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domenica 22 luglio 2007

da www.lavoce.info - Riforma dell'ordinamento giudiziario

Riporto qui di seguito un articolo del Prof. Carlo Guarneri che mi è semprato molto interessante. E' tratto da www.lavoce.info

Una riforma in attesa di giudizio
Carlo Guarnieri


Finalmente, il Senato ha licenziato la riforma dell’ordinamento giudiziario presentata dal guardasigilli Mastella (e la Camera con ogni probabilità confermerà il voto di Palazzo Madama), destinata a sostituire in gran parte quella varata nella scorsa legislatura dal governo di centrodestra e dall’allora ministro Castelli. La difficile situazione della maggioranza in Senato ha fatto sì che il testo approvato sia frutto di compromessi che hanno lasciato l’amaro in bocca a molti, specie agli avvocati. Ma anche fra i magistrati, che alla fine hanno deciso di revocare lo sciopero già proclamato, non è mancata l’insoddisfazione.
Tuttavia, quello che probabilmente interessa di più il cittadino è sapere quali saranno gli effetti della riforma: migliorerà il rendimento del nostro sistema giudiziario? Dureranno meno le cause? Avremo giudici, e pubblici ministeri, migliori? Non è facile dare risposte definitive a queste domande. La riforma è un insieme di provvedimenti molto complesso e, soprattutto, molto dipenderà da come verrà applicata. Qualcosa si può dire però fin d’ora.

La separazione delle carriere: un finto problema?

Uno dei temi che ha contrapposto di più magistrati e avvocati è stata la cosiddetta separazione delle carriere di giudice e pubblico ministero, con i magistrati ostili o comunque diffidenti, e gli avvocati favorevoli a una separazione radicale che arrivasse magari alla creazione di due corpi distinti. La soluzione è un compromesso: in futuro non dovrebbero più essere possibili i passaggi "porta a porta" del giudice che va a fare il pubblico ministero nello stesso ufficio o viceversa. Sono state, infatti, stabilite incompatibilità regionali, per i passaggi nel settore penale, e provinciali, per quelli che toccano il civile e che sono quindi meno "pericolosi" per l’imparzialità del giudice.
Si è detto spesso che si tratta di un falso problema e che i mali del nostro sistema giudiziario – ad esempio la durata eccessiva dei procedimenti – non dipendono certo dalla separazione. In parte è così. Ma c’è un aspetto che va tenuto in conto: il tema della separazione avvelena da anni i rapporti fra avvocati e magistrati. In queste condizioni, un sistema giudiziario non può funzionare bene. Inoltre, buona parte dei problemi del nostro processo dipende dalla complessità e rigidità delle norme che lo regolano (1), ma senza una maggiore collaborazione fra i suoi protagonisti sarà difficile arrivare a una semplificazione.

Le finte novità

La riforma Mastella mette in pensione il macchinoso sistema di concorsi ideato da Castelli e lo sostituisce con verifiche quadriennali secondo parametri minuziosamente indicati. Che i parametri di riferimento delle valutazioni siano descritti in modo più preciso può forse essere un bene. Della loro efficacia nel garantire magistrati più preparati si può però dubitare. La ragione è che la struttura della valutazione è rimasta sostanzialmente quella del passato: pareri dei consigli giudiziari, da cui gli avvocati sono rimasti esclusi, e decisione finale del Csm. In altre parole, non si è spezzato il circolo vizioso per cui i controllori sono eletti da – e quindi responsabili verso – coloro che debbono controllare. Se a questo si aggiunge che non esistono limiti al numero di "promozioni" economiche che possono essere decise, si può tranquillamente capire che poco o nulla è cambiato rispetto al passato (a parte la necessità di riempire molti fogli di carta in più). Si può scommettere che, con l’eccezione dei casi più gravi, per la stragrande maggioranza dei magistrati la carriera continuerà a essere scandita solo dall’anzianità.

E quelle (forse) vere

In un’organizzazione, quando per qualche ragione non si può fare affidamento sui controlli interni, si cerca di intervenire sul reclutamento. Se è molto difficile sanzionare le cadute di professionalità di chi fa parte del corpo giudiziario, un rimedio almeno parziale è quello di sceglierne con maggior cura i componenti. Qui la riforma prevede effettivamente qualche novità.
La prima è che la partecipazione al concorso richiederà, d’ora in poi, qualcosa di più della semplice laurea in giurisprudenza. Non siamo certo alla situazione di molti paesi, specie anglosassoni, dove il giudice è scelto tra chi ha un’esperienza professionale almeno decennale, ma il passo avanti rispetto al passato c’è. Qualcuno si lamenterà dicendo che così si aumentano i costi per le giovani – e i giovani – che vogliono intraprendere la carriera giudiziaria. È vero: il rimedio non è però rendere il reclutamento più facile ma istituire un serio programma di borse di studio per "i capaci e meritevoli".
L’altra novità importante è la creazione di una Scuola della magistratura con il compito di curare la formazione iniziale e permanente dei magistrati. L’Italia era ormai il solo fra i grandi paesi europei a non avere un’istituzione specializzata nella formazione giudiziaria. Se vogliamo avere magistrati migliori, che emettano sentenze migliori, che siano in grado di organizzare il proprio e l’altrui lavoro in modo migliore, la preparazione universitaria non basta: dobbiamo formarli meglio. In questo, la scuola può svolgere un ruolo cruciale. Certo, che ministero e Csm abbiano fatto a gara per prevalere negli organi di gestione segnala il rischio che alla Scuola non venga concessa l’autonomia necessaria per ben funzionare. Resta che qui sta un elemento di innovazione potenzialmente positivo. Il futuro ci mostrerà presto se verrà sviluppato davvero.



(1) Philip M. Langbroek and Marco Fabri (eds.),"The Right Judge for Each Case" A Study of Case Assignment and Impartiality in Six European Judiciaries, Intersentia, Antwerp, 2007.
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