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giovedì 22 marzo 2007

Piccoli appunti dalla lezione del dott. Mondini

Andrea Mondini ha finito qualche ora fa la sua lezione. E' stato un secondo, grande successo del quale sono particolarmente fiero. Tenere "incollati" al banco più di una dozzina di stranieri, per lo più erasmus, in un esame faoltaivo, appena attivato, senza tradizione e senza che la presenza al corso attribuisca bonus o prebende speciali è senz'altro una cosa positiva. Un a priva di maturità.
Da parte di tutti.
Come sempre, qui ricopio gli appunti che ho preso con il mio MAC. Vi ricordate i disclaimer che avevo inserito per la lezione del Prof. Pistone? Sì ? Bene, valgono anche per questo post. Domani, con un po' più di banda a disposizione e soprattutto di voglia, dovrei essere in grado anche dio caricare il clip video della lezione. per adesso basta lo scritto.

Si parla di proporzionalità soprattutto per parlare di norme, criterio di legittimità delle norme.
C’ è proporzionalità “da mezzo a fine”. È concetto di relazione, nella forma che assume negli stati europei si compone di tre sottoprincipi fondamentali:
• Adeguatezza
• Necessità
• Proporzionalità in senso stretto
Di deve scegliere un mezzo che risulti adeguato a raggiungere la finalità.
Gli strumenti previsti nella noma devono essere adeguati / congruenti rispetto al risultato da raggiungere.
C’è dunque un rapporto di strumentalità
Se la misura è inadeguata, allora non supera il primo step, sicuramente è illegittima.
Secondo step:se per raggiungere lo scopo si deve sacrificare un altro interesse.
Es. se per tutelare la privacy limiti i mezzi di informazione si comprime il diritto all’informazione.
Prima del giudizio di prevalenza di comparano i MEZZI previsti per l’obiettivo da perseguire.
La misura dev essere adeguata in sé, e poi se ne valga la pena di sacrificare il diritto / interesse antagonista.
In pratica l’obiettivo è il massimo risultato con il minimo sforzo.
Non basta. Se pure la misura è adeguata e incide POCO sull’altro interesse (sacrificio minore), ciononostante si deve fare un bilanciamento complessivo dei diversi interessi in gioco.
La misura in fin dei conti potrebbe essere sproporzionata perché il gioco non vale la candela. L’analisi costi benefici resta pur sempre negativa.
L’ultimo passaggio funziona solo se nell’ordinamento c’è una gerarchia di valori ben definita.
Il sacrificio di un interesse non deve eccedere rispetto all’equilibrio in senso stretto.
La proporzionalità è principio comunitario insieme alla sussidiarietà formalizzato nel trattato.
Serve per valutare la legittimità degli atti delle istituzioni comunitarie.
La comunità interviene se e solo se quell’intervento della comunità è assolutamente necessario per realizzare gli scopi del trattato.
Diventa un criterio per stabilire i due rapporti di governo.
È anche parametro di legittimità per giudicare come gli stati membri attuano il diritto comunitario (se è attuato correttamente) e anche se quando gli stati membri devono / vogliono derogare al diritto comunitario, lo possano fare legittimamente.
Nell’Iva gli stati possono in parte distaccarsi dai principi comuni, ma lo devono fare con proporzionalità.
La comunità non è federale. È un ordinamento senza stato. Un unicum nelle esperienze internazionali.
Alla CGCE tende a far prevalere il diritto comunitario. La CGCE non interessa fare un bilanciamento fra interessi degli stati e diritto comunitario.
Alla fine la valutazione della CGCE è sempre a senso unico.
Mentre nelle esperienze federali si deve garantire l’unità dell’ordinamento … qui gli interessi sono distinti, non ci può essere integrazione perché i contesti di provenienza degli interessi sono altrettanto distinti.
Non c’è (ci potrebbe essere ma ancora non c’è …) una vera e propria costituzione europea per tutti gli stati membri.
CGCE quindi fa prevalere il diritto comunitario.
IVA è l’unico tributo sostanzialmente armonizzato a livello europeo.
Trattato: per poter far funzionare un mercato unico è necessario avere alcuni tributi statali regolasti in maniera uniforme, di modo che l’applicazione di quei tributi indiretti. L’applicazione di tributi diversi non deve portare a distorsioni di concorrenza.
Si è partiti dai tributi indiretti perché sono quelli che si applicano agli scambi commerciali.
La loro divergenza potrebbe portare a distorsioni commerciali.
Potrebbe non esserci una parità fra partners europei nella comunità.
C’è un modello di disciplina comune. Il modello è comune.
Nel testo della direttiva manca ogni riferimento a procedimenti di accertamento, controllo, sanzione.
L’altro aspetto di importanza: le direttive non sono direttamente applicabili agli stati membri, ma la CGCE dice che se le direttive attribuiscono ai cittadini UE dei diritti verso poteri pubblici e queste direttive non sono state attuate o formalmente sì senza che di fatto non trovino adeguata / effettiva applicazione … allora quella direttiva se contiene disposizioni sufficientemente dettagliate e precise può essere direttamente invocata davanti ai giudici di quello stato, e il giudice dovrà applicare la direttiva e disapplicare la fonte antagonista in conflitto
IVA è tributo neutrale.
Neutralità …
IVA imposta sul consumo. Attraverso l’Iva si cerca di sottoporre a imposizione il consumo di determinati beni o servizi.
Es. posso stabilire che il presupposto d’imposta sia l’immissione al consumo.
Si è immaginato un tributo che trovi applicazione a ogni fase del processo di commercializzazione dei beni o servizi: problema: trovare il modo che non si applichi a se stesso. Perchè se a ogni cessione del bene pago l’imposta. Si deve evitare che l’applicazione dell’Iva comporti una crescita del carico fiscale. In questa catena il rischio è che l’imposta vari a seconda della lunghezza del ciclo produttivo. Più lungo è il ciclo, più il tributo aumenta.
L’imposta è neutrale nella misura in cui la sua incidenza al momento dell’immissione in consumo non rileva a seconda della lunghezza della catena di commercializzazione o di lavorazione.
La catena Iva nel suo complesso può essere vista come una anticipazione dell’incidenza del tributo nei confronti del consumatore finale.
Alla fine l’imposta viene a gravare sul consumatore finale. Il vantaggio è che non si deve aspettare che il bene arrivi al consumatore finale affinché il tributo venga riscosso. Economicamente l’imposta arriva al punto definitivo solo quando si arriva al consumatore finale.
Consumatore finale non ha diritto di detrazione né dovere di rivalsa.
Detrazione e rivalsa sono i due pilastri su cui poggia la neutralità dell’Iva.
Neutralità è garantita solo se c’è corrispondenza fra rivalsa e detrazione.
Armonizzazione e proporzionalità.
Lo stesso strumento dell’armonizzazione è espressione di un’esigenza di proporzionalità.
Tutto quello che prevede la direttiva … non tutte le operazioni sono imponibili. Se ci sono operazioni esenti questo porta a una limitazione del diritto alla detrazione.
Il modello deve essere proporzionale e parametrato all’instaurazione di un mercato comune … e a un’imposizione efficace.
Gli Stati devo attuare la direttiva: in modo neutro, e con il presupposto che incida sul consumo.
Gli stati devono usare strumenti adeguati e proporzionali ai propri fini.
Il modello Iva della direttiva è in parte direttamente applicabile. Il diritto alla detrazione è un diritto immediatamente invocabile davanti agli stati nazionali.
Se lo stato rendesse più difficile la detrazione, i contribuenti potrebbero invocare il diritto DIRETTAMENTE davanti ai giudici nazionali perché per la CGCE il diritto può essere immediatamente azionato.
In molti casi la trasposizione della direttiva da parte del legislatore nazionale può non essere ottimali. In altri casi il contenuto della direttiva può essere flessibile.
C’è margine di manovra discrezionalità. A volte ampio, a volte già predeterminato all’interno della direttiva.
Es. le condizioni di esenzione sono rimesse alla scelta degli stati membri, anche se sono fissate dal legislatore UE.
Altrove sono previste deroghe. Espressione di esigenza di proporzionalità, tutte le deroghe ammissibili sono espressione di proporzionalità.
Si parla di ARMONIZZAZIONE NON DI UNIFORMIZZAZIONE DEL DIRITTO.
La nozione stessa di armonizzazione reca in sé la possibilità di uno scostamento.
L’imposta è proporzionale al prezzo in ogni stato di commercializzazione (anche qui c’è richiamo alla proporzionalità).
C’è stretta correlazione fra detrazione e imponibilità.
Se rivendo un bene dopo aver subito rivalsa, allora c’è diritto alla detrazione.
È sempre necessaria inerenza all’impresa e riferibilità ad operazioni che sono imponibili.
In questo senso continua a trovare applicazione il principio di proporzionalità.
Tutte le norme che alterano la neutralità potrebbero essere per ciò solo sproporzionate. Ma ci sono sacche di non neutralità previste e tollerate dalla direttiva.
Gli stati potrebbero andare oltre perché il meccanismo di funzionamento del tributo può dare luogo a comportamenti di tipo evasivo o elusivo.
Es. il diritto alla detrazione: di esso si può abusare.
In tutta la direttiva Iva c’è una costante: applicazione dell’imposta E contrasto all’evasione / frode / abuso.
L’interesse fiscale è elemento che può derogare al modello standard dell’imposta che deroga alla neutralità. Deve essere una deroga proporzionale.
Evitare di comprimere un diritto per evitare di ledere un interesse dell’ordinamento comunitario.
Il problema è vedere fino a che punto l’interesse fiscale può piegare un modello comunitario dal punto di vista procedimentale.
Casistica:
Base imponibile e diritto di detrazione.
In molti casi gli Stati (per minimizzare l’erosione / sottrazione dell’imponibile) per evitare la manipolazione dei prezzo molti stati introducono meccanismi con i quali sostituiscono il prezzo con basi imponibili minime / legali. (una specie di “minimum taxable base”).
Questo può costituire una deroga. L’imponibile non può essere inferiore al valore di mercato.
… O non può essere inferiore al valore d’acquisto …
Per evitare simulazioni delle parti. In tutti i casi la CGCE interviene.
Le deroghe devono passare attraverso (salvo ammissione della deroga espressa) una specifica procedura: presentare istanza alla Commissione al Consiglio che all’unanimità autorizza una deroga alla Direttiva dopo una valutazione nel merito e di proporzionalità della misura.
Utile contrastare l’evasione fiscale ma si devono valutare anche gli strumenti per farlo.
Altrimenti al deroga è nulla, invalida, illegittima, quindi non può trovare applicazione. Cfr. art. 394 - 395 della Direttiva che prevede questo tipo di possibilità.
Però ci può essere misura derogatoria autorizzata che però NON è proporzionata!
Perché eccede lo scopo di evasione / contrasto, e la stessa autorizzazione del Consiglio è sproporzionata!
Sulla base di questo la CGCE si pronuncia.
Sulla base di questo se gli Stati adottano deroghe sproporzionate allora le norme nazionali sono sproporzionate e quindi illegittime dal punto di vista comunitario.
Es. c’è divieto di introdurre BASI IMPONIBILI MINIME O FORFETIZZATE.
Es. i Paesi bassi avevano delle rettifiche iuris et de iure, senza eccezioni di sorta.
Non si possono adottare presunzioni assolute.
Si arriva a questo risultato passando per la proporzionalità … lo stesso risultato cui giunge la corte costituzionale italiana applicando il principio di ragionevolezza.
Il criterio di valore di mercato è considerato dalla direttiva comunitaria una alternativa ADEGAUTA, IDONEA E PROPORZIONATA rispetto al corrispettivo (perché magari non c’è).
Qui è il valore di mercato che deve essere preso in considerazione.
Il legislatore non può introdurre norme che disattendano in modo sistematico anche il criterio del valore di mercato C-63/96. Qui è sproporzionata perché a fronte di un rapporto qualificato fra le parti adottava come base imponibile i COSTI sostenuti per l’acquisto dei beni … anche se il corrispettivo pattuito era uguale al valore di mercato.
La proporzionalità in questo senso diventa un vero e proprio criterio di interpretazione della Direttiva.
Materia delle detrazioni: settore complicato.
In molti casi gli stati adottano limiti al diritto di detrazione per beni / servizi per i quali è probabile che vi sia un utilizzo promiscuo (privati – impresa) come ad esempio gli autoveicoli.
Nessuna norma della Direttiva IVA autorizza gli stati ad adottare misure di in detraibilità assolute dell’IVA, la possibilità non è mai stata utilizzata.
Le modalità di esercizio del diritto di detrazione non sono le stesse in tutti gli ordinamenti, anche se il diritto lo è.
Dalla proporzionalità all’effettività.
Il diritto deve essere effettivo, sicuro, certo nel suo esercizio.
Non deve essere eccessivamente difficile nel suo esercizio.
La materia delle misure cautelari epr evitare un esercizio presuntivamente abusivo di un diritto comunitario non è materia che deve essere autorizzata perché riguarda la riscossione che è fuori dall’armonizzazione. Gli stati devono rispettare il principio di proporzionalità comunque, deve perseguire i suoi interessi senza arrecare anno (o il minore possibile) ai principi del sistema dell’Iva. L’automatismo Non era necessario perché in belgio esistevano già altre misure che permettevano di raggiungere comunque quello scopo.
La CGCE sembra dire: visto che c’è un sistema dell’Iva, le altre parti dei diritti nazionali (es. procedimenti) devono avere una posizione servente rispetto a questo sistema.
Il sistema non deve essere contrastato, ma al limite implementato.
Es. nell’ordinamento italiano non esistono norme generali sul procedimento tributario (ogni imposta fa storia a sé).
Ci sono stati però che hanno leggi generali sul procedimento. Se uno Stato deve adattare una disciplina all’Iva, ma la legge procedimentale vale per tutti, allora la deroga pensata per l’Iva deve estendersi a tutti i tributi.
Quindi la CGCE ha una incidenza che spesso la Corte costituzionale può non avere.
Un accenno: ci sono cause in progress davanti alla CGCE che riguardano frodi carosello.
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