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martedì 2 ottobre 2007

La spinta dell'impresa e l'effetto Visco

Articolo tratto da Il sole 24 Ore online del 30 settembre 2007



La spinta dell'impresa e l'effetto Visco

di Fabrizio Galimberti



Strano racconto, quello della finanza pubblica in questi sedici mesi di Governo Prodi. Iniziato all'insegna dell'allarme rosso (situazione peggiore che nel 1992) è continuato all'insegna delle liete sorprese, con i conti pubblici che, al netto di accidenti giuridici e contabili e della farragine della Finanziaria 2007, non facevano altro che migliorare. Che cosa c'è dietro questa tenuta dei conti, questa robustezza che ha oggi reso possibile una Finanziaria leggera e ha evitato lo scollamento della maggioranza?
I protagonisti di questo miglioramento sono stati essenzialmente due: Visco e le imprese. L'"effetto Visco"sulle entrate, da una parte, e la performance delle imprese, dall'altra. Due effetti che devono essere analizzati, perché dal loro dispiegarsi dipenderà quel cammino dell'economia che è insieme dominus e servus del cammino dei conti pubblici.

1) Il tessuto produttivo italiano, sotto la sferza di tecnologia e globalizzazione, ha iniziato a ri-strutturarsi, e i risultati si vedono in aumenti dei profitti ( e delle tasse sugli utili) e in una strepitosa performance dell'export. Un primo interrogativo, per chi sia pensoso dei destini della patria in quanto distinti dai piccoli cabotaggi della politique politicienne, è allora questo: tale risveglio imprenditoriale è solo una reazione disperata di imprese minacciate da una specializzazione produttiva vulnerabile, o è l'inizio di un vero e duraturo cambiamento di pelle? Un cambiamento che possa, dopo aver alimentato l'export, alimentare la fiducia e finalmente nutrire la domanda interna, così da traghettare il Paese verso un più alto tasso di crescita?
La risposta a questa domanda non è ancora chiara, dato che gli "spiriti animali", se possono, con un colpo di reni, scansare il peggio, non sono sufficienti ad abbracciare il meglio: un "meglio" che ha bisogno di altri attori e di altre azioni, ha bisogno di infrastrutture, liberalizzazioni, investimenti in istruzione e ricerca, snellimenti burocratici, riforma della giustizia...

2) Il "fattore Visco" non è il solo responsabile dell'ottimo andamento delle entrate (un andamento che è financo passibile di ulteriori ritocchi verso l'alto).
Come ricordato più volte su queste colonne, sorprese positive sul gettito sono emerse anche in America e in altri Paesi europei. Ma certamente, nel contesto italiano, i fatti stanno dando ragione alla tesi del ministero dell'Economia: l'adempimento del dovere fiscale è strettamente legato al clima politico prevalente e il grado di evasione è strettamente legato a un'analisi costibenefici sulle probabilità di "farla franca".
Pur con qualche scivolamento e qualche eccesso di zelo, Vincenzo Visco, come già nella sua precedente incarnazione da ministro delle Finanze, ha contrastato con successo l'evasione, ha ridato mordente alla macchina amministrativa e ha fatto lievitare il gettito senza far lievitare le aliquote.
Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa – mai come questa volta efficace difensore della delicata miscela tra rigore, sviluppo, equità – hanno abilmente messo assieme una Finanziaria che accontenta le diverse anime della coalizione, ma senza il surplus di entrate sarebbe mancato il carburante necessario a tenere in riga l'armata Brancaleone.
Ma è proprio il successo sul fronte del gettito che potrebbe rivelarsi un boomerang. La pressione fiscale aumenta, anche se non per colpa delle aliquote: e da Prodi a Padoa-Schioppa a Visco è stato sempre dichiarato che i frutti della lotta all'evasione dovevano tornare ai contribuenti onesti. Si sta dando questo ritorno? È difficile sostenerlo. La riduzione delle aliquote Ires, se utile sul piano dell'immagine, non vuol dire che le imprese pagheranno di meno, dati i ritocchi alle basi imponibili.
Gli sconti Ici sono destinati a essere fatalmente erosi dalle pur fisiologiche revisioni degli estimi catastali. Ed è solo per ragioni contabili che i sussidi agli incapienti appariranno come minore entrata e non come maggiore spesa per trasferimenti.
Per esprimere un giudizio positivo sulla finanza pubblica di questa legislatura non basta guardare alla capacità del Governo di passare il fiume portando sulla fragile barchetta sia la capra che i cavoli. Bisognerà aspettare una vera discesa della pressione fiscale e della quota di spesa.

2 commenti:

Elisa Imperatore ha detto...

EFFETTO VISCO
Leggendo questo articolo e seguendo abbastanza assiduamente giornali e telegiornali mi rendo conto di quanto sia importante la capacità di comunicare all'esterno solo le notizie che fanno più comodo... I governi in carica, sistematicamente nel loro insediarsi lamentano la presenza di un alto debito pubblico lasciato dai predecessori, e con il trascorrere del tempo elogiano il loro operato in materia fiscale e non. Credo sia umano, chiunque di noi sarebbe portato a comportarsi così! Per mia esperienza personale, in quanto gestisco due società impegnate in due settori completamente diversi, e cioè un'immobiliare che si occupa di costruire e vendere/locare i propri immobili, e una società che si occupa dell'organizzazione di congressi ed eventi, posso sicuramente affermare che negli ultimi due anni c'è stato in entrambi i casi un forte rallentamento del mercato. Tralasciando la seconda attività, vorrei commentare "la spinta dell'impresa e l'effetto Visco" nel settore immobiliare. Non voglio analizzare l'aumento spropositato dei prezzi delle case, la mano invisibile dell'economia ha già provveduto ad aggiustare l'esagerata voglia di guadagno di alcuni soggetti che hanno speculato in questo settore. Semplicemente la mia critica è riferita allo scarso potere di acquisto da parte dei cittadini e dal senso di insicurezza che c'è. Viviamo in una realtà soggetta a continui aumenti, a volte giustificati, a volte (la maggior parte) non. Gli stipendi non aumentano di pari passo con l'aumentare dei beni, pertanto molte persone si ritrovano costrette a dover fare i conti al centesimo per arrivare a fine mese. E gli sgravi fiscali previsti dalla nuova finanziara non vanno a colmare questo divario tra il guadagnato e lo speso. Per cui il settore vendite immobiliari è fortemente rallentato, e con esso gli innumerevoli altri settori che girano attorno (fabbro falegname rivestimenti pitture mobili…). Per quanto riguarda il vantarsi della capacità delle imprese di ristrutturarsi, sicuramente ad esempio nel settore delle energie alternative è così, ma non è una cosa dovuta alla riforma fiscale. Si tratta semplicemente di investimenti fatti negli anni passati che stanno portando ora i loro frutti, e come in tutti i mercati, com’è stato in precedenza anche nel settore immobiliare, quando ci sono determinati settori dove i profitti sono alti, ci sono più persone disposte a investire! Nel settore immobiliare molte imprese hanno chiuso, altre hanno ridotto fortemente il personale, altre ancora hanno cercato di vendere riducendo al minimo i profitti, impedendo così di poter reinvestire gli utili nell’immediato futuro. Si sa che la storia economica è sempre stata caratterizzata da momenti di splendore e da momenti di crisi, per cui la mia critica non è tanto rivolta alla politica fiscale in se, ma al continuo elogiarsi di qualsivoglia governo. Basta leggere un qualunque manuale per capire chiaramente che i frutti delle manovre fiscali non si ottengono nel breve periodo, ma nel medio-lungo, per cui mi si lasci dire che FORSE “chi si loda s’imbroda…”
Elisa Imperatore 056236

Marco ha detto...

Ho naturalmente pubblicato il commento, anche se un po' borderline rispetto all'intento di questo blog.
dal mio punto di vista le cose da dire sono poche.
Ho recuperato l'articolo dal sole 24 ore perché scritto da un "giornalista" che apprezzo e mi sembrava fatto bene.
La prima parte delle sue osservazioni è corretta: si tratta di valutazioni politiche ampiamente ricorsive da tutti i lati del Parlamento, nessuno escluso.
Lo scarso potere d'acquisto, secondo me, deriva però anche in buona parte dai cittadini, che sul mercato non operano con consapevolezza. Se si escludono situazioni di monopolio (non ce ne sono poi tante) e beni a domanda rigida, molto spesso è il cittadino che ha un comportamento non consapevole. Quando lei giustamente dice che la mano invisibile ha messo a posto le cose, credo che implicitamente e in fin dei conti faccia riferimento a casi nei quali i cittadini si sono comportati in modo un po' più razionale.
O almeno io la intendo così.
Gli aumenti non sono mai "giustificati" o "ingiustificati": in una logica di mercato giusto e sbagliato non ci sono.
Ci possono essere aumenti "accettati" e aumenti "non accettati", sempre escludendo i beni a domanda rigida.
Io sono un consumatore di gelati (mi piacciono molto): direi che ogni anno, più o meno, ne consumo la stessa quantità.
Li consumo adesso che costano 2 euro nello stesso modo rispetto a quando costavano 1500 - 2000 lire. E' giustificato l'aumento da 2000 lire a 2 euro ?
Non lo so, forse no ma sicuramente io l'ho accettato.
Se avessi smesso di comprare gelati, e con me molti altri consumatori, il prezzo sarebbe rimasto a 2000 lire ... e forse magari (questo glielo concedo) qualche gelateria avrebbe chiuso.
Gli speculatori ci sono, e ci sono sempre stati, perché è normale che ci siano.
Dobbiamo smettere di demandare alla Guardia di Finanza o all'Agenzia un lavoro che dovremmo fare noi, consociati, colletivamente. Tutti i giorni.
Per le sue osservazioni sul settore immobiliare ... lì non mi esprimo essendo la sua esperienza sul campo superiore alla mia, ma mi sembra che le sue osservazioni, di buon senso, siano condivisibili.