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mercoledì 10 ottobre 2007

Lezione 10

Si prosegue nell'inquadramento generale della figura di reddito. Ma ... quanti "redditi" esistono, escludendo per ora la mappatura dell'art.6 del TUIR. In altri termini, quante accezioni di reddito sono sostanzialmente accolte nel nostro sistema (oppure hanno rilevanza scientifica autonoma) ?
E perché è così importante (se lo è) distinguere una componente come "reddito" oppure come "plusvalenza"?
Lo studente è in grado di fornire per ciascuno di questi profili degli esempi diversi rispetto a quelli analizzati a lezione ?

12 commenti:

giovanna giacomazzi ha detto...

Le diverse accezioni di reddito che hanno una rilevanza scientifica autonoma nel nostro ordinamento riguardano sia la provenienza del reddito stesso che i suoi criteri di determinazione.
Per quel che attiene alle categorie di reddito possiamo distinguere i redditi di lavoro autonomo, di lavoro dipendente, i redditi d' impresa, i redditi fondiari, i redditi ai fabbricati. Tutte queste tipoogie di redditi sono determinate secondo tre criteri diversi:
La prima è l'individuazione del reddito in forma forfettaria, da parte del legislatore, che "presume" una certa quantità di reddito fisso. Questa modalità di determinazione della base imponibile in modo presuntivo si applica ai redditi fondiari e ai redditi a fabbricato.
Il secondo criterio di determinazione del reddito si basa su un criterio analitico ma tassato al lordo delle spese sostenute dal contribuente. E' il caso del reddito da capitale e del reddito del lavoratore dipendente. La base imponibile segue criteri analitici, cioè di tassa ciò che il soggetto effettivamente guadagna. Ad esempio un investitore non può dedurre le spese sostenute.
Il terzo criterio di determinazione del reddito è sempre in forma analitica, ma questa volta tassato al netto delle spese sostenute. E' il caso del reddito d' impresa e dei redditi di lavoro autonomo. Ad esempio un rappresentante di commercio potrà dedurre le spese sostenute per l' auto, per il telefono, eccetera.

Per quel che riguarda il secondo quesito, cioè l' importanza della distinzione tra "reddito" o "plusvalenza", si può dire che il reddito è la variazione del patrimonio in un determinato periodo. Quello che rileva dal punto di vista tributario è il reddito prodotto, cioè la nuova ricchezza derivante da una specifica fonte produttiva. gli unici redditi che sono tassati in Italia sono quelli previsti nell' art.6 del testo unico 917/86. La plusvalenza, invece, è un incremento di valore di un determinato bene, che non necessariamente costituisce un incremento del patrimonio. La grande differenza tra reddito e plusvalenza è che quest' ultima giuridicamente non è reddito, ma è tassata come se lo fosse in molte fattispecie previste dal legislatore. Ad esempio, se mio padre oggi vende il suo furgone, la plusvalenza (maggior reddito) non sarà tassata come reddito. Per i casi di vendita di immobili, invece, la plusvalenza maturata è tassata come reddito, perchè così prevede la legge.

giovanna giacomazzi
057345

giovanna giacomazzi ha detto...
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Marco ha detto...

Ho provevduto a rimuovere il secondo comemnto in quanto el tutto pleonastico.

In merito al primo rilevo:
avremo modi di vedere che i redditi da fabbricato in realtà sono una species del più vasto genus dei redditi fondiari. Questo aspetto ancora non è stato trattato a lezione.
Il reddito inteso come variazione patrimoniale però non è l'accezione accolta dal punto di vista tributario, come peraltro lei stessa precisa nella frase successiva.
Bisogna cercare di essere più chiari, nei limiti del possibile, senza oscillare fra una affermazione e l'altra.
Nell'ultima parte, l'esempio del padre va bene, ma solo a una condizione: che lavoro fa suo padre ?
Non è un'ingerenza nella sfera privata, perché a seconda dell'attività svolta la plusvalenza derivante dalla cessione di un furgone può anche assumere significato tributario.
Mi sa dire lei a questo punto a quali condizioni ?
L'ultima frase è un po' confusa: deriva dall'esempio che io ho fatto in merito alla cessione di immobili, ma è vero l'esatto contrario (solo nel caso dei fondi comuni avviene qualcosa di simile). Nono si tassa al maturato, ma al realizzo, come se fosse reddito.
E' la maturazione che, anche nel caso delle plusvalenze, resta tendenzialmente irrilevante: attenzione!|
Comunque la presenza viene registrata regolarmnte.

Anonimo ha detto...

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 10
Il reddito può essere definito come l’incremento della ricchezza di un soggetto in un determinato periodo di tempo. La principale funzione del reddito e quella di costituire la base imponibile per il pagamento dei tributi, misurare l’arricchimento di un determinato soggetto, rappresenta il parametro per determinare l’imposizione fiscale. La plusvalenza è l’aumento di valore di un determinato bene (beni immobili, valori azionari ecc.) entro un determinato periodo di tempo. Le plusvalenze,a differenza del reddito,sono tendenzialmente irrilevanti. Tranne nei casi tassativamente previsti dalla legge (art. 67 del testo unico), nulla è dovuto all’erario (si paga se e solo se è stabilito dal legislatore), in quanto il contribuente non ha incrementato il suo patrimonio. Per esempio se io acquisto un bene e poi lo rivendo ad un prezzo più alto, fuori dai casi in cui io non sia un commerciante o un imprenditore commerciale e quindi il provento non si inserisce nell’attività dell’impresa, la mia forma di arricchimento, seppur concreta ed attuale, sfugge dalla classificazione di reddito. Esistono tre tipi di reddito: Reddito entrate, reddito prodotto e reddito di spesa. Il reddito entrate è una forma di arricchimento rilevante in un determinato periodo di tempo per un determinato soggetto, il reddito prodotto deve derivare da una specifica fonte produttiva stabilita dalla norma giuridica. E’ determinante il reddito prodotto derivante da un’attività produttiva. Reddito spesa: secondo questa teoria devono essere tassate le parti di ricchezza consumate cioè viene incentivato il risparmio, non è tassata la parte di ricchezza che viene risparmiata, il nostro sistema accoglie la forma del reddito prodotto arricchita con alcuni incrementi di valore dovuti a determinate plusvalenze. Un esempio di plusvalenza lo si ha quando un imprenditore acquista un bene (esempio un terreno) e lo stesso bene col passare del tempo si apprezza notevolmente, in questo caso il soggetto dovrà versare all’erario un tributo sulla base dell’aumento del valore solamente nel momento in cui lo stesso effettuerà la vendita nulla dovrà fino a quando il bene farà parte della sua azienda.
FERRARI FABIO 074893

Anonimo ha detto...

ALESSANDRA GHEZZO (Rovigo) matr.063641
Lez. 10:
Si è già avuto modo di vedere che il legislatore tributario considera reddito non ogni forma di arricchimento (definizione data dagli economisti) ma le forme di arricchimento previste dalla legge, di conseguenza possiamo notare che anche la nozione giuridica di reddito data dalla dottrina non è univoca ma vi sono punti di vista differenti che portano a tre diversi approcci nella qualificazione del reddito:
- reddito prodotto,
- reddito entrata
- reddito spesa
Il più vicino alla visione economica è la nozione di reddito entrata, nel quale è compresa qualsiasi fonte di incremento della ricchezza in un determinato periodo, mentre la nozione di reddito spesa venne introdotta da Luigi Einaudi.
Esso era definito come il reddito effettivamente consumato dal soggetto non quello percepito, si presentava come un incentivo al risparmio ma tale prospettiva non venne mai accolta dal legislatore tributario che fece propria la definizione di reddito prodotto,come reddito generato da una specifica attività produttiva ritenuta idonea a ciò dall’ordinamento.
Inoltre il diritto tributario accanto al reddito prodotto assume come rilevanti quegli incrementi di valore che vengono accostati al reddito, le cosiddette plusvalenze (o capital games).
Tale assimilazione ha carattere di eccezionalità in quanto, solamente nei casi previsti espressamente e tassativamente dall’art 67 TUIR, le plusvalenze assumono rilevanza fiscale pur non essendo reddito.Questo articolo del testo unico prevede una casistica molto dettagliata, per fare un esempio di plusvalenza non rilevante ai fini fiscali prendiamo un soggetto privato che venda il proprio cellulare nuovo del valore di 200 euro al prezzo di 250 euro, i 50 euro di differenza sono una plusvalenza ma questa non è rilevante per il diritto tributario in quanto ipotesi non prevista dal sopraindicato articolo di legge.
Nello stesso esempio diversa considerazione avrebbe avuto la stessa plusvalenza se fosse stata realizzata, anziché da un soggetto privato, da un imprenditore commerciale operante nel settore della telefonia.
Nella definizione di plusvalenza si possono riscontrare due diverse correnti di pensiero; alcuni le definiscono come un incremento di valore di un bene che incide anche sul patrimonio del soggetto, secondo altri (tra cui De Mita) tale incremento non necessariamente costituisce un incremento del patrimonio, rilevando la differenza tra maturazione della plusvalenza e realizzazione della stessa.
La maturazione della plusvalenza è un fenomeno graduale ma è un incremento che non si è ancora materialmente concretizzato, si realizzerà solamente nel momento della monetarizzazione, perciò rilevante per il legislatore tributario è solamente la realizzazione della plusvalenza non anche la maturazione della stessa.

Marilena ha detto...

LEZIONE 10
Per quel che attiene alle categorie di reddito possiamo distinguere i redditi di lavoro autonomo, di lavoro dipendente, i redditi d' impresa, i redditi fondiari, i redditi ai fabbricati. Tutte queste tipoogie di redditi sono determinate secondo tre criteri diversi:
La prima è l'individuazione del reddito in forma forfettaria, da parte del legislatore, che "presume" una certa quantità di reddito fisso. Questa modalità di determinazione della base imponibile in modo presuntivo si applica ai redditi fondiari e ai redditi a fabbricato.
Il secondo criterio di determinazione del reddito si basa su un criterio analitico ma tassato al lordo delle spese sostenute dal contribuente. E'
il caso del reddito da capitale e del reddito del lavoratore dipendente. La base imponibile segue criteri analitici, cioè di tassa ciò che il soggetto effettivamente guadagna. Ad esempio un investitore non può dedurre le spese sostenute.
Il terzo criterio di determinazione del reddito è sempre in forma analitica, ma questa volta tassato al netto delle spese sostenute. E' il caso del reddito d' impresa e dei redditi di lavoro autonomo. Ad esempio un rappresentante di commercio potrà dedurre le spese sostenute per l' auto, per il telefono, eccetera.

Per quel che riguarda il secondo quesito, cioè l' importanza della distinzione tra "reddito" o "plusvalenza", si può dire che il reddito è la variazione del patrimonio in un determinato periodo. Quello che rileva dal punto di vista tributario è il reddito prodotto, cioè la nuova ricchezza derivante da una specifica fonte produttiva. gli unici redditi che sono tassati in Italia sono quelli previsti nell' art.6 del testo unico 917/86. La plusvalenza, invece, è un incremento di valore di un determinato bene, che non necessariamente costituisce un incremento del patrimonio. La grande differenza tra reddito e plusvalenza è che quest' ultima giuridicamente non è reddito, ma è tassata come se lo fosse in molte fattispecie previste dal legislatore.

Marco ha detto...

Sig. Ferrari:

la nozione di reddito con la quale esordisce è ovviamente quella accolta nell'economica, neon nell'ambito giuridico. Lo si dà per scontato, ma forse era meglio precisarlo.

La sua funzione principale probabilmente è quella di arricchire il percettore, il pagamento delle 'imposte è un fenomeno successivo.

La nozione giusta è quella di "reddito - entrata"

Mi aspettavo qualche esempio in più dei concetti trattati a lezione ... ma per questa volta la presenza è registrata ugualmente.

Marco ha detto...

Sig.na Ghezzo,

... si chiamano "capital gains", non "capital games".
Non so che concetto sia sotteso alla nozione che usa lei, ma di per certo non appartiene alla tradizione tributaria.
Per tutto il resto va bene, ma attenzione, la cessione del cellulare da parte dell'operatore economico (negozionte) di cellulari comporta ricavo, non plusvalenza.
La distinzione comunque non è stata trattata a lezione, quindi lei potrebbe non essere tenuta giustamente a conoscerla.
Bene per il resto.

Elisa Imperatore ha detto...

LEZIONE N. 10:
Nella precedente lezione abbiamo visto cosa si intenda per reddito, e che ci sono tre fattispecie in cui il reddito non viene considerato ai fini imponibili (illecito amministrativo, penale o arricchimento per lavori contrari al buon costume). Questo ci fa appunto meglio comprendere come sia diversa la definizione di reddito intesa in maniera strettamente economica, rispetto a quella prevista dal diritto tributario.
I redditi possono essere inquadrati in tre fattispecie diverse: il reddito prodotto, il reddito entrata e il reddito spesa.
REDDITO PRODOTTO: è quello che più si avvicina alla visione economica, che comprende qualsiasi fonte di incremento della ricchezza in un determinato periodo di tempo.
REDDITO ENTRATA: è una forma di arricchimento rilevante in un determinato periodo di tempo per un determinato soggetto.
REDDITO SPESA: devono essere tassate le parti di ricchezza consumate, cioè viene incentivato il risparmio perché non è colpito il reddito percepito, e non è tassata la parte di ricchezza che viene risparmiata.
Inoltre il diritto tributario da importanza al fenomeno delle plusvalenze; un esempio di plusvalenza lo si ha quando un imprenditore acquista un bene a € 1.000,00, come può essere un automezzo o un macchinario, e lo stesso bene viene venduto a un altro imprenditore, magari per cessata attività, a € 1.200,00.
I € 200,00 sono da considerarsi plusvalenza, e in questo caso il soggetto deve versare all’erario un tributo sulla base dell’aumento del valore del bene che egli ha ceduto in vendita.
Ovviamente il legislatore prende in considerazione solo le plusvalenze derivanti da attività aziendale/imprenditoriale. Questo perché nel momento in cui si effettua un acquisto o una vendita ci sono delle fatture che lo attestano, per cui basta un semplice calcolo matematico per verificare se c’è una plusvalenza in essere. Nel caso di un cittadino privato che acquisti un cellulare, e poi lo rivenda a un prezzo superiore, sicuramente in fase di acquisto se si è recato da un negoziante avrà lo scontrino che ne attesta il costo e da diritto alla garanzia, ma quando va a rivenderlo a un altro cittadino privato non emette fattura, e se riesce a vendere il bene a un prezzo superiore a quello a cui se l’è procurato, la plusvalenza non viene fatta oggetto di imposizione fiscale.

Marco ha detto...

Per IMPERATORE:

molto bene la sintesi: frequenza registrata.

Marco ha detto...

Per MARILENA:
per cortesia inserisca ogni volta cognome o numero di matricola espressamente nel testo della risposta.

Per il resto, quest'ultima è fornita con linguaggio approssimativo, ma sufficiente per attestare la presenza.
Frequenza non registrata.

Marco ha detto...

RETTIFICA.
Nel caso di MARILENA la frequenza deve intendersi come REGISTRATA.