eventualmente di rilevare gli illeciti commessi. E cioè, per quanto riguarda il reddito imponibile, possiamo avere tre fattispecie di illecito che possono influire (illecito amministrartivo, illecito penale, redditi derivanti da attività contrarie al buon costume).
ILLECITO AMMINISTRATIVO Se durante l’attività di un soggetto, a costui vengono comminate delle sanzioni, questo non significa che, perchè ricevute durante lo svolgimento dell’attività lavorativa/produttiva, siano deducibili, in quanto non vengono compresi come costi dell’attività i comportamenti che violano la legge e che dunque comportano dei costi (sanzioni).
ILLECITO PENALE Per quanto riguarda redditi derivanti da attività illecite ci si chiede se rientrino nella nozione di reddito prevista dal diritto tributario, ma essi non possono esser considerati tali in quanto manca il requisito del possesso del reddito nel momento in cui deve essere preso in considerazione ai fini impositivi. Il reddito derivante da queste attività illecite è calcolabile solo nel momento in cui tali proventi vengano sequestrati dalle forze dell’ordine.
REDDITI DERIVATI DA ATTIVITA’ CONTRARIE AL BUON COSTUME. Per esaminare questa fattispecie ci basiamo su una sentenza della Regione Lombardia, in cui si dice che le somme percepite da tali attività non possono essere considerate reddito, ma sono in realtà somme “risarcitorie” per la perdita di integrità e immagine dovuta al fatto di aver svolto una attività contraria al buon costume.

Marilena Lo Carmine