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domenica 21 ottobre 2007

Lezione 14

Il punto focale della lezione 14 è la nozione di forza di attrazione del reddito di impresa commerciale: la "vis attractiva".
Di che cosa si tratta ?
Fino a che punto si spinge ?
Perché è stata strutturata dal legislatore tributario e che conseguenze ha per il contribuente ?
Lo studente è in grado di fare qualche esempio diverso rispetto a quello fatto dal docente a lezione (museo)?

7 commenti:

Anonimo ha detto...

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 14
Nel caso del reddito da impresa commerciale, esiste una capacità di attrazione “vis attrattiva” dove il nostro imprenditore confluisce nel reddito imponibile anche le plusvalenze, redditi da capitale ecc. perché il titolare dell’impresa commerciale, paga imposte sul reddito che effettivamente produce. Esistono casi in cui il nostro imprenditore non gestisce solamente un’impresa commerciale o meglio solamente una parte marginale proviene da un’attività commerciale, in questo caso il nostro imprenditore non dovrà confluire tutto il reddito nell’attività commerciale, ma solamente la parte di reddito prodotto dall’attività stessa, il nostro contribuente avrà due tipi di reddito un reddito proveniente dall’impresa commerciale,rapporto di strumentalità,nesso di strumentalità, redditi connessi con l’attività commerciale ed un’altra parte di reddito non connesso con l’attività commerciale. Questa strutturazione è molto importante dal punto di vista fiscale in quanto nel caso in cui il nostro imprenditore commerciale sia una persona fisica, lo stesso avrà dei beni e dei capitali che serviranno per la gestione della suddetta impresa ed altri beni e capitali che non sono attinenti all’attività commerciale e perciò non confluiranno nel reddito dell’impresa. Classico esempio dell’imprenditore persona fisica che possiede un furgone ed un laboratorio per la propria attività ed un’autovettura ed una villa al mare che utilizza per scopi personali. Il nostro imprenditore persona fisica nella contabilità dell’impresa farà confluire le spese per l’acquisto del furgone e del laboratorio ma non per la villa al mare e per l’automobile privata, in quanto questi beni non sono utili per la gestione dell’azienda, non sono inerenti all’impresa commerciale. Il nostro contribuente avrà quindi due conti correnti uno per l’impresa ed uno personale(gestire la villa al mare, l’auto privata), nel reddito aziendale confluiranno solamente gli interessi del conto corrente dell’impresa e non quelli percepiti dal conto corrente personale. Diverso è il caso della società di capitale infatti questa non può essere altro che un’impresa commerciale,tutto ciò che fa, tutto ciò che percepisce è reddito di impresa commerciale. La differenza fra imprenditore commerciale e lavoratore autonomo sta nel fatto la capacità di attrazione esiste solo per l’imprenditore commerciale e non per esempio per il libero professionista (programmatore di pc ) il quale vende i propri programmi come prestazioni personali.
FERRARI FABIO 074893

Marco ha detto...

In sintesi ci siamo, ma non ha chiarito bene l'esempio diverso rispetto a quello che ho fatto io a lezione.
Aspetto dunque l'integrazione. Fino ad allora ... cartellino giallo.

Anonimo ha detto...

ALESSANDRA GHEZZO (Rovigo) n.063641
Lez.14: L’attrazione del reddito d’impresa è il fenomeno per il quale i proventi dell’attività posta in essere dal soggetto imprenditore commerciale, anche se singolarmente considerati apparterrebbero ad altre categorie di reddito,divengono componenti di reddito da impresa commerciale.
Tali regole valgono per tutti i soggetti sottoposti a tassazione IRES, particolari problemi pongono gli enti non commerciali che sviluppino affianco alla loro attività sociale principale non commerciale una piccola attività commerciale.
Si può fare l’esempio di un associazione per la promozione del turismo che affianchi alle proprie iniziative culturali un esercizio commerciale per la vendita di prodotti tipici del territorio.
È importante per l’ente non commerciale con attività commerciale disaggregare i redditi in modo tale che sia immediatamente chiaro quali siano redditi da impresa e quali non lo siano perché le regole generali sui redditi d’impresa valgono solo per quei redditi derivanti da attività commerciale.
Tali regole valgono anche per la persona fisica che diviene imprenditore commerciale,egli avrà dei redditi che confluiranno nei redditi d’impresa e come persona fisica ne avrà alcuni altri che non rientrando in tale categoria verranno tassati secondo le regole proprie del tipo di reddito.
Da ciò si evince l’importanza del rapporto di strumentalità con l’attività d’impresa.
Poniamo il caso dell’artigiano che acquisti un ufficio per l’attività ed una casa per uso proprio, purchè in linea di principio entrambi dovrebbero essere classificati come redditi da fabbricato, il primo, dato il rapporto di strumentalità, diverrà reddito d’impresa mentre la seconda verrà tassata sempre come reddito fondiario mancando il suddetto rapporto.
La definizione di reddito d’impresa ha ricadute anche sulla determinazione del reddito da lavoro autonomo il quale è definito in modo residuale rispetto al primo.
Per l’applicazione delle imposte sui redditi è di fondamentale importanza tener conto della loro periodicità, esse si basano sia sul quantum del reddito,sia sulla componente temporale.
L’IRPEF e l’IRES si dicono imposte di periodo in quanto i loro presupposti sono attività (produzione di reddito) o situazioni (proprietà di determinati beni) continuativa,per l’IRPEF il periodo di riferimento è l’anno solare mentre per l’IRES rileva l’anno sociale ( ogni chiusura dell’esercizio contabile).
In realtà la determinazione effettiva della redditività di un’impresa si può cogliere pienamente solo con lo scioglimento della stessa ma per esigenze fiscali il legislatore ha ritenuto opportuno applicare imposte sui redditi periodiche.

Anonimo ha detto...

Tutti i redditi percepiti nell'ambito dell'attività d'impresa divengono redditi di impresa commerciale,con tutte le conseguenze che ne derivano.Si parla in questi casi di una "vis attractiva",che ingloba nella base imponibile dell'imprenditore commerciale diversi tipi di redditi come ad esempio le plusvalenze ed i redditi da capitale.Un ente non commerciale può sviluppare anche un attività commerciale?Un ente continua ad essere un ente non commerciale, se sviluppa un attivita commerciale che è marginale rispetto a quella principale.Un esempio può essere quello di una band musicale.La loro attività musicale,deliziare il pubblico con le loro melodie, non puo essere considerata un attività commerciale ,ma al suo interno può avere un attività di nicchia, quale la vendità di magliette spille poster e quant'altro,tipicamente commerciale.Logicamente questa piccola attività commerciale non può superare dal punto di vista dimensionale e quantitativo l’attività tipica dell’ente,per consentirle di non perdere lo status di ente non commerciale.Le conseguenze di tutto ciò sono molto importanti.Non tutti i redditi della band diventano redditi di impresa commerciale ma soltanto quei redditi che sono correlati alla gestione del merchandise.Avremo cosi la suddivisione di due tipi di redditi,una categoria inerente all'attività d'impresa commerciale(la vendita di magliette poster etc) strumentale rispetto a quella categoria di redditi non connessa all'attività commerciale(le serate nelle piazze o nei palazzetti dello sport),che è quella propria dell'ente.

CAFORIO RAFFAELE mat 072421

Elisa Imperatore ha detto...

LEZIONE NUMERO 14
Le società di capitali strutturalmente sono votate ad essere imprese commerciali, per cui tutti i redditi che derivano dall’attività di impresa sono imponibili. Questo significa che l’imprenditore commerciale, tutti i proventi diventano parte della base imponibile per il calcolo delle imposte. Ad esempio in una società immobiliare, un immobile può essere tassato per il fatto stesso di possederlo, può essere tassato se è locato e da reddito, e può essere tassata la plusvalenza nel momento in cui l’immobile viene venduto. Il problema sorge quando abbiamo a che fare con enti non commerciali, e cioè l’ente non commerciale può sviluppare un’attività commerciale? Si, sicuramente. Ma se vuole rimanere inquadrato come non commerciale, l’attività commerciale non deve essere quella prevalente. Ad esempio nel caso di un museo è non commerciale, sopravvive grazie a delle sovvenzioni, ma al suo interno ha anche una sala dove si vendono cartoline e altri gadget, per cui all’interno di una attività non commerciale c’è una piccola nicchia dedicata a una attività commerciale. Le conseguenze sono complesse dal punto di vista fiscale, nel senso che si mescolano due tipi di attività che vengono “trattate” in maniera diversa, i redditi verranno dunque tassati in modo diverso. Dunque bisogna le varie componenti e imputarle correttamente ai due tipi di attività. Un altro esempio potrebbe essere un monastero, che è un ente religioso, e anch’esso come per il museo, vive grazie a sovvenzioni e a donazioni da parte di privati. Ma supponiamo che il monastero in questione abbia una sala affrescata e un grande giardino, e che questo venga affittato per festeggiare matrimoni… Sicuramente le sovvenzioni e le donazioni non sono reddito d’impresa, ma tutti gli importi percepiti per aver affittato gli spazi all’interno del monastero sono considerati redditi d’impresa. Ora vediamo cosa succede nel momento in cui una persona fisica diventa imprenditore commerciale: un artigiano compra un laboratorio grazie ai profitti derivanti dalla sua attività, e acquista anche un’auto, e una casa al mare. Il laboratorio sicuramente è considerato inerente all’attività d’impresa, l’auto in parte nel senso che sicuramente gli consente di spostarsi per concludere gli affari o consegnare la merce prodotta, ma può anche usarla per andare a cena fuori con gli amici, la casa al mare invece non ha alcuna connessione con l’attività di impresa, per cui è un costo indeducibile. Ai fini pratici ad esempio sulla casa al mare verranno pagate le imposte sul reddito fondiario, mentre il laboratorio anche se produce redditi da fabbricati, questo va incluso nell’attività d’impresa, e le imposte vengono pagate sull’utile dell’esercizio di impresa.

Marilena ha detto...

LEZIONE 14
Per il reddito da impresa commerciale esiste una capacità di attrazione “vis attractiva”attraverso la quale il nostro imprenditore confluisce nel reddito imponibile anche le plusvalenze, come i redditi da capitale e altri redditi, perché il titolare dell’impresa commerciale paga le imposte sul reddito che effettivamente produce. Esistono casi in cui il nostro imprenditore non gestisce solamente un’impresa commerciale, in questo caso il nostro imprenditore non dovrà confluire tutto il reddito nell’attività commerciale, ma solamente la parte di reddito prodotto dall’attività stessa. Pertanto il nostro contribuente avrà due tipi di reddito un reddito proveniente dall’impresa commerciale, rapporto di strumentalità, nesso di strumentalità, redditi connessi con l’attività commerciale ed un’altra parte di reddito non connesso con l’attività commerciale. Questa strutturazione è molto importante dal punto di vista fiscale in quanto nel caso in cui il nostro imprenditore commerciale sia una persona fisica, lo stesso avrà dei beni e dei capitali che serviranno per la gestione della suddetta impresa ed altri beni e capitali che non sono attinenti all’attività commerciale e perciò non confluiranno nel reddito dell’impresa. Classico esempio dell’imprenditore persona fisica che possiede un negozio ed un furgone per la propria attività e un'automobile e una casa di proprietà che utilizza per scopi personali. Il nostro imprenditore persona fisica nella contabilità dell’impresa farà confluire le spese per l’acquisto del furgone e del negozio ma non per la casa di proprietà e per l’automobile privata, in quanto questi beni non sono utili per la gestione dell’azienda, non sono inerenti all’impresa commerciale. Il nostro contribuente avrà quindi due conti correnti uno per l’impresa ed uno personale(gestire la casa, l’auto privata), nel reddito aziendale confluiranno solamente gli interessi del conto corrente dell’impresa e non quelli percepiti dal conto corrente personale. Diverso è il caso della società di capitale infatti questa non può essere altro che un’impresa commerciale,tutto ciò che fa, tutto ciò che percepisce è reddito di impresa commerciale. La differenza fra imprenditore commerciale e lavoratore autonomo sta nel fatto che la capacità di attrazione esiste solo per l’imprenditore commerciale e non per esempio per il libero professionista (avvocato) il quale vende la propria prestazione d'opera intellettuale come prestazione personale.

Marilena Lo Carmine

Anonimo ha detto...

UN ESEMPIO DIVERSO DA QUELLO FATTO A LEZIONE POTREBBE ESSERE IL TEATRO DOVE ACCANTO ALL'ATTIVITA' PRINCIPALE DI TIPO RICREATIVO SOCIALE E CULTURALE, ALL'INTERNO DELLO STESSO TROVIAMO UN PICCOLO LOCALE CHE EFFETTUA UN'ATTIVITA' COMMERCIALE (RISTORO E VENDITA DI BIBITE). FERRARI FABIO 074893