Google+ dirittotributario.eu: In tema di ICI e di altre esenzioni

sabato 13 ottobre 2007

In tema di ICI e di altre esenzioni


Pubblico questo post più che altro come promemoria pr me stesso.
Credo che sarebeb necessario indagare, magari mediante tesi o tesina, sul sistema di esenzioni ICI, con particoalre riguardo alla nozione di "non eslcusiva commercialità" nell'esercizio di un'attività di ristoro o alberghiera.
Si tratta, e parlo per i miei studenti che ho intrattenuto proprio qualche gionro fa con la nozine di attività commerciale e non, di un trtium genus rispetto alla bipartizione che abbiamo commentato in classe.
Si tratta al tempo stesso, però, di uan nuova categortia che vale soltanto ai fini dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto, e che quindi non rileva assolutamente ai fini delle imposte sui redditi, almeno nel limitato contesto in cui il problema è affrontato dall'articolo che cito, che è a cura di Curzio maltese ed è statao pubblicato qualche gionro fa su "La Repubblica".

INIZIO DELLA CITAZIONE

... OMISSIS ...
Piccola storia della controversia. La legge del ‘92 sulle esenzioni dall’Ici è stata giudicata illegittima dalla Cassazione, che nel 2004 l’ha così corretta: sono esenti dall’Ici soltanto gli immobili che «non svolgono anche attività commerciale». La sentenza, come la precedente esenzione, si applicava a tutti i soggetti interessati. Oltre alle proprietà ecclesiastiche, non solo cattoliche, anche alle Onlus, ai sindacati, ai partiti, alle associazioni sportive e così via.

... omissis ...

Passate le elezioni, alla nuova maggioranza si è riproposto il nodo dell’illegittimità della norma, sollecitata dai rilievi della Commissione Europea. E il governo Prodi l’ha risolto nel più ipocrita dei modi. Con un cavillo inserito nei decreti Bersani, vengono esentati dall’Ici gli immobili che abbiano uso «non esclusivamente commerciale». In pratica, secondo l’Anci, significa che «il 90-95 per cento delle proprietà ecclesiastiche continua a non pagare». In termini giuridici il «non esclusivamente commerciale» rappresenta un non senso, una barzelletta sul genere di quella famosa della donna incinta «ma appena un poco».

Nel secolare diritto civile e tributario italiano il «non esclusivamente» non era mai apparso, un’attività è commerciale o non commerciale. Il resto è storia recente. Parte la richiesta di chiarimenti da Bruxelles il governo da un lato risponde che la «norma è chiarissima» e dall´altro istituisce una commissione per studiarne le ambiguità, voluta quasi soltanto dal ministro per l’Economia Tommaso Padoa Schioppa, europeista convinto. La relazione sarà consegnata fra pochi giorni, ma circola qualche riservata anticipazione. Il presidente Francesco Tesauro, dall’alto della sua competenza giuridica, difficilmente potrà avvalorare l’assurdità del «non esclusivamente» e quindi sarà inevitabile cambiare la norma.

«Qui nessuno, per intenderci, pretende l’Ici dal bar o dal cinema dell’oratorio» commenta il presidente dell’Anci, il sindaco di Firenze Lorenzo Domenici. «Ma dagli esercizi commerciali aperti al pubblico, in concorrenza con altri, da quelli sì. Abbiamo dato piena autonomia ai singoli comuni per trovare accordi con le curie locali e compilare elenchi attendibili». Ma una leale collaborazione nel separare il grano dal loglio, i templi dai mercati, insomma il culto dal commercio, da parte delle curie non c’è mai stata.

Nel marzo scorso, per far fronte all’espansione del settore, la Cei ha organizzato a Roma un mega convegno intitolato «Case per ferie, segno e luogo di speranza». Gli atti e gli interventi dei relatori, scaricabili dal sito ufficiale della Cei, compongono di fatto un eccellente corso di formazione professionale per operatori turistici, tenuto da esperti del ramo e commercialisti non solo molto preparati ma anche dotati di una capacità divulgativa singolare per la categoria. Una visita al sito è largamente consigliabile a qualsiasi laico titolare di un alberghi, pensioni, bar, ristoranti. Nelle molte e lunghe relazioni, fitte di norme civilistico-fiscali, compare anche l’aspetto spirituale, alla voce swiftiana «Qualche modesto suggerimento per difendervi nel prossimo futuro da accertamenti Ici (anche retroattivi)».

Si ricorda allora che «A) l’ospite deve riconoscere la piena condivisione degli ideali e delle regole di condotta della religione cristiana; B) l’ospite deve impegnarsi a rispettare gli orari di entrata e di uscita; C) la casa per ferie metta a disposizione degli ospiti la propria struttura e personale religioso per un’assistenza religiosa oltre l’annessa cappella» e così via. A parte che a piazza Farnese ci hanno dato subito le chiavi per entrare e uscire quando volevamo, è la Cei stessa a ridurre la vocazione spirituale e dunque «non commerciale» degli alberghi religiosi a un espediente da commercialisti furbi per evitare gli odiati accertamenti. Eppure sono passati duemila anni da quando Gesù rispose ai farisei, il clero dell’epoca, «date a Cesare quel che è di Cesare».
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