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martedì 12 giugno 2007

Di getto ...

Ho appena terminato di scrivere qualche riga sul problema, a me caro della mobilità societaria in ingresso in Italia.
Ecco qui.
Ci sono valutazione in meritro alla legislazione olandese che sono frutto di un hearsay, quindi sulla loro attendibilità non posso giurare.


In merito alle osservazioni svolte sull'ingresso delle società in Italia si riporta quanto segue:

A) Il riconoscimento di un credito d'imposta ex 165 postula, tra l'altro, l'insistenza sullo stesso reddito, nello stesso periodo d'imposta di due pretese tributarie sostanzialmente analoghe. Nel caso di specie l'Italia dovrebbe riconoscere un credito d'imposta per una plusvalenza tassata all'estero a fronte di una fattispecie realizzativa che si riferisce a un periodo d'imposta sostanzialmente pregresso (dal momento che prima dell'arrivo in Italia la società non è residente, non ha redditi imponibili e quindi non può essere inserita in una sequenza di periodi d'imposta anche nella continuità commercialistica dell'ente.
La soluzione prospettata è comunque, astrattamente percorribile da questo punto di vita ma solo riconoscendo iun credito d'imposta, in parte qua, nel momento in cui il cespite sarà poi ceduto in Italia e con una plusvalenza calcolata sottraendo dal valore di realizzo il costo storico.

B) La situazione attuale è effettivamente è complessa, in uno dei pochi richiami che ho verificato (PIAZZA, Guida alla fiscalità internazionale, Milano, 2004, p. 1230) gli autori propendono per un riconoscimento dei cespiti della società che "entra" in Italia" a valori di mercato, e non al costo storico (in questo senso anche il Consiglio nazionale del Notariato che si è espresso con o studio 51/2001/T le cui considerazioni possono essere assolutamente condivise). Naturalmente nel caso in cui al trasferimento della società segua una estinzione della stessa nel paese estero.

C) Il problema potrebbe complicarsi nel caso in cui la società trasferisca la sede in Italia ma mantenga all'estero una stabile organizzazione. In questo caso, in genere non consegue una fattispecie realizzativa degli assets che insistono all'estero sulla stessa stabile organizzazione (un po' come prevede la regola italiana). Più precisamente le questioni emergono se lo stato estero associa al trasferimento sic et simpliciter una fattispecie di realizzo. In questa situazione, sulla base della clausola di reciprocità che assiste già adesso il 165 il riconoscimento di un credito d'imposta sarebbe quantomeno improbabile. Ne consegue che l'opportunità di riconoscere il credito deriverebbe dal vantaggio, assolutamente da pesare in base alla discrezionalità di politica fiscale, nel rendere il sistema più captive nei confronti di soggetti esteri.

D) Per quanto concerne l'Olanda si dubita della valutazione a costo storico degli asset importati nel paese, tanto che il riconoscimento a valore normale degli stessi in uscita (exit tax) era giustificato dal punto di vista comunitario proprio con la disponibilità olandese ad accettare un maggior costo del cespite incluso.

Per quanto concerne le riflessioni in merito al trasferimento della sede all'estero si rileva certamente l'opportunità di tener conto del precedente Lasteyrie, pur sempre nel limiti soggettivi cui fa riferimento la giurisprudenza comunitaria, e quindi in merito alla mobilità delle persone fisiche e con le precisazioni offerte dalla corte. Ne consegue che anche per l'Italia, mutatis mutandis, vale quanto visto per l'Olanda. Il realizzo a valore normale in caso d'uscita del soggetto societario dallo Stato trova il simmetrico opposto nell'ingresso, ancora a valore normale - di mercato dei cespiti quando il soggetto societario arriva in Italia dall'estero.

bibliografia
Circ. 9/E 17 gennaio 2006
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