Google+ dirittotributario.eu: Lezione 3

sabato 29 settembre 2007

Lezione 3


Con un poco di ritardo inserisco il Post della lezione 3, tenuta mercoledì scorso, di fondamentale importanza per i frequentanti in remoto.
In quell'occasione abbiamo parlato ancora una volta delle radici costituzionali della materia che ci accingiamo a studiare.
Oltre a una celerissima sintesi della lezione chiederei agli studenti di soffermarsi, con il grado di analiticità che riterranno opportuno sulle problematiche derivanti dall'appartenenza dell'Italia a comunità di stati sovranazionali, con particolare attenzione, ovviamente, all'Unione europea.
Qual'è l'incidenza del diritto comunitario sulla materia fiscale ?
Perché l'incidenza "è quella che è", e non poteva essere maggiore ?
Su quali tributio ha maggiormente insistito il Trattato di Roma ?

Nell'immagine, vedete la Magna Charta Libertatum (in realtà una copia del XIII secolo) di cui abbiamo parlato durante la lezione 2

5 commenti:

Anonimo ha detto...

DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 3
La potestà tributaria è una situazione pretensiva che fa gola a molti enti pubblici territoriali e non e cioè pone l’ente dotato di questa potestà nella posizione di poter pretendere una prestazione pecuniaria da parte di un consociato senza garantire un’immediata e diretta controprestazione ( Stato, Regione, Comunità Europea attraverso Leggi dello Stato, Leggi Regionali art. 117 Cost., Regolamenti Comunitari art.11 Cost.).Soggetto tributario è lo Stato il quale non sempre è anche creditore. Nel Diritto Tributario la riserva di legge è relativa infatti una parte della disciplina può essere demandata atti normativi secondari o atti amministrativi generali. L’IMPORTANZA DELLE FONTI COMUNITARIE: la normativa comunitaria in materia fiscale è importante in quanto crea armonizzazione fra gli stati e per armonizzazione riteniamo anche armonizzazione fiscale. Fattore molto importante questo perché se all’interno degli stati vi è una diversa imposizione fiscale, vi è un’alterazione della concorrenza, l’esigenza del mercato comune vuol dire che gli operatori economici che operano in un certo contesto, devono essere messi nelle stesse condizioni anche nell’imposizione fiscale (divieto di protezionismo, di imposte doganali), in modo particolare ci riferiamo alle imposte che vanno ad incidere sulla libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali. Tutti i tributi che in qualche modo colpiscono la movimentazione di questi beni sono particolarmente sensibili dal punto di vista comunitario e sono tributi nei confronti dei quali attraverso regolamenti o direttive l’attenzione della Comunità prima e dell’Unione Europea ora è sempre stata massima.
DAZI DOGANALI: Imposizione abolita all’interno della Comunità ed armonizzata nella circolazione dei beni fra il Mercato Europeo e gli altri Stati del Mondo, da questo punto di vista gli Stati hanno fatto un passo indietro, diversamente sarebbe paradossale, in quanto sarebbe più appetibile per un soggetto di uno Stato Estero, importare beni attraverso uno stato e poi poter liberamente circolare. Le normative europee regolano anche l’Imposta di Valore Aggiunto, dal punto di vista invece delle imposte sul reddito delle persone, fisiche e giuridiche, la sovranità dei vari stati è ancora predominante, in quanto l’imposizione sul reddito è la principale fonte di gettito. Per molti paesi quindi avrebbe significato abdicare una porzione di sovranità molto importante. Per quanto riguarda l’imposizione diretta la strada da fare è ancora molto lunga all’interno dell’Unione Europea.
FERRARI FABIO 074893

Marco ha detto...

Molto bene, Ferrari. La potestà tributaria "fa gola" è vero, ma non si dice (o almeno, non lo si scrive) ;-)

Elisa Imperatore ha detto...

LEZIONE 3
Tutti i paesi che hanno voluto aderire all'U.E. hanno dovuto "sopportare" numerosi cambiamenti, in quanto l'obiettivo da raggiungere era ed è quello della creazione di un mercato unico, dove capitali, merci, persone e servizi possano circolare liberamente e in condizioni di parità. Per raggiungere questo obiettivo è sicuramente necessaria una politica fiscale omogenea, non è possibile pensare agli Stati come creatori di concorrenza in base all'imposizione fiscale effettuata. Si pensi ai dazi doganali, che ora sono stati eliminati: questi andavano a colpire la movimentazione di merce, costituivano delle barriere all'entrata. Non solo... sono state armonizzate anche le barriere doganali nei confronti dei paesi che non fanno parte dell'U.E. per evitare che ci siano disparità nella scelta dei paesi esportatori, per loro è diventato assolutamente indifferente esportare i loro prodotti in Italia, Francia, Germania...
Cos'è successo per arrivare a questa armonizzazione? Tutti gli stati membri hanno dovuto demandare le decisioni in materia fiscale agli organi dell'Unione Europea, che impone i cambiamenti tramite l’emanazione di direttive. Ma se il processo di armonizzazione può dirsi riuscito per questi aspetti, per quel che riguarda le imposte sui redditi delle persone fisiche, sulla casa ecc non sono così omogenei, in quanto gli Stati non hanno voluto demandare ulteriormente il loro potere. Questa "forma di egoismo" però comporta delle problematiche, e cioè ad esempio nei redditi da lavoro dipendente, ci saranno persone residenti in un determinato Paese a cui spettano più agevolazioni rispetto ad altri. Pertanto se per le merci non sussistono disparità, per i lavoratori cambia essere residenti in un Paese piuttosto che un altro!
L’incidenza delle imposte “è quella che è” e non poteva essere maggiore in quanto deve essere predeterminata in base alla legge (riserva di legge), sicuramente nella legge si trovano gli aspetti essenziali che disciplinano l’imposta, ma esistono sicuramente fonti secondarie che regolamentano meglio come essa deve essere applicata, cosa ci si deve aspettare se un cittadino evade o elude. Interessante è la differenza tra evasione ed elusione, la prima è riferita a chi non paga le imposte, la seconda a chi fa di tutto per non pagarle. L’imposta non può essere applicata in misura maggiore in quanto appunto predeterminata dalla legge, ma non può neanche essere applicata in misura minore a quanto previsto. E’ il caso dell’ICI, ad esempio nel comune di S.Urbano (PD) il sindaco si era informato per cercare di non far pagare ai suoi concittadini questa imposta in quanto hanno alte entrate derivanti dalla discarica, invece debbono pagarla in misura minima.
Elisa Imperatore 056236

Marco ha detto...

Interessante il richiamo finale al Comune di S. Urbano. E' un esempio che io non ho fatto a lezione ma che calza perfettamente nella problematica che avevo evidenziato.
La UE opera nel settore fiscale attraverso direttive e regolamenti: questi ultimi, più che altro, in materia doganale.
L'incidenza del diritto comunitario sull'imposizione diretta tuttavia è tutt'altro che nulla.
Ci sono alcune direttive su specifici aspetti dell'imposizione diretta che sono stati comunque ritenuti come meritevoli (o necessitati!) di una disciplina armonizzata (es: tassazione di dividendi, interessi, royalties e delle operazioni straordinarie d'impresa, tipo M&A).
Inoltre, la giurisprudenza della Corte di giustizia nell'applicazione del Trattato svolge, in ceti casi, una oltremodo salutare attività di supplenza.

Marilena ha detto...

LEZIONE 3
In questa lezione è stato ribadito il concetto di riserva di legge in materia tributaria, aggiungendo prerò chw questo tipo di riserva è relativa, ovvero una parte della disciplina può essere demandata a norme secondarie, come le leggi regionali.
Anche le fonti comunitarie, come i regolamenti e le direttive che dettano norme in materia fiscale, armonizzando i vari ordinamenti anche in materia fiscale. Tuttti i tributi che riguardano la circolazione delle merci e dei beni sono sensibili dal punto di vista comunitario.
L'abolizione dei dazi doganali è stata abolità dall'UE per favorire la libera circolazione delle merci e dei capitali fra i vari Stati.
Riguardio alle imposte dirette ancora l'UE non è intervenuta giuridicamente.

Marilena Lo Carmine
Laurea specialistica - Rovigo