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martedì 17 luglio 2007

Troppo caldo ...

Non c'è scampo, bisogna che torni a scrivere ancora in tema di mobilità societaria per fissare una serie di idee che mi navigano per la testa, molte delle quali assolutamente balzane. Grazie al cielo.
L'altro giorno riflettevo sempre con la dott.ssa Tamburini su una questione alla quale non avevo mia pensato: un'ipotesi di realizzo di plusvalenze latenti in capo a una stabile organizzazione non residente determina reddito imponibile anche in Italia?
L'esempio non era proprio questo, e messe così le cose la risposta forse più ragionevole sembrerebbe essere no.
E va bene l'esempio era questo.
Una società estera trasferisce la propria sede in Italia durante l'esercizio contabile X e quindi periodo d'imposta X.
L'uscita dal suo stato determina emersione di plusvalenze latenti, realizzo a valore normale. Quella plusvalenza è "tassata" anche in Italia, visto che nello stesso periodo d'imposta la società risulterà essere fiscalmente in Italia (perché magari il trasferimento di sede ha avuto luogo a maggio?).
E in questo caso, dobbiamo essere pronti a riconoscere un credito d'imposta per il tributo pagato all'estero su quella plusvalenza ?
... cribbio ! Mentre scrivo sono sull'Eurostar delle 7.32 da Rovigo a Ferrara, è il 17 luglio, sto arrivando a Ferrara e fuori c'è una nebbia della madonna !!!
Il bello è che devo arrivare a Bologna, il brutto è che il telegiornale questa mattina ha annunciato oggi come una delle giornate più calde dell'anno.
Ci sarà da sudare, e chissà quanta gente uscirà fuori di testa. Beh, almeno io sono partito con il piede giusto.
Scherzi a parte. Dipende da come noi intendiamo il realizzo nel paese estero. Credo che l'Italia quando impone di calcolare il reddito estero lo faccia sulla base di regole straniere con i massimali di cui al nostro 165.
Il Po ... vibra tutto ...
passato ...
... allora dicevo, se è così, quel fatto di gestione (emersione di plusvalenza ope legis) è rilevante anche per noi, anche poi per il fatto che in base alo stesso articolo sopra citato, in condizione di reciprocità la stessa plusvalenza sarebbe stata tassata anche in Italia.
Ma come trattiamo quel reddito in Italia? Cioè da cosa deriva ? Plusvalenza isolata? da stabile organizzazione ? E fa differenza ?
Calma e gesso.
Questo apre un altro problema non da poco, e cioè quello che consiste nel valutare se una società che prima risiedeva in un paese e poi in corso d'anno (prima di metà anno) passi a un altro paese, si può dire che abbia mantenuto nell'altro paese una S.O. per i primi mesi in cui c'è stata?
Per me sì, chiaro che le circostanze del caso pesano, ma tendenzialmente sì.
Se così è, e la società che si trasferisce lascia traccia d sé, allora la plusvalenza da realizzo "virtuale" è plusvalenza da stabile organizzazione. O almeno può esserlo.
Con il che ci si riporta alla questione di partenza, ma almeno in un binario più tradizionale.
Con vinto ?
Mica tanto, sono convinto di poter sostenere, con un ragionevole grado di approssimazione anche il contrario.
Ma il bello dell'Università è anche questo.

In questi giorni mi sono imbattuto in alcune decisioni di un giudice civile togato (anzi due) della mia città, Forlì, e ho letto cose da far accapponare la pelle.
Tipo esecuzioni in forma specifica (con ordinanza) di contratti risolti dalla stessa parte qualche mese prima. E poi mi fermo ...
Dico, almeno noi facciamo meno danno, e se sbagliamo lo riconosciamo, chiediamo scusa e ripartiamo.
Viva l'Università (o quello che ne resta).
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