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domenica 21 ottobre 2007

Lezione 15

La nozione di residenza come criterio di determinazione della base imponibile e e la soggettività passiva: questo l'argomento di fondamentale importanza trattato oggi.
Oltre a una sintesi della lezione chiedo agli studenti di ripercorrere i ciriteri di cui all'art. 2 del TUIR tentandone una sommaria esegesi. Sareste anche in grado di individuare il decreto ministariale che fissa la "Black list", ossia la lista dei paradisi fiscali ai fini dell'art. 2bis ?

5 commenti:

Anonimo ha detto...

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 15
Altro criterio importante in materia tributaria è il criterio di territorialità (regole che impongono a determinate persone di pagare le imposte). Il primo criterio a cui il legislatore pensa è quello della residenza, pagano le imposte in Italia, in prima approssimazione, i soggetti residenti in Italia. Sono tassati in Italia anche i redditi prodotti da persone non residenti nel nostro paese purché la loro fonte sia localizzata in Italia, esempio: un nobile inglese compra un casolare in Toscana e qui ci viene a Luglio ed Agosto, le tasse le paga alla corona inglese tranne le imposte sul reddito del fabbricato da esso posseduto in Italia. Un artista straniero che effettua un concerto in Italia dovrà pagare le imposte relative al reddito di quello specifico concerto all’erario italiano. Il discorso cambia in base al fatto che il cittadino contribuente oltre che produrre il determinato reddito in Italia vi sia anche residente, infatti il cittadino residente paga le imposte per tutti i propri redditi prodotti, sia in Italia che all’estero, mentre lo straniero solo per l’eventuale reddito prodotto in Italia. Residente uguale soggetto IRPEF (art. 2 DPR 917/86 ), se un soggetto persona fisica è residente, pagherà l’imposta sui redditi, qualsiasi tipo di reddito (lavoro autonomo,impresa commerciale,diritti di autore), ovunque siano prodotti nel mondo. Sorge quindi il problema di quando un cittadino è ritenuto dall’erario residente in Italia. Dal punto di vista formale non ci si scappa, un cittadino è residente quando è iscritto regolarmente nei registri anagrafici di residenza in un comune italiano, cessa di esserlo quando vi è una cancellazione ed un’iscrizione in una nazione estera, dal punto di vista sostanziale il discorso è più complesso, domicilio è la sede della propria attività economica o professionale, la residenza è la sede degli effetti personali e familiari. In questo caso l’onere della prova, della presunta residenza nel territorio italiano, del soggetto in questione per un periodo di almeno sei mesi ed un giorno all’anno, spetta all’agenzia delle entrate attraverso filmati, fotografie, testimonianze ecc. Secondo l’articolo 2 bis del DPR 917/86 si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, infatti secondo il Decreto Ministeriale 4 Maggio 1999 la presunzione di residenza opera per i cittadini italiani che abbiano stabilito la loro residenza negli stati o territori della black list. Per black list ci si intende una lista di stati o territori che hanno un’imposizione fiscale nulla o non collaborano con il sistema tributario italiano.
FERRARI FABIO 074893

Marco ha detto...

Per FERRARI

"Residente uguale soggetto IRPEF "
in che senso ?

Corretta la citazione del decreto, bene per il resto.

Anonimo ha detto...

Il reddito(inteso come ricchezza nuova)prodotto da un professionista,da un lavoratore dipendente da un imprenditore lo si riesce ad inquadrare solo quando l'attività finisce.Quindi per convenienza le imposte sul reddito vengono applicate periodo per periodo(imposte di periodo)mentre nel caso delle persone fisiche anno per anno.Il reddito si considera posseduto quando entra nel patrimnio del contribuente(criterio di cassa)ai sensi dell art 1 TUIR,questo vale per i redditi di capitale per i redditi di lavoro autonomo e per i redditi di lavoro subordinato.Per i redditi d'impresa vale un altro criterio,quello di competenza,il reddito si considera posseduto quando l'imprenditore commerciale ha ceduto il bene o prestato il servizio all'interno della sua attività.Per l'imprenditore commerciale quindi il momento di tassazione è anticipato rispetto al momento di effettiva percezione del reddito.Parimenti importante sono i criteri di territorialità.Come abbiamo già detto per le società di capitali il periodo d'imposta varia a seconda dei loro esercizi contabili mentre per le persone fisiche va dall'1//01 al 31/12 di ogni anno.La costituzione cita testualmente:" tutti sono tenuti a concorrere alla pubbliche spese in ragione dello loro capacità contributiva".Pagano le imposte in Italia i residenti.Sono inoltre tassati in Italia i redditi prodotti da persone non residenti nel nostro paese purchè la loro fonte sia localizza in Italia.Se un soggetto è residente nel nostro paese sono tassati tutti i suoi redddi ovunque prodotti nel mondo,questo vale per ogni tipo di reddito(art 2.1 TUIR).Al comma secondo dello stesso troviamo che si ritengono residenti nel nostro paese le persone che per la maggior parte del periodo d imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio
dello Stato il domicilio o la residenza.Ai fini della prova del fittizio trasferimento di residenza l'onere spetta all'Agenzia delle Entrate,la quale deve dimostrare che il soggetto in questione si è solo formalmente trasferito ma che in sostanza ha continuato a vivere in Italia.L'articolo prosegue con il comma due-bis che fa riferimento ai cosiddetti "paradisi fiscali".Per tali si intendono quei luoghi che si contraddistinguono per dei criteri di tassazione bassi o nulli oppure per non collaborare con l'amministrazione finanziaria italiana.Il Decreto Ministeriale del 4 maggio del 1999 elenca una trentina di luoghi cosiderati paradisi fiscali,la cosiddetta "black list".Ed a norma del su citato art 2.2bis,in questi casi, vige una presunzione di residenza,l'onere di provare l'effettivo tresferimento cade su l soggetto stesso.
CAFORIO RAFFAELE mat072421

Elisa Imperatore ha detto...

LEZIONE 15
In questa lezione è stato spiegato il problema tributario dal punto di vista temporale, cioè basato su criteri di cassa (applicato ad esempio per i lavoratori dipendenti e liberi professionisti) e criteri di competenza (imprese commerciali). Oltre a capire quando si pagano le imposte è importante anche sapere quali sono i soggetti che sono tenuti a pagarle. L’art. 2 del Tuir da l’indicazione di chi sono i soggetti passivi:
- 1) Soggetti passivi dell'imposta sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato.
- 2) Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.
- 2bis) Si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministro delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.
Come si comprende il primo criterio preso in considerazione dal legislatore è quello della territorialità, cioè pagano le imposte le persone residenti in Italia. Inoltre sono tenuti a pagare le imposte tutti quei soggetti che producono redditi in Italia ma non sono residenti nel nostro Paese (un ricco inglese che acquista un casolare in Toscana, pagherà le imposte sulla casa in Italia; un cantante straniero che faccia un concerto in Italia pagherà le imposte relative ai proventi di quel singolo evento qui…). E il fisco Italiano tiene in considerazione come soggetti passivi anche tutti quei cittadini italiani cancellati dalle liste dell’anagrafe e iscritti in un Paese della “black list”,cioè stati che hanno un’imposizione fiscale nulla o ridotta rispetto alla nostra, o che non collaborano con il sistema tributario italiano, ad esempio le isole Caymann. Qualora tali cittadini in realtà per 6 mesi e 1 giorno all’anno si trovi comunque nel territorio italiano saranno trattati come se fossero a tutti gli effetti residenti, in base al DM del 4 maggio 1999.
La black list è così suddivisa:
1) Black list persone fisiche: individua gli Stati e i territori con regime fiscale privilegiato per le persone fisiche allo scopo di contrastare la fittizia emigrazione all’estero, per finalità tributarie, di residenti in Italia (articolo 2, comma 2-bis, del Tuir).
2) Black list indeducibilità componenti negativi: dal 29/11/2006: "12-bis. Le disposizioni dei commi 10 e 11 si applicano anche alle prestazioni di servizi rese dai professionisti domiciliati in Stati o territori non appartenenti all'Unione europea aventi regimi fiscali privilegiati". Ne consegue, quindi, che anche i costi relativi a tali prestazioni professionali, fruite da imprese residenti, saranno indeducibili, fatta salva la dimostrazione della prova.
3) Black list Cfc (controlled foreign companies): riguarda l’applicazione della disciplina contenuta nell’articolo 167 del Dpr n. 917/1986 in materia di imprese estere partecipate, situate in Stati con livello di tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia e dove non è previsto un adeguato scambio di informazioni.

Anonimo ha detto...

NEL SENSO CHE LO SCHEMA IRPEF SI APPLICA NELLA SUA INTEREZZA AI SOGGETTI RESIDENTI (PERSONE FISICHE RESIDENTI) I QUALI VENGONO TASSATI SUL REDDITO COMPLESSIVO OVUNQUE QUESTO SIA PRODOTTO MENTRE ILE PERSONE FISICHE NON RESIDENTI VENGONO TASSATE SOLO PER I REDDITI PRODOTTI IN ITALIA. FERRARI FABIO 074893