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lunedì 22 ottobre 2007

Lezione 23

Oggi è cominciata la trattazione dei redditi da capitale.
L'approccio fortemente generale alla problematiche sottese da questa nuova categoria impone una analisi generale degli argomenti trattati.
per questo motivo chiedo agli studenti una sintesi della lezione che sia in grado di tener conto, e dare atto, di tutte le questioni più importanti trattate.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 23
Secondo le norme di diritto tributario, sono redditi da capitale, tutti quei redditi stabiliti dall’articolo 44. Sono redditi da capitale gli interessi e gli altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti, in questo caso, abbiamo un reddito, perché la banca mi paga un corrispettivo in cambio della mia prestazione, quindi pago le imposte su questo reddito. Esistono altri tipi di interessi, gli interessi per dilazione, per esempio se vendo un prodotto a rate, colui che lo acquista pagando il corrispettivo,pagherà anche una quota relativa all’interesse, in questo caso il corrispettivo si lega per accessorietà al reddito principale e partecipa alla formazione della quota imponibile IRPEF o IRES. Diversi invece sono gli interessi di mora, in questo caso hanno una funzione risarcitoria del danno subito per il ritardato pagamento, perciò usciamo dalla logica del reddito imponibile e nulla è dovuto all’erario. Nel caso delle obbligazioni, la ditta che le emette garantisce in cambio del denaro prestato un interesse oppure emette un titolo di valore più alto del denaro prestato (zero coupon), in entrambi i casi in termini monetari non vi è differenza, ma in ambito fiscale la differenza c’è infatti nel primo caso percepirà gli interessi come corrispettivo dell’operazione effettuata, nel secondo caso abbiamo avuto una plusvalenza ed interessi zero. Le rendite, se perpetue rientrano nei redditi da capitali invece se sono vitalizie sono assimilate alle pensioni e cioè tassate come redditi da lavoro subordinato. Sono ritenuti redditi da capitale anche le fideiussioni (personale) ipoteche (reale), in questi casi abbiamo corrispettivi per prestazione di garanzia perché sottendono un impiego di risorse economiche.
FERRARI FABIO 074893

Marco ha detto...

PER FERRARI:
Bene ma attenzione:

"colui che lo acquista pagando il corrispettivo,pagherà anche una quota relativa all’interesse, in questo caso il corrispettivo si lega per accessorietà al reddito principale"
in realtà a correlarsi al corrispettivo è l'interesse, che viene attratto per "assorbimento" al corrispettivo dell'operazione
"... Nel caso delle obbligazioni, la ditta che le emette ..."
parli sempre di società, la ditta è un'altra cosa, ve lo hanno spiegato sicuramente.

cinzia zambon ha detto...

COMMENTO ALLA LEZIONE N° 23 (studente di Rovigo)
I redditi da capitale vengono inquadrati dall’ art. 44 TU che al 1° comma lett. h prevede una norma di chiusura che ha intrinseca in sé la definizione: redditi derivanti dall’ impiego di capitale (vi rientra quindi sia il reddito da capitale finanziario che quello da capitale di rischio). La lett. A di tale art. è abbastanza chiara in quanto fa riferimento a contratti tipici, ma parlando di interesse non si distingue tra quello moratorio (che ha funzione compensativa e risarcitoria), interesse inteso come accessorio e quello inteso come corrispettivo (ad es. corrispettivo contro una concessione di dilazione di pagamento). Parlando dei redditi da capitale finanziario, un titolo obbligazionario particolare è il c.d. titolo a zero coupon in cui la plusvalenza viene calcolata anticipamene e va a sostituire l’ interesse stesso (anche se dal punto di vista economico l’operazione porte agli stessi risultati). Questa diversa qualificazione giuridica nel nostro ordinamento non crea grandi differenze, mentre queste sono state presenti in altri ordinamenti come in passato quello nipponico dove non era prevista la tassazione sulle plusvalenze. Rientrano nei redditi da capitale le rendite perpetue, mentre ne sono escluse quelle vitalizie (che invece vengono assimilate al reddito da lavoro subordinato). Altra categoria che rientra nei redditi da capitale sono i corrispettivi per le concessioni di garanzia (ad es. fideiussioni ma si presume anche garanzie atipiche).

Elisa Imperatore ha detto...

LEZIONE NUMERO 23
Vengono considerati redditi da capitale quelli elencati dall’art. 44 del TUIR, e cioè gli interessi e gli altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti; o meglio tutti i redditi derivanti dall’impiego di capitale. Ad esempio se io deposito una certa somma in un libretto di deposito, la banca ha a disposizione il mio capitale per effettuare investimenti, e in cambio mi corrisponde interessi attivi, sui quali andrò a pagare le imposte. Gli interessi si distinguono dunque in attivi e passivi, in moratori, interessi corrispettivi… gli interessi moratori, in quanto avendo essi natura risarcitoria del danno subito per il ritardo nel pagamento, non sono inclusi nella base imponibile. Gli interessi corrispettivi, ai fini dell’imponibilità, seguono il reddito principale, e partecipano alla formazione della base imponibile (ad esempio quando si ricevono i soldi a rate). Ci sono poi le obbligazioni, che sono titoli di credito emessi da società o enti pubblici che attribuiscono al possessore il diritto al rimborso del capitale più un interesse, e il cui scopo è il reperimento di liquidità, in cui la plusvalenza viene calcolata anticipatamente e va a sostituire l’interesse stesso e sono tassate. Esistono inoltre le rendite, che si distinguono in perpetue e vitalizie… le prime sono considerate come redditi da capitali, le seconde ne sono invece escluse perché vengono assimilate al reddito da lavoro subordinato. Infine sono ritenuti redditi da capitale anche le fideiussioni, che sono concessioni di garanzia.