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mercoledì 11 luglio 2007

Pensieri sciolti in un pomeriggio di luglio


Oggi ragionavo con una mia studentessa in merito alla mobilità delle società all'interno dell'Ue, e in particolare all'applicazione dell'italico 166, che purtroppo per chi mi legge non ha niente a che fare con l'Alfa Romeo.
La norma impone il realizzo a valore normale delle plusvalenze latenti in capo a stabli organizzazioni estere, in ogni caso, della società che abbandona l'Italia. Anche nel caso in cui qui in Italia resti una stabile organizzazione. La riflessione è terminata con un'altra mia eresia in merito alla possibilità dello stato della fonte di poter considerare come evento realizzativo una fattispecie di trasferimento estero.
In questo senso (ma preciso che si è trattato di una provocazione teorica !!!): se una società abbandona l'Italia, e questa società ha una stabile organizzazione in Croazia, la Croazia potrebbe fare assurgere questo fatto come presupposto d'imposta e tassare anch'essa le plusvalenze latenti sugli assets del suo territorio ?
Claro che no, a regime vigente.
E se il trasferimento della sede all'estero nel caso di specie (ovviamente non si tratta dell'italia) desse luogo a un fenomeno estintivo successorio, con il venir meno della persona giuridica proprietaria dei beni? Siamo sicuri che la stessa risposta possa essere sostenuta.
Secondo me sì, ma non con la stessa forza. E sto dalla parte del sicuro dicendo questo, ossia mantengo una posizione ortodossa.
Ancora da ultimo, che effetto ha il realizzo a valore normale sugli assets del paese in cui solo collocati ?
Mi spiego, se anziché essere in Croazia (ipotesi di scuola) il tutto avvine fra una scoietà Belga e una stabile organizzazione in Olanda (caso frequente) allora la società che esce dal Belgio e se ne va in Francia paga imposta sulle plusvalenze latenti sulla sua stabile organizzazione olandese (sempre ipotizzando per assurdo che il regime fiscale belga sia pari a quello italiano) ... ma per l'ordinamento fiscale olandese questa operazione è del tutto irrilevante.
O no?
Io credo di sì, ma se così è, a livello aggregato si realizza una potenziale ben strana doppia imposizione. Quando la stabile organizzazione venderà alcuni degli assets immobiliari che le sono pertinenti, ad esempio, calcolerà la plusvalenza come differenza fra il corrispettivo percepito e il valore d'acquisto (oltre ad eventuali ammortamenti, etc ...)e non come differenza fra valore d'acquisto e valore normale al momento del trasferimento della sede all'estero. Oppure no? E in quel caso, comunque, la società ora francese potrebbe pretendere un credito d'imposta per l'imposta pagata sotto forma di exit tax sul realizzo a valore normale del bene quando poi quel valore viene realizzato a fronte di una effettiva cessione ?
Fico vero? Su queste cose mi piacerebbe lavorare, se non dovessi passare i miei giorni in una facoltà che (per ordine del Ministero, a quanto pare) nutre per la mia materia lo stesso rispetto che l'ispettore Drebin ha per la Regina Elisabetta II.
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