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martedì 31 luglio 2007

Glossa Ocse, pubblicata la seconda versione


Dopo quasi trenta numeri venduti della prima edizione, ancora provvisoria, ho pensato di rilasciare la seconda versione correggendo subito quei due piccoli errori che caratterizzavano la prima, e in particolare, non solo la questione attinente al copyright, quanto piuttosto la numerazione delle pagine, che ora è più accessibile.
Il link per l'acquisto è sempre quello.
Buona lettura.

Di esterovestizione societaria e di moltre altre cose



Pubblico qui di seguito (copia - incolla) un articolo sulla Repubblica di oggi. Più tardi vado alla ricerca del sole 24 ore per vedere se si trova qualcosa di più. Soprattutto di più oggettivo, notizie come queste vanno sempre prese con le pinze.


Articolo di CARLO BONINI
ROMA - Nell'estate del 2001, la cessione a Marco Tronchetti Provera del pacchetto azionario di controllo di Telecom Italia ha sottratto al Fisco 600 milioni di euro, (1.266 miliardi delle vecchie lire). E per l'amministrazione delle Finanze, è arrivato il tempo che quel denaro rientri nelle casse dell'Erario.

L'Agenzia delle entrate ha notificato un avviso di accertamento fiscale ai soci e agli amministratori pro-tempore della società "Bell", la cassaforte lussemburghese del finanziere bresciano Emilio Gnutti che di Telecom aveva il controllo e attraverso cui ne venne perfezionata la vendita. Sei anni fa, i soci di "Bell" raccolsero dalla transazione plusvalenze esentasse per 2 miliardi di euro (3.500 miliardi delle vecchie lire). Dovranno ora versare 600 milioni di euro a titolo di "maggiore imposta" evasa e 1 miliardo di euro "a titolo di sanzioni". Quell'esenzione non gli spettava, perché Bell era una società italiana a tutti gli effetti, e fu ingiustamente favorita.

"Considerata l'entità del danno erariale, nonché la distrazione del patrimonio sociale di "Bell" - scrive l'Agenzia delle entrate nel provvedimento - si rende opportuna l'iscrizione di ipoteca sui beni dei trasgressori e dei soggetti obbligati in solido, con conseguente sequestro dei loro beni, compresa l'azienda".

Tali misure cautelari dovrebbero essere effettuate anche nei confronti dei soci di Bell. In particolare, di "Hopa spa" e "GP Finanziaria spa" (entrambe controllate da Gnutti ndr.), i maggiori ed effettivi beneficiari della distrazione del patrimonio sociale".
Un miliardo e seicento milioni di euro (tremila miliardi, 292 milioni 371 mila 654 lire, nel computo dell'Agenzia delle Entrate) è un fiume di denaro. Lo 0,1% del Pil del nostro Paese.

Eppure, per quattro anni, l'amministrazione finanziaria che rispondeva al ministro dell'economia Giulio Tremonti ha rinunciato alla sua riscossione. Perché? La risposta è in una storia che, con l'evidenza dei documenti di cui "Repubblica" è in possesso, ricostruisce le mosse di un network di professionisti, dirigenti pubblici, militari della Guardia di Finanza di Milano che intorno a questo tesoro si è mosso, garantendone l'immunità fiscale. Vi si rintracciano significativamente alcuni protagonisti della partita mortale ingaggiata a partire dall'estate del 2006 con il viceministro Vincenzo Visco da un blocco di alti ufficiali della Guardia di Finanza con l'appoggio del centrodestra.

I fatti, dunque.

2001. Tronchetti ha acquistato Telecom comprando da "Bell" il 22,5 per cento delle azioni Olivetti che ne garantiscono il controllo. "Bell" è una holding con sede legale al 73 di Cote d'Eich, Lussemburgo. La controlla "Hopa spa", la finanziaria di Gnutti, la "bicamerale della finanza", in cui siedono tra gli altri il Montepaschi di Siena, Fininvest e l'Unipol di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. A quella data, soci di "Bell" sono "Gpp International Sa" (a sua volta controllata per il 100 per cento da Hopa), "Gp finanziaria spa" (dello stesso Gnutti), "Interbanca spa", "Banca Antoniana popolare veneta", Chase Manhattan International, "Oak fund", "Financiere Gazzoni Frascara", "Finstahl", "Tellus srl", "Pietel srl", "Autel srl.", Ettore, Fausto e Tiberio Lonati, "Bc com" e gli stessi "Montepaschi" e "Unipol".
"Bell" non è stata nulla di più che una cassaforte in cui sono rimaste custodite le azioni di controllo Olivetti-Telecom. Esaurita la sua funzione, può essere svuotata e abbandonata. Come documentano i libri societari, nel novembre 2001, con la distribuzione ai soci dei 2 miliardi di euro di plusvalenze Telecom, il patrimonio netto della società scende a poco più di 34 milioni di euro, impiegati per "l'estinzione dei debiti contratti".

Di fatto, è una messa in liquidazione. Di cui ha la sostanza, ma non la forma. Perché, contabilmente, Bell deve continuare ad esistere. E' l'unico modo, infatti, per far rientrare in Italia i capital gain in regime di esenzione fiscale e aggirare le norme che vietano, anche in Lussemburgo, di ridistribuire utili di una società in liquidazione. La mossa soddisfa gli appetiti di tutti. Solleva soprattutto la cortina di fumo in cui Guardia di Finanza prima e Agenzia delle entrate, poi, possano volontariamente smarrirsi. E' ciò che accade di lì a breve.

Il 26 marzo del 2003, a Milano, dodici militari della Guardia di Finanza bussano in via dei Giardini 7, studio legale "Freshfields Bruckhaus Deringer", domicilio fiscale dichiarato dalla "Bell". Appartengono alla "quarta sezione" del "Primo gruppo Verifiche Speciali" del nucleo regionale di polizia tributaria della Lombardia. Devono accertare se i 2 miliardi di euro di plusvalenze della vendita Telecom non siano stati sottratti alla tassazione attraverso una "esterovestizione", come, con termine tecnico, viene definita la fittizia localizzazione all'estero della residenza fiscale di una società che, al contrario, ha di fatto la sua attività e persegue il suo oggetto sociale in Italia. L'accertamento su Bell è l'unica opportunità rimasta al Fisco per ficcare il naso in quella transazione, perché su "Hopa" (che controlla Bell) è sceso il buio del "condono tombale" (2002) cui Gnutti ha immediatamente aderito.

Il lavoro dei finanzieri porta via quattro mesi. In un contesto significativo. Nel 2003, lo spoil-system del centro-destra ha finito di ridisegnare la macchina della lotta all'evasione. Giulio Tremonti, ministro dell'economia, si è liberato del direttore generale dell'Agenzia delle entrate, Massimo Romano, apprezzato civil servant e architetto della riforma fiscale. Al suo posto ha voluto Raffaele Ferrara, un ex ufficiale della Guardia di Finanza legato a doppio filo con Marco Milanese, altro ex ufficiale scoperto da Tremonti a Milano e diventato capo della sua segreteria politica.

Ferrara (legato al direttore del Sismi Nicolò Pollari) arriva al vertice dell'Agenzia delle Entrate dalle Ferrovie del dopo Necci, dove ha lavorato per la società "Metropolis". Esattamente come Marco Di Capua, che diventa direttore dell'Accertamento dell'Agenzia delle Entrate a spese di William Rossi. Come e più di Ferrara, forse, Di Capua conta ancora molto nella Guardia di Finanza. E non solo lì, visto che il fratello, Andrea, altro ex ufficiale, è stato chiamato al Sismi da Nicolò Pollari per dirigere l'ufficio del personale.

Nella sua direzione "Accertamento", Di Capua ha aggregato Graziano Gallo, "dottore commercialista in Milano", cui è affidato l'incarico di responsabile dei "controlli sulle imprese di grandi dimensioni". Anche lui ha vestito l'uniforme della Guardia di Finanza, come il padre: il colonnello Salvatore Gallo, annotato negli elenchi della loggia P2 con tessera numero 933.
Le acque non si sono mosse soltanto a Roma. A Milano, è stato avvicendato il vertice della Guardia di Finanza. Il nuovo comandante del nucleo regionale di polizia tributaria è Stefano Grassi, che ha sin lì lavorato nell'ufficio dell'aiutante di campo del ministro Tremonti. Mentre nuovo comandante regionale è il generale Emilio Spaziante, altro "pollariano" di ferro, già capo dell'intelligence delle Fiamme Gialle, futuro capo di Stato maggiore e vicesegretario del Cesis, motore primo, nell'estate del 2006, dell'affare Visco-Speciale.

Ma torniamo ai nostri dodici finanzieri e alla loro verifica su "Bell". A scorrerne i nomi, ce n'è uno oggi più conosciuto di altri. Guida la squadra. E' il tenente colonnello Virgilio Pomponi. E' arrivato a Milano nel 2002 come "capo delle operazioni" del Nucleo regionale di polizia tributaria, ufficio che risponde direttamente al generale Spaziante, ed è destinato ad assumere presto il comando del nucleo provinciale di polizia tributaria. Soprattutto, è destinato a finire al centro dell'affare Visco-Speciale, perché nella lista degli ufficiali di Milano di cui, nell'estate 2006, verrà chiesto l'avvicendamento. Di Pomponi, alcune cronache diranno che il suo allontanamento da Milano avrebbe prodotto "contraccolpi nelle indagini su Unipol e la lussemburghese Bell, nemmeno valutabili" nella loro gravità. E' un fatto che se ad oggi non è dato sapere quale contributo investigativo personale l'ufficiale abbia dato alle due indagini, sono al contrario documentabili le conclusioni che il primo agosto 2003, rassegna nel "verbale di constatazione" che chiude appunto il primo accertamento su "Bell".

Il Fisco - osserva il tenente colonnello - non ha argomenti, né "evidenze probatorie" per aggredire Bell. Che - scrive - "ad avviso di codesto comando regionale" è e resta una "Societé de partecipation financières" di diritto lussemburghese. La sede della sua amministrazione e l'oggetto della sua attività sociale sono cioè regolarmente radicate in Lussemburgo. Il che la rende soggetta alla locale legislazione fiscale, che prevede l'esenzione sulle plusvalenze ottenute dalla cessione di partecipazioni azionarie. Eppure, sembrano esistere ottime ragioni per sostenere il contrario. Sulla scorta di 193 documenti acquisiti nello studio "Freshfields Bruckhaus Deringer", l'ufficiale dà atto, infatti, che "Bell appare essere sempre stata priva di proprio personale e di propri beni strumentali in Lussemburgo". Che "la maggioranza dei suoi soci ha residenza in Italia". Che lo studio legale "Freshfields Bruckhaus Deringer" di Milano "non si è limitato all'esame delle questioni legali riguardanti la società, ma ha predisposto le assemblee sociali e le riunioni del cda, redigendone ordini del giorno e verbali; ha steso contratti e accordi tra i soci; ha partecipato a riunioni dell'assemblea Olivetti e alla sottoscrizione di atti" ha lavorato ad operazioni cruciali in stretto contatto non con un ufficio in Lussemburgo, ma con un telefono di Brescia: quello della "signora Maurizia Gallia", segretaria di Gnutti.

Dunque? Le ragioni di "Bell" vengono argomentate dall'avvocato Dario Romagnoli e da Claudio Zulli. Non sono due professionisti qualunque. Romagnoli ha diviso il suo studio di diritto tributario ("Vitali-Romagnoli-Piccardi) con Giulio Tremonti fino al giorno in cui non è stato nominato ministro dell'economia. È anche lui un ex ufficiale della Guardia di Finanza ed è stato compagno di corso di Marco Milanese, che di Tremonti è capo della segreteria. Zulli è il commercialista di Gnutti, ma anche lui ha ottimi rapporti con il ministro. Come, nell'estate del 2005, documenta l'intercettazione telefonica di un suo colloquio con Consorte (nei giorni chiave della scalata Bnl, il numero uno di Unipol lo chiama per chiedere un incontro con Tremonti. "Devo ringraziarlo di due o tre cosette e gli devo spiegare un po' di roba perché mi deve dare una mano su cose importanti").

Per il comando regionale della Guardia di Finanza, Romagnoli e Zulli hanno argomenti irresistibili. In una memoria che diventa parte integrante del verbale, i due professionisti scrivono: "Bell non ha, né ha mai avuto residenza fiscale in Italia (...) il consiglio di amministrazione si è sempre riunito in Lussemburgo. L'assemblea dei soci si è sempre riunita all'estero (...) Nessuno dei soci ha mai esercitato il controllo della società (...)". Conclude dunque Pomponi: "Gli elementi raccolti hanno messo in luce, da un lato indici di collegamento diretto di Bell con il territorio dello Stato italiano, dall'altro che l'intera attività di amministrazione/gestione ordinaria e le principali decisioni straordinarie appaiono formalmente essere state poste in essere all'estero. Pertanto, a parere di questo Comando, non si ravvisa un quadro probatorio tale da far ritenere che Bell debba ragionevolmente ritenersi residente in Italia sotto il profilo fiscale".

Il 4 agosto 2003, il caso è chiuso. E, per quel che racconta alla Procura di Milano l'ex numero uno della Banca Popolare, Giampiero Fiorani, l'operazione costa ad Emilio Gnutti 25 milioni di euro. Li versa all'avvocato Romagnoli a titolo di parcella professionale. Uno sproposito, che Romagnoli nega negli importi (l'avvocato ha sempre sostenuto, di aver ricevuto "non più di 5 milioni di euro") e che Fiorani imputa a complessivo saldo del salvataggio fiscale di Bell, aggiungendo che per lui, come per Gnutti, dire studio Romagnoli significava dire Tremonti. Che Fiorani affermi o meno il vero, è un fatto che nel bilancio 2005 di Bell (l'anno, vedremo, è significativo) compare nelle voci a debito un'annotazione per 31 milioni di euro da saldare con Romagnoli e Zulli. Ed è un fatto che, esaurito il capitolo Guardia di Finanza, la pratica soffochi nelle spire dell'Amministrazione civile delle Finanze.

Il verbale di accertamento delle Fiamme Gialle su "Bell" viene trasmesso all'ufficio 1 dell'Agenzia delle Entrate di Milano, dove verrebbe dimenticato se non fosse per la notizia ricevuta il 25 febbraio 2004 dai pm di Milano Mannella e Nocerino che su Bell esiste un'istruttoria per evasione fiscale. Il 16 luglio 2004 - giorno in cui Domenico Siniscalco giura da ministro dell'Economia (Giulio Tremonti di era dimesso il 3) - l'Ufficio 1 di Milano scrive alla Procura: "Non sussistono prove sufficienti per affermare che Bell possa essere considerata fiscalmente residente in Italia. Pertanto, salvo che a seguito di più incisive attività istruttorie di codesta procura, non emergano elementi tali da condurre a soluzioni diverse, lo scrivente ufficio provvederà all'archiviazione". La pratica muore. Finché, aprile 2005, la Procura, che a sua volta sta per archiviare, torna a sollecitare.

L'ufficio 1 - è ormai giugno 2005 - interpella la Direzione regionale. Che impiega cinque mesi per stabilire che è necessario se la sbrighino a Roma, alla Direzione generale accertamento, quella di Marco Di Capua. La risposta arriva il 23 dicembre del 2005, quando Tremonti è ormai tornato a fare il ministro. La Direzione Accertamento informa di "essere già stata interessata dalla Procura di Milano" e di aver provveduto a individuare dei "consulenti" per i pm Mannella e Nocerino: il "dottor Pasquale Cornio", capo dell'ufficio soggetti grandi dimensioni area nord e il "dottor Graziano Gallo", capo settore nazionale dell'accertamento sulle grandi imprese. Il 10 aprile 2006, i due periti così concludono con la Procura: "I redigenti ritengono che la Bell sia da considerarsi fiscalmente residente in Italia secondo le regole di diritto interno". E tuttavia, "che difficilmente possa considerarsi residente fiscalmente in Italia secondo le regole di diritto convenzionale, prevalenti su quelle di diritto interno. Non essendo stati reperiti elementi sufficienti a dimostrare che la direzione effettiva della società abbia avuto sede in Italia".

Gnutti e soci sono salvi. Un'ultima volta. Ad aprile del 2006, al ministero torna Visco. La Procura di Milano decide di proseguire la propria istruttoria. All'agenzia delle entrare riacquistano i loro uffici Massimo Romano e William Rossi. La pratica Bell esce dall'archivio. A Milano deflagra il "caso Visco-Speciale".

lunedì 30 luglio 2007

La Glossa estense al Modello di Convenzione OCSE



Alla fine è accaduto.
Ho cominciato così tanti progetti in questi mesi, per non dire in questi anni, che prima o poi dovevo chiuderne qualcuno.
Sono oltremodo felice, quindi, di cartolarizzare il primo.
Si tratta della traduzione in italiano del Modello di convenzione OCSE sul reddito e sul patrimonio, che ho fatto insieme a quattro valentissimi studenti.
O meglio, che loro hanno fatto e che io poi ho visionato.
Metto subito le mani avanti prima che uno zelantissimo me lo faccia notare.
Ci sono errori di battitura, nel testo, forse qualche omissione. Ma non ho voglia (e neppure tempo) di rileggere tutto. Si tratta di una versione beta, e secondo i miei calcoli dovrei essere in grado di editarne almeno una nuova versione, migliorata, ogni anno.
D'altronde in questi mesi riflettevo anche su questo: perché gli informatici rilasciano programmi con bugs di varia natura, per poi perfezionarli dopo con patch varie, e non possiamo farlo noi giuristi?
Meglio avere subito un lavoro originale, ma instabile, piuttosto che aspettare 3 - 4 anni che un ricercatore full time riesca a finire da solo quello che richiederebbe 2 assegnisti e 3 dottorandi.
E quindi ecco qua.
Interessati all'acquisto?
Cliccate qui.
Ah, gli studenti di Ferrara possono anche non comprarlo, sono espressamente autorizzati dall'autore a fotocopiarlo per intero dalla libreria della facoltà di giurisprudenza (in acquisto nel prossimi mesi).
D'altronde il sottoscritto nopn ci guadagna niente.

sabato 28 luglio 2007

Sull'ottimizzazione delle spese notarili

Inserisco nel blog anche questa volta un articolo non mio. Lo reputo tuttavia utile, anche se preso sa un quotidiano generalista come la Repubblica.
Riguarda particolari operazioni notarili, ed è utile non solo dal punto di vista tributario.
Ci sono anche dei documenti allegati, vedrò di mandarli su a breve, ma questa storia di non poter creare links a documenti PDF mi infastidisce, e non poco.


Come spendere 9 euro invece di 300 dal notaio
di Antonella Donati

Una serie di operazioni, per esempio quando si vende o si acquista una casa, possono essere fatte direttamente, spesso anche via internet. Sulla parcella del notaio previsto il 30% di sconto, ma solo se si chiede
(28 luglio 2007)

Fare a meno del notaio per comprare casa non si può. Risparmiare sì, e anche in maniera significativa. E questo un po' grazie alle varie “lenzuolate”, un po' per merito del decreto fiscale dell'ottobre scorso che ha abolito le imposte sulle visure catastali e ridotto i costi per quelle ipotecarie. Insomma le opportunità di spendere meno ci sono, ma occorre entrare nell'ordine delle idee di far da sé alcune delle operazioni finora delegate al notaio e che incidono per svariate centinaia di euro sul costo dell'atto. Se ci si attiva in proprio, invece, si risparmia, e non si corre alcun rischio anche se bisogna essere un minimo in grado di districarsi tra le carte.

Dalla carta alla banca dati on line – Come abbiamo precisato più volte rispondendo ai quesiti dei lettori, il ricorso al notaio è indispensabile perchè solo gli atti che portano il suo timbro possono essere trascritti nei registri pubblici della proprietà immobiliare. I registri si trovano nelle conservatorie, ossia negli uffici provinciali dell'Agenzia del territorio. Si tratta di registri in parte automatizzati: l’operazione di creazione delle banche dati è partita nel 1996 e ha riguardato i 20 anni precedenti. Non tutti gli uffici sono però partiti nello stesso momento per cui, ad esempio, i dati dell'Ufficio provinciale di Roma risalgono al 1974, mentre in molti altri uffici si parte dal 1978. Naturalmente per gli anni precedenti è sempre possibile effettuare la ricerca sugli atti che sono ancora solo in formato cartaceo. Interrogare le banche dati catastali consente di ottenere l'”albero genealogico” di ogni immobile perchè accanto ai dati catastali veri e propri (foglio, particella, categoria, classe, consistenza, rendita), compaiono anche i dati relativi alla tipologia dell'atto trascritto, ossia se l'attuale proprietario lo ha acquistato, avuto in donazione o per successione.

Inoltre si possono avere tutte le indicazioni sulle iscrizioni di ipoteca e vincoli di altro genere (per esempio: pignoramenti, sequestri, citazioni, ecc…) e sulle annotazioni che hanno modificato i diritti esistenti su un dato immobile (per esempio: cancellazione di ipoteche, di pignoramenti, ecc…).
Insomma tutto ma proprio tutto quello che occorre quando si tratta di acquistare casa. Senza una visura ipocatastale, infatti, non è possibile fare l'atto. E di questa visura di solito si occupa il notaio, il tutto al costo di svariate centinaia di euro anche se.

Registri pubblici e accesso diretto – Anche se a tutti questi dati è possibile accedere direttamente, ossia senza passare da agenzie immobiliari, geometri, intermediari vari o notai. I registri immobiliari, infatti, sono pubblici e come tali l'accesso è aperto a tutti i cittadini, che possono chiedere una visura storica che comprenda anche una verifica nei registri cartacei semplicemente recandosi negli uffici. Costo dell'ispezione catastale: zero. Possibile? Sì, perchè ad ottobre 2006 sono state abolite le tasse sulle visure catastali e restano solo quelle per le ispezioni ipotecarie (dai 6 euro per le visure semplici ai 20 euro per i certificati per singolo nominativo) e per la copia delle planimetrie (4 euro). Ai certificati va aggiunta l'imposto di bollo. E non solo: gran parte di queste pratiche possono anche essere fatte direttamente on line al costo di 9 euro. Il servizio sarà attivo nei prossimi giorni.

La tabella con le imposte per le ispezioni ipotecarie

La tabella con i tributi speciali catastali per certificati, planimetrie e volture

Costi più bassi con la libertà di scelta – Certo non è detto che tutti se la sentano di andare a fare la fila all'ufficio provinciale – sono aperti dalle ore 8 alle ore 12 tutti i giorni compreso il sabato (nell'ultimo giorno lavorativo del mese, l'orario è limitato alle ore 11.00) - e abbiano voglia di districarsi tra i vari sportelli, ma vale la pena sapere che esiste anche questa opportunità e che far da sé consente di fare a meno dell'attività del notaio.

Un'attività, quella di ricerca della documentazione catastale, che i notai fanno pagare cara giustificandosi con i costi a loro carico: - “per una visura ipocatastale ventennale (l'unica in grado di garantire le parti) – ci ha infatti scritto un notaio - spendo mediamente 300 euro, le sarei grato se mi indicasse in che modo lei ritiene che un cittadino con la modica cifra di 6-9 euro potrebbe supplire agli accertamenti del notaio”. Come abbiamo visto supplire è possibile se si sa esattamente quali documenti occorrono per l'atto. Quanto ai costi sostenuti dai notai va detto che dal 1998 hanno l'accesso diretto alle banche dati on line tramite il sistema Sister al costo di qualche centinaio di euro l'anno, e possono quindi effettuare comodamente da studio tutte le visure e ottenere tutti i certificati pagando esattamente le tasse richieste allo sportello. Lo stesso altre categorie professionali quali ingegneri, architetti, geometri che pure fanno pagar care visure e accertamenti.

martedì 24 luglio 2007

L'intervento del Prof. Di Pietro al Convegno di Padova

Approfitto ancora della pausa estiva, e di un momento di break nella stesura della nota a sentenza che sta assorbendo queste mie giornate per impreziosire il blog del corso con un contributo video davvero importante.
Si tratta della prima perte dell'intervento del Prof. Adriano di Pietro al convegno che si è tenuto a Padova questa primavera.
Purtroppo, come già per l'introduzione del Prof. Schiavolin, l'audio è di pessima qualità, ma qualcosa di più si riesce a sentire, complice anche il cambio di microfono.

domenica 22 luglio 2007

da www.lavoce.info - Riforma dell'ordinamento giudiziario

Riporto qui di seguito un articolo del Prof. Carlo Guarneri che mi è semprato molto interessante. E' tratto da www.lavoce.info

Una riforma in attesa di giudizio
Carlo Guarnieri


Finalmente, il Senato ha licenziato la riforma dell’ordinamento giudiziario presentata dal guardasigilli Mastella (e la Camera con ogni probabilità confermerà il voto di Palazzo Madama), destinata a sostituire in gran parte quella varata nella scorsa legislatura dal governo di centrodestra e dall’allora ministro Castelli. La difficile situazione della maggioranza in Senato ha fatto sì che il testo approvato sia frutto di compromessi che hanno lasciato l’amaro in bocca a molti, specie agli avvocati. Ma anche fra i magistrati, che alla fine hanno deciso di revocare lo sciopero già proclamato, non è mancata l’insoddisfazione.
Tuttavia, quello che probabilmente interessa di più il cittadino è sapere quali saranno gli effetti della riforma: migliorerà il rendimento del nostro sistema giudiziario? Dureranno meno le cause? Avremo giudici, e pubblici ministeri, migliori? Non è facile dare risposte definitive a queste domande. La riforma è un insieme di provvedimenti molto complesso e, soprattutto, molto dipenderà da come verrà applicata. Qualcosa si può dire però fin d’ora.

La separazione delle carriere: un finto problema?

Uno dei temi che ha contrapposto di più magistrati e avvocati è stata la cosiddetta separazione delle carriere di giudice e pubblico ministero, con i magistrati ostili o comunque diffidenti, e gli avvocati favorevoli a una separazione radicale che arrivasse magari alla creazione di due corpi distinti. La soluzione è un compromesso: in futuro non dovrebbero più essere possibili i passaggi "porta a porta" del giudice che va a fare il pubblico ministero nello stesso ufficio o viceversa. Sono state, infatti, stabilite incompatibilità regionali, per i passaggi nel settore penale, e provinciali, per quelli che toccano il civile e che sono quindi meno "pericolosi" per l’imparzialità del giudice.
Si è detto spesso che si tratta di un falso problema e che i mali del nostro sistema giudiziario – ad esempio la durata eccessiva dei procedimenti – non dipendono certo dalla separazione. In parte è così. Ma c’è un aspetto che va tenuto in conto: il tema della separazione avvelena da anni i rapporti fra avvocati e magistrati. In queste condizioni, un sistema giudiziario non può funzionare bene. Inoltre, buona parte dei problemi del nostro processo dipende dalla complessità e rigidità delle norme che lo regolano (1), ma senza una maggiore collaborazione fra i suoi protagonisti sarà difficile arrivare a una semplificazione.

Le finte novità

La riforma Mastella mette in pensione il macchinoso sistema di concorsi ideato da Castelli e lo sostituisce con verifiche quadriennali secondo parametri minuziosamente indicati. Che i parametri di riferimento delle valutazioni siano descritti in modo più preciso può forse essere un bene. Della loro efficacia nel garantire magistrati più preparati si può però dubitare. La ragione è che la struttura della valutazione è rimasta sostanzialmente quella del passato: pareri dei consigli giudiziari, da cui gli avvocati sono rimasti esclusi, e decisione finale del Csm. In altre parole, non si è spezzato il circolo vizioso per cui i controllori sono eletti da – e quindi responsabili verso – coloro che debbono controllare. Se a questo si aggiunge che non esistono limiti al numero di "promozioni" economiche che possono essere decise, si può tranquillamente capire che poco o nulla è cambiato rispetto al passato (a parte la necessità di riempire molti fogli di carta in più). Si può scommettere che, con l’eccezione dei casi più gravi, per la stragrande maggioranza dei magistrati la carriera continuerà a essere scandita solo dall’anzianità.

E quelle (forse) vere

In un’organizzazione, quando per qualche ragione non si può fare affidamento sui controlli interni, si cerca di intervenire sul reclutamento. Se è molto difficile sanzionare le cadute di professionalità di chi fa parte del corpo giudiziario, un rimedio almeno parziale è quello di sceglierne con maggior cura i componenti. Qui la riforma prevede effettivamente qualche novità.
La prima è che la partecipazione al concorso richiederà, d’ora in poi, qualcosa di più della semplice laurea in giurisprudenza. Non siamo certo alla situazione di molti paesi, specie anglosassoni, dove il giudice è scelto tra chi ha un’esperienza professionale almeno decennale, ma il passo avanti rispetto al passato c’è. Qualcuno si lamenterà dicendo che così si aumentano i costi per le giovani – e i giovani – che vogliono intraprendere la carriera giudiziaria. È vero: il rimedio non è però rendere il reclutamento più facile ma istituire un serio programma di borse di studio per "i capaci e meritevoli".
L’altra novità importante è la creazione di una Scuola della magistratura con il compito di curare la formazione iniziale e permanente dei magistrati. L’Italia era ormai il solo fra i grandi paesi europei a non avere un’istituzione specializzata nella formazione giudiziaria. Se vogliamo avere magistrati migliori, che emettano sentenze migliori, che siano in grado di organizzare il proprio e l’altrui lavoro in modo migliore, la preparazione universitaria non basta: dobbiamo formarli meglio. In questo, la scuola può svolgere un ruolo cruciale. Certo, che ministero e Csm abbiano fatto a gara per prevalere negli organi di gestione segnala il rischio che alla Scuola non venga concessa l’autonomia necessaria per ben funzionare. Resta che qui sta un elemento di innovazione potenzialmente positivo. Il futuro ci mostrerà presto se verrà sviluppato davvero.



(1) Philip M. Langbroek and Marco Fabri (eds.),"The Right Judge for Each Case" A Study of Case Assignment and Impartiality in Six European Judiciaries, Intersentia, Antwerp, 2007.

Speciale padova, seconda parte

Purtroppo gli impegni pressanti di uqesto scampolo di anno accademico mi hanno impedito di essere più puntuale.
Il lavoro editoriale è davvero incredibile, quando devi fare tuto da solo.
Comunque stasera ho trovato il tempo di caricare il video di introduzione dell'evento.
Metto subito le mani avanti: l'audio è incopmprensibile, mi dispiace.
Il fatto è che con i potenti mezzi che Unife mi mette aq disposizione ancora non ho potuto fare di meglio.

giovedì 19 luglio 2007

Ancora a Rovigo


Quest'anno niente ferie. Il ritardo che ho accumulato nella mia attività di ricerca a causa dell'impegno didattico che è stato quello che è stato mi ha fatto rimanere un po' indietro.
Ho circa 4 articoli avviati che devo chiudere, e una relazione da perfezionare.
E soprattutto il libro! Il libro !
Per questo motivo vado spesso a Rovigo di mattina. La facoltà è vuota, nessuno studente, nessun rumore. Bellissimo, se non fosse un po' troppo caldo.
Solo che ...
Il mattino ha l'oro in bocca ...
Il mattino ha l'oro in bocca ...
Il mattino ha l'oro in bocca ...
Il mattino ha l'oro in bocca ...
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Il mattino ha l'oro in bocca ...
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mercoledì 18 luglio 2007

Un Podcast serio



Oggi ho trminato di editare la mia relazione che ho tenuto al seminario organizzato da Unindustria (cioé ex Confindustria) di Bologna lo scorso mese.
Mi dispiace per il ronzio di fondo, dovuto a un pessimo microfono, ma comunque la mia voce si sente, anche se non so se sia un bene o un male.
Per il resto c'è tutto, e questa volta ho fattop davvero un ottimo lavoro.
Le esercitazioni fatte l'annos coro hanno portato frutto.
Tra l'altro questo è un podcast interessante, per così dire "multimediale": sono incorporate nella traccia audio infatti tutte le slides che ho proiettato, che scorrono a mano a mano che la mia esposizione procede.
E vabbè ... mi avete socperto, le ho inserite nelal timeline e tutto lì.
Avete ragione, forse è banale. però adesso rispondetemi: QUANTI l'hanno fatto a Ferrara prima di me su argomenti di fiscalità internazionale ? Quanti in Emilia Romagna ? Quanti in italia ?
Se la risposta alla prima domanda è un numero < 0 se alla seconda < 10 e alla terza < 30 ho centrato il mio obiettivo.
Ah, lo volete sentire ?
Andate alla home page del mio sito. Un'unica controindicazione: ci vuole iTunes, purtroppo. E questo un po' mi inbarazza. L'encodig è fatto con software proprietario. Vorrei farlo con OGG Vorbis, anzi due anni fa l'ho fatto. Ma non è andata bene.

Quota 2K


E' vero che dopo un po' di tempo non ci si fa più caso, ma il risultato comunque è importante.
Il mio sito ha forato i 2000 contatti, per motivi ancora inspiegabili, sopratutto considerando che in questi mesi i clienti istituzionali (studenti) sono altrove.
Ho festeggiato i 1000 l'inverno swcorso, e ora ho raddoppiato. Picolissima soddisfazione personale.
Ah, visto che ci siete, CLEARED BY UNIFE CENSORS è un modo abbastanza indolore (per voi) per supportare la mia attività.
... Altrimenti va bene lo stesso, tanto non è che cambi più di tanto.
Sono in Università a Rovigo, adesso, anima e cuore sulla C-35/05. Approfitto per ringraziare Giangiacomo D'Angelo che qualche mese fa me l'aveva segnalata. Spero di fare un bel lavoro.

martedì 17 luglio 2007

Troppo caldo ...

Non c'è scampo, bisogna che torni a scrivere ancora in tema di mobilità societaria per fissare una serie di idee che mi navigano per la testa, molte delle quali assolutamente balzane. Grazie al cielo.
L'altro giorno riflettevo sempre con la dott.ssa Tamburini su una questione alla quale non avevo mia pensato: un'ipotesi di realizzo di plusvalenze latenti in capo a una stabile organizzazione non residente determina reddito imponibile anche in Italia?
L'esempio non era proprio questo, e messe così le cose la risposta forse più ragionevole sembrerebbe essere no.
E va bene l'esempio era questo.
Una società estera trasferisce la propria sede in Italia durante l'esercizio contabile X e quindi periodo d'imposta X.
L'uscita dal suo stato determina emersione di plusvalenze latenti, realizzo a valore normale. Quella plusvalenza è "tassata" anche in Italia, visto che nello stesso periodo d'imposta la società risulterà essere fiscalmente in Italia (perché magari il trasferimento di sede ha avuto luogo a maggio?).
E in questo caso, dobbiamo essere pronti a riconoscere un credito d'imposta per il tributo pagato all'estero su quella plusvalenza ?
... cribbio ! Mentre scrivo sono sull'Eurostar delle 7.32 da Rovigo a Ferrara, è il 17 luglio, sto arrivando a Ferrara e fuori c'è una nebbia della madonna !!!
Il bello è che devo arrivare a Bologna, il brutto è che il telegiornale questa mattina ha annunciato oggi come una delle giornate più calde dell'anno.
Ci sarà da sudare, e chissà quanta gente uscirà fuori di testa. Beh, almeno io sono partito con il piede giusto.
Scherzi a parte. Dipende da come noi intendiamo il realizzo nel paese estero. Credo che l'Italia quando impone di calcolare il reddito estero lo faccia sulla base di regole straniere con i massimali di cui al nostro 165.
Il Po ... vibra tutto ...
passato ...
... allora dicevo, se è così, quel fatto di gestione (emersione di plusvalenza ope legis) è rilevante anche per noi, anche poi per il fatto che in base alo stesso articolo sopra citato, in condizione di reciprocità la stessa plusvalenza sarebbe stata tassata anche in Italia.
Ma come trattiamo quel reddito in Italia? Cioè da cosa deriva ? Plusvalenza isolata? da stabile organizzazione ? E fa differenza ?
Calma e gesso.
Questo apre un altro problema non da poco, e cioè quello che consiste nel valutare se una società che prima risiedeva in un paese e poi in corso d'anno (prima di metà anno) passi a un altro paese, si può dire che abbia mantenuto nell'altro paese una S.O. per i primi mesi in cui c'è stata?
Per me sì, chiaro che le circostanze del caso pesano, ma tendenzialmente sì.
Se così è, e la società che si trasferisce lascia traccia d sé, allora la plusvalenza da realizzo "virtuale" è plusvalenza da stabile organizzazione. O almeno può esserlo.
Con il che ci si riporta alla questione di partenza, ma almeno in un binario più tradizionale.
Con vinto ?
Mica tanto, sono convinto di poter sostenere, con un ragionevole grado di approssimazione anche il contrario.
Ma il bello dell'Università è anche questo.

In questi giorni mi sono imbattuto in alcune decisioni di un giudice civile togato (anzi due) della mia città, Forlì, e ho letto cose da far accapponare la pelle.
Tipo esecuzioni in forma specifica (con ordinanza) di contratti risolti dalla stessa parte qualche mese prima. E poi mi fermo ...
Dico, almeno noi facciamo meno danno, e se sbagliamo lo riconosciamo, chiediamo scusa e ripartiamo.
Viva l'Università (o quello che ne resta).

lunedì 16 luglio 2007

Fine dei lavori

Oggi ho sostanzialmente finito i lavori a Ferrara.
Ho chiuso l'ultima pratica erasmus pendente (studentessa Erasmus di ritorno dalla Robert Schumann di Strasburgo), ho depositato lòe chiavi della foresteria alla Falciola, ho verbalizzato gli ultimi esami.
Basta.
Ci rivediamo dopo l'estate, ma resterò in contatto sul Blog.

sabato 14 luglio 2007

L'incredibile superficialità di aclune ricerche

Quando preparai la tesi di laurea io correva l'anno del signore 1997. Internet era agli albori, google non si sapeva neanche cosa fosse (o quasi) e di motori di ricerca neppure.
Io ero in rete da quasi due anni (1996) ma andavo con un sublime modem analogico da 28.800 kbps ... e mi pareva d volare, usavo netscape navigator, ma mi dilettavo anche con Internet explorer 2.0.
Le ricerche per la mia tesi le ho fatte in un momento di passaggio, quindi.
In parte come le hanno fatto intere generazioni di giuristi prima di me, in parte su banche dati.
Tralasciando una fregatura che subii da quello che ai tempi era il responsabile informatico del Dipartimento per questo tipo di ricerche (mi fece pagare 70.000 lire per una ricerca su banche dati d'ateneo ...), posso dire ora che mi ci dedicai con particolare attenzione.
Passai a uno a uno tutti i numeri di tutte le riviste di diritto tributario presenti al Dipartimento Cicu negli ultimi sette anni (in alcuni casi andai anche più indietro).
E' per questo che oggi quando vedo studenti che non hanno voglia mezza di fare questo tipo di lavoro o che a colloquio mi dicono candidamente "ho cercato, ma su questo argomento non ho davvero trovato niente" quando io so benissimo che ci sono stati validi contributi dottrinali o, più spesso, giurisprudenziali, mi viene male.
Mi è capitato anche la settimana scorsa.
Io che volete che vi dica? Di discutere non ne ho più voglia. Lo faccio presente ... e d'ora in poi prenderò le mie contromisure.

mercoledì 11 luglio 2007

La via della seta

Sono riuscito ad ottenere dall'Ateneo altri 2500 euro per garantire a uno studente la possibilità di andare a preparare la sua tesi di laurea in Cina, a Pechino.
La tesi dovrà essere di diritto tributario o di diritto tributario internazionale, e la trasferta dovrà essere effettuata entro il dicembre 2008.
Che volte che vi dica? A Zambelli ero riuscto a dare 2700 euro ... e quest'anno c'erano a disposizione 11.000 euro in più rispetto all'anno scorso da spartire fra le diverse facoltà. Visto come va, è un miracolo che me li abbiano dati ...
Pensateci su.

Pensieri sciolti in un pomeriggio di luglio


Oggi ragionavo con una mia studentessa in merito alla mobilità delle società all'interno dell'Ue, e in particolare all'applicazione dell'italico 166, che purtroppo per chi mi legge non ha niente a che fare con l'Alfa Romeo.
La norma impone il realizzo a valore normale delle plusvalenze latenti in capo a stabli organizzazioni estere, in ogni caso, della società che abbandona l'Italia. Anche nel caso in cui qui in Italia resti una stabile organizzazione. La riflessione è terminata con un'altra mia eresia in merito alla possibilità dello stato della fonte di poter considerare come evento realizzativo una fattispecie di trasferimento estero.
In questo senso (ma preciso che si è trattato di una provocazione teorica !!!): se una società abbandona l'Italia, e questa società ha una stabile organizzazione in Croazia, la Croazia potrebbe fare assurgere questo fatto come presupposto d'imposta e tassare anch'essa le plusvalenze latenti sugli assets del suo territorio ?
Claro che no, a regime vigente.
E se il trasferimento della sede all'estero nel caso di specie (ovviamente non si tratta dell'italia) desse luogo a un fenomeno estintivo successorio, con il venir meno della persona giuridica proprietaria dei beni? Siamo sicuri che la stessa risposta possa essere sostenuta.
Secondo me sì, ma non con la stessa forza. E sto dalla parte del sicuro dicendo questo, ossia mantengo una posizione ortodossa.
Ancora da ultimo, che effetto ha il realizzo a valore normale sugli assets del paese in cui solo collocati ?
Mi spiego, se anziché essere in Croazia (ipotesi di scuola) il tutto avvine fra una scoietà Belga e una stabile organizzazione in Olanda (caso frequente) allora la società che esce dal Belgio e se ne va in Francia paga imposta sulle plusvalenze latenti sulla sua stabile organizzazione olandese (sempre ipotizzando per assurdo che il regime fiscale belga sia pari a quello italiano) ... ma per l'ordinamento fiscale olandese questa operazione è del tutto irrilevante.
O no?
Io credo di sì, ma se così è, a livello aggregato si realizza una potenziale ben strana doppia imposizione. Quando la stabile organizzazione venderà alcuni degli assets immobiliari che le sono pertinenti, ad esempio, calcolerà la plusvalenza come differenza fra il corrispettivo percepito e il valore d'acquisto (oltre ad eventuali ammortamenti, etc ...)e non come differenza fra valore d'acquisto e valore normale al momento del trasferimento della sede all'estero. Oppure no? E in quel caso, comunque, la società ora francese potrebbe pretendere un credito d'imposta per l'imposta pagata sotto forma di exit tax sul realizzo a valore normale del bene quando poi quel valore viene realizzato a fronte di una effettiva cessione ?
Fico vero? Su queste cose mi piacerebbe lavorare, se non dovessi passare i miei giorni in una facoltà che (per ordine del Ministero, a quanto pare) nutre per la mia materia lo stesso rispetto che l'ispettore Drebin ha per la Regina Elisabetta II.

martedì 10 luglio 2007

Con un po' di tristezza


La settimana scorsa il Consiglio di Facoltà di giurisprudenza è stato costretto a rimodulare il piano di studi delle lauree triennali in servizi giuridici.
L'operazione è stata resa necessaria da una decisione ministeriale di limitare a 20 il numero massimo di esami che gli studenti devono sostenere.
Da un certo punto di vista l'ho trovata una decisione giusta: fra crediti, creditini, prove diagonali / trasversali, compentenze varie il percorso di studi degli studenti in giurisprudenza sembrava la strada della morte che da Baghdad porta all'aeroporto internazionale.
Bene.
Purtroppo a farne le spese è stata, soprattutto, la mia materia.
Quando il nuovo piano di studi andrà a regime, tributario non si insegnerà più al triennio.
Amen.
Il che mi rende triste perché, anche se sono di parte credo che la materia che provo ad insegnare una qualche utilità ce l'abbia.
Soprattutto in un mondo in cui la priorità del laureato in giurisprudenza non è qulla di acquisire un metodo, ma di trovare un lavoro, è triste ma è così.
Il che è doppiamente triste perché in tutti questi anni, grazie suprattutto al supporto di tutti gli studenti che hanno seguito i miei corsi, ho sempre avuto dei feedback oltremodo positivi (come qualità della didattica mi sono sempre collocato o al primo o al secondo posto dei corsi ove diritto tributario è stato insegnato).
Quindi spiegare cose utili in un modo utile è del tuto inutile.
C'è sempre da imparare, ragazzi !!!
Io la mia lezione l'ho imparata, dall'anno prossimo cambierò registro. Tanto ... non cambia niente.

lunedì 9 luglio 2007

Una scomoda verità


Cos'è quell'oggetto raffigurato nella foto postata insieme a questi appunti ?
Esatto, tutto quello che resta(va) della mia bicicletta. La seconda che avevo portato a Ferrara dopo che la mia prima (a dir la verità era di mia madre) mi era stata sottratta qualche mese fa (quasi un anno) da uno sconosciuto in evidente stato di necessità (almeno spero) dal parcheggio interno del Dipartimento di scienze giuridiche.
Si vede che l'esperienza non mi è bastata.
Abituato ormai a diffidare della Facoltà di legge e dei suoi annessi e connessi, pensavo che un posto decisamente più sicuro sarebbe stato il posteggio della stazione treni. Così è stato per parecchi mesi.
Poi un paio di settimane fa, di ritorno con il Professore dalla Facoltà, ho posteggiato la bici in una delle rastrelliere che sono posizionate lungo il vialetto alberato che dalla stazione porta in direzione centro città (non conosco le strade di Forlì e ci ho abitato per 30 anni, potrò non conoscere quelle di Ferrara?).
In pratica un invito a sottrarre, ho scoperto poi.
Morale: dopo quattro giorni non c'era più. Il super -lucchetto, comprato dopo la scottatura della volta scorsa era stato fatto saltare (a colpi di scalpello direi, o di altro oggetto contundente, non certo di una sega.
Fine della storia?
Questa volta no.
DI ritorno dalla facoltà, umiliato e offeso, mi sono messo a girovagare nella zona antistante le stazione, sempre vicino all'orrido "grattacielo" (potenzialmente altro grossissimo errore, mi hanno poi detto, ma era di pomeriggio) e ... l'ho ritrovata.
A dire il vero, era lontana una decina di metri da dove me l'avevano rubata.
Nascosta dietro a un albero.
La ruota dietro distrutta.
IL telaio sporco (roba nera, sembra deposito di gas di scarico).
La catena caduta.
Ma c'era, era lei.
Insomma: l'ho riportata a un negozio che ripara le biciclette (quello nuovo vicino alle mura: NON ANDATE AL NEGOZIO VICINO ALLA STAZIONE, sono stati un po' disonesti con me) e con soli 6 euro me l'hanno rimessa in piena operatività.
Ho poi provveduto a comprare un nuovo lucchetto che vi farò vedere la prossima volta per tenerla al sicuro.
Resta però un dubbio: chi si prende la briga di forzare un lucchetto mica da poco per poi mollare la bici lì poco distante?
Forse un intervento delle forze dell'ordine li ha fatti desistere?
Ma allora perché la bici era semi - distrutta quando l'ho recuperata?
Forse un avvertimento trasversale ?
Ma cribbio, siamo a Ferrara, mica a Scampia.
Uno studente deluso?
Ma perché prendersela con la bici se se la può prendere con me?
Forse solo dei vandali ?
Mah, comunque sia, si tratta di una verità piuttosto scomoda, non trovate (e Al Gore non c'entra niente ...).

venerdì 6 luglio 2007

Speciale Padova, prima parte

Padova, 2007

L'avevo promesso a un mio amico e l'ho fatto.
Comincia lo speciale dedicato al convegno di Padova del mese scorso. Qui trovate alcune delle foto rubate durante il convegno stesso: i relatori, i partecipanti ...e un simpatico fuori programma (per la verità molto consueto in quella provincia) di una festa di laurea organizzata per le strade della città.

Questo post è stato modificato in data 12 luglio 2007 per soddisfare le esigenze di un mio amico. Allo stesso modo sono state modificate le foto ad alternato il loro ordine di esposizione.

Lauree a Rovigo


Ieri sono stato in lauree a rovigo. Ho avuto così il piacere di vedere pr la prima volta l'accademia dei concordi, in Piazza Vittorio Emanuele.
Le lauree sono state celebrate nella sala degli arazzi, il perché del nome è giustificato dalle foto che vi mostro, e la cui qualità in pixels non rende giustizia della bellezza.
Il personale è stato gentile e disponibile: spero di poterci tornare presto.

martedì 3 luglio 2007

Un omaggio al Prof. Di Pietro


Domani il Prof. Di Pietro sarà impegnato in una trasferta fra Rovigo (di mattina) e Ferrara (nel pomeriggio) pr ragioni di tesi.
Si tratta di una trasferta particolarmente intensa che ci rende particolarmnte felici, soprattuto pr l'impegno su Rovigo, dao che Professore sottarrrà tempo prezioso alla preparazione del suo intervento per il Convegno di Genova.
A domani!!!

lunedì 2 luglio 2007

Un omaggio ad Andrea Mondini


In attesa di dedicargli una intera retrospettiva sottopongo agli accaniti letori di questo Blog (?) l'ultima creazione di Andrea Mondini.
Egli già è varie cose, ricercatore di diritto tributario, pubblicista, docente, avvocato iscritto all'albo speciale, fluente in 7 lingue europee (inclusi il dialetto bolognese altre tre lingue che solo lui sa parlare e capire).

L'avete già conosciuto in questo Blog per i video dedicati ai suoi interventi in Ferrara e all'intervista che gli è stata realizzata da un mio collaboratore pr le strade di bologna in un caldo pomeriggio dell'aprile scorso.
Ora ha acquisto una maestria significativa anche nell'uso di photoshop ed altri programmi per l'editing grafico. Sta realizzando una serie di locandine per la scuola europea di alti studi tributari di pregio niente affatto comune.
Sia d'esempio questa preaprata per una riunione di dottorato della settimana prossima.
Sapete che vi dico? Io ci andrò solo per lui.