Google+ dirittotributario.eu: Lezione 4

mercoledì 3 ottobre 2007

Lezione 4

In quest'ora di corso, come già indicato nel Podcast 2007 ci siamo soffermati ancora sull'art.53 della Costituzione, e più in particolare sulla sua efficacia come fondamento e limite della pretesa impositiva.
Nel chiedere agli studenti interessati una veloce sintesi dell'ora di lezione, aggiungerei la richiesta di specificare meglio quest'ultimo profilo (peraltro non nuovo e già tratteggiato in precedenti lezioni).
E ancora, perché ho sostenuto che l'imposta di registro sembra assumere una doppia valenza nel nostro ordinamento, sia come imposta che come tassa, almeno dal punto di vista concettuale ?
E' possibile tutto questo ?

7 commenti:

Anonimo ha detto...

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 4
L’art. 53 della Cost. è una linea guida per il legislatore, cioè stabilisce la capacità contributiva come fondamento e limite della pretesa tributaria. FONDAMENTO perché si può chiedere una prestazione pecuniaria imposta in assenza di una contropartita se e solo se la stessa si colleghi o si ricolleghi alla capacità contributiva, come per il diritto penale, secondo il principio di tassatività, il contribuente deve avere la certezza di pagare esattamente ciò che deve in base alla propria capacità contributiva. LIMITE perché non si può pretendere dal contribuente una prestazione pecuniaria imposta superiore alla propria capacità contributiva, per esempio nel caso di un esproprio per pubblica utilità io vado oltre la capacità contributiva del soggetto espropriato, però in questo caso andiamo al di fuori della materia tributaria. Concludendo secondo l’articolo 53 della Cost. la capacità contributiva è stabilita dal legislatore il quale regola l’imposizione fiscale producendo norme giuridiche di facile interpretazione sia da parte del contribuente che degli organi di controllo.
L’IMPOSTA DI REGISTRO è anch’essa una prestazione pecuniaria imposta, il presupposto è la conclusione di un negozio giuridico. La volontà di immettersi nel traffico giuridico, cioè la volontà di concludere contratti, la necessità di adire l’autorità giurisdizionale, manifesta una certa capacità contributiva. Imposta in quanto mi viene chiesta una percentuale di un contratto, decreto,sentenza in base al valore del documento di cui chiedo la registrazione.Eseguendo una registrazione, pagando l’imposta di registro io ottengo inoltre, grazie all’imposizione del timbro-datario, un’imposizione della data certa della registrazione, quindi ottenendo la certificazione della data da parte della pubblica amministrazione, sto ricevendo un corrispettivo in cambio di ciò che ho pagato, per concludere l’imposta di registro sembra assumere una doppia valenza nel nostro ordinamento, sia come imposta che come tassa.

FERRARI FABIO 074893

Elisa Imperatore ha detto...

“Art. 53 Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”
Dunque non si può chiedere al contribuente di versare di più rispetto alla somma alla quale egli è tenuto in base alla sua capacità contributiva. Per verificare quale sia la capacità contributiva, o meglio l’idoneità del contribuente, si fa affidamento al reddito percepito, e ai capitali posseduti. ESEMPIO: Non è di certo preso in considerazione il possesso di cani, in quanto non sempre e non necessariamente chi ne possiede uno è più ricco o meno ricco rispetto a chi non ne possiede nessuno. Anche se presumibilmente chi possiede un cane di razza ha più disponibilità economica rispetto a chi ha un meticcio…
Definire quale sia l’aliquota giusta da applicare, o meglio quale sia la soglia limite oltre la quale da imposta si passerebbe a espropriazione di cespite, non è una cosa così semplice da definire. La capacità contributiva pertanto viene fissata a priori dal legislatore, perché anche nel diritto tributario si ha esigenza di certezza. Non solo… ad esempio è fatto divieto dalla legge 212/2000 di istituire nuove imposte tramite un decreto legge, altrimenti chissà quante ne verrebbero aggiunte motivate da un presunto carattere d’urgenza!
Per quanto riguarda l’imposta di registro, è sicuramente possibile che nel nostro ordinamento essa assuma la doppia valenza di imposta e tassa, anche se la differenza non assume contorni netti. Nel caso specifico del contratto di locazione a prima vista sembrerebbe a tutti gli effetti una tassa, in quanto le due parti del contratto per poterlo registrare, e dunque renderlo valido a tutti gli effetti, devono pagare al 50% l’imposta di registro calcolata sull’ammontare annuo del canone di locazione. Chiunque stipuli un contratto di locazione è tenuto a pagare l’imposta di registro, per cui non la collettività, ma solo le parti del contratto. Ma in realtà l’imposta di registro è appunto imposta in quanto sia il locatore che il conduttore, pagandola e quindi registrando regolarmente il contratto, evidenziano la loro volontà “di immettersi nel traffico giuridico”, e cioè essere tutelati in tutto e per tutto per le clausole espresse nel contratto stesso. Ad esempio nel caso in cui il locatore voglia disdire il contratto perché gli serve improvvisamente l’immobile locato, non può farlo, se non nei termini previsti dal contratto, il canone di locazione non può essere aumentato a piacimento, il conduttore sa che verrà messo in mora qualora non provveda a pagare l’affitto… Inoltre con la registrazione il contratto diventa opponibile a terzi.
Ma forse in maniera più corretta ha “vinto” la definizione di imposta in quanto in tutta Italia valgono gli stessi criteri di imposizione, cioè sia in Veneto che in Calabria ha un costo uguale registrare un contratto di locazione che ammonta a € 6.000,00 annui. La tassa, anche se sembrerebbe più adeguata come definizione perché non tutti i stipulatori di contratti di locazione poi hanno reale necessità di entrare nel “traffico giuridico” è un qualcosa di più discrezionale, si pensi alle tasse universitarie, ogni università è libera di decidere importi e modalità di pagamento!
Elisa Imperatore 056236

Marco ha detto...

Per quel che riguarda le osservazioni di Fabio Ferrari, direi che va bene. attenzione, anche se non dubito assolutamente che il richiamo dello studente sia in questo senso, che il "valore dell'atto" è in realtà il corrispettivo praticato o comunque il valore della prestazione prevista come oggetto del contratto.
Bene.
Per quel che riguarda le osservazioni di Imperatore Elisa, molto bene.
Non mi preoccuperei tanto dei decreti legge, anche perché la successiva mancata conversione risolverebbe molti dei problemi da lei indicati, e la natura di periodo delle maggior imposte il resto. Tuttavia, sul piano prettamente operativo, concordo con lei che molte "tensioni" sarebbero evidenti.
Piano poi con la questione della opponibilità del contratto a terzi: a volte la data certa è utile, altre volte no. Nel caso di cessione di un bene mobile a più soggetti, se non ricordo male il codice civile privilegia il primo possesso. Prior in tempore potior in iure. Vice il primo che, fattualmente, viene a disporre del bene.
Era questa la mia preoccupazione: la pubblicità della data (la sua natura "certa") non comporta necessariamente "pubblicità" dell'intero atto. Anzi, i due effetti lavorano su piani completamente distinti.

cinzia zambon ha detto...

COMMENTO A LEZIONE 4 DIRITTO TRIBUTARIO

Tale lezione inizia parlando degli art. 23 e 53 della Cost., pilastri fondamentali della materia tributaria, ed accennando anche all’art. 117. Si segue facendo riferimento alla L. 2012/2000, statuto che, tra le varie materie analizzate, impone al legislatore il divieto di ricorrere a decreti legge e a decreti interpretativi. Tale divieto è stato più volte violato dal nostro legislatore, andando anche contro ai principi de “Il popolo è sovrano” e al divieto di interpretazioni su questioni in cui è necessaria certezza sia per lo Stato sia per il contribuente. La lezione prosegue ponendo in evidenza il fatto che le prestazioni pecuniarie imposte possono essere richieste solo se collegate alla capacità contributiva del contribuente. Ma ci sono imposte che incidono su fatti o atti che non identificano direttamente la capacità contributiva e che più di rispettare i requisiti di un’imposta, rispettano maggiormente quelli della tassa (il prof. ha fatto l’esempio dell’imposta di registro di un decreto ingiuntivo richiesta al cliente e quest’ultimo doveva poi rivalersi sul debitore che aveva dichiarato fallimento). Mi chiedo se è possibile immaginare un tertium genius piuttosto che definire, forse in modo improprio imposta un tributo che oltre ad assolvere ai fini economici, attribuisce anche data certa la registrazione dell’atto stesso. La lezione segue poi facendo degli esempi su cosa può o meno rientrare nella definizione di reddito. Ovviamente, nel tentativo di quantificare la capacità contributiva, si deve privilegiare l’interpretazione più conforme all’art. 53 Cost. Questo è necessario non solo per garantire certezza ma anche per garantire il più possibile il contribuente (se ad es. si introduce un’imposta sul reddito questa non deve colpire anche il patrimonio). Per comprendere maggiormente la capacità contributiva di un soggetto le autorità controllanti utilizzano anche strumenti presuntivi, ma anche in tale ambito si devono seguire delle regole di ragionevolezza.

Marco ha detto...

Per C. Zambon:
bene la sintesi.
No, di tertium genus è meglio lasciar perdere. Oramai il registo è stato annoverato fra le imposte e ci si torva benissimo.
"Entia non sunt moltiplicanda sine necessitate". Credo e spero che valga anche per le figure giuridiche che farebbero felici solo gli accademici, e molto meno i pratici (per non parlare degli studenti).

Marilena ha detto...

LEZIONE 4
In questa lezione è stato commentato l'Art. 53 Cost."Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” il quale stabilisce la capacità contributiva come fondamento e limite dell'imposizione fiscale.
Infatti secondo il principio di tassatività il contribuente deve avere la certezza di pagare esattamente in base alla propria capacità contributiva.n Il legislatore attraverso l'art. 53 regola l'imposizione fiscale producendo norme giuridiche di facile interpretazione per il contribuente e per gli organi di controllo. La capacità contributiva pertanto viene fissata a priori dal legislatore, perché anche nel diritto tributario si ha esigenza di certezza. Non solo, ad esempio è fatto divieto dalla legge 212/2000 di istituire nuove imposte tramite un decreto legge, altrimenti chissà quante ne verrebbero aggiunte motivate da un presunto carattere d’urgenza!
Per quanto riguarda l’imposta di registro, è sicuramente possibile che nel nostro ordinamento essa assuma la doppia valenza di imposta e tassa, anche se la differenza non assume contorni netti. Nel caso specifico del contratto di locazione a prima vista sembrerebbe a tutti gli effetti una tassa, in quanto le due parti del contratto per poterlo registrare, e dunque renderlo valido a tutti gli effetti, devono pagare al 50% l’imposta di registro calcolata sull’ammontare annuo del canone di locazione. Chiunque stipuli un contratto dilocazione è tenuto a pagare l’imposta di registro, per cui non la collettività, ma solo le parti del contratto. Ma in realtà l’imposta di registro è appunto imposta in quanto sia il locatore che il conduttore, pagandola e quindi registrando regolarmente il contratto, evidenziano la loro volontà di tutelarsi giuridicamente.

Marco ha detto...

Per LO CARMINE:

bene la sintesi.
Frequenza registrata.